Recensione 6 giorni sulla terra (2011)

Non fantascienza ma "realscienza", secondo le parole del regista Varo Venturi, che ha scritto e diretto il film con l'idea di mostrare quella che, a suo avviso, sarebbe la realtà che si cela dietro le tante testimonianze (vere o presunte) di rapimenti alieni.

Suggestioni alienanti

Davide Piso è un ricercatore universitario che da anni si occupa del tema dei rapimenti alieni. Tra lo scetticismo e l'aperta ostilità del mondo accademico, lo scienziato ha raccolto moltissime testimonianze sul tema, grazie a una particolare tecnica ipnotica che lo ha condotto a una rivoluzionaria teoria: dopo il rapimento, gli extraterrestri impianterebbero la propria personalità nel cervello del rapito (addotto) nutrendosi e arrivando gradualmente a controllare la sua energia vitale, quella che noi chiamiamo anima. Questa pratica, utilizzata dagli extraterrestri da millenni, avrebbe lo scopo di indebolire gradualmente la capacità di resistenza umana e realizzare infine quell'"incarnazione definitiva" che sancirebbe il dominio assoluto della razza aliena sulla Terra. Quando Davide si imbatte in Saturnia, studentessa che sostiene di essere stata addotta anni prima, tenta di ipnotizzare la ragazza ma qualcosa va storto; l'entità aliena, particolarmente potente, prende totalmente il controllo del corpo della giovane. Inoltre, Saturnia è figlia di una famiglia aristocratica che nasconde molti segreti; i genitori, evidentemente a conoscenza della condizione della ragazza, vogliono riaverla indietro e rivogliono anche l'"ospite" che la abita...

La science fiction è un genere che, per le più svariate ragioni, non ha mai attecchito nel nostro paese; qualsiasi tentativo in tal senso va quindi guardato col giusto interesse. Sta di fatto che questo 6 giorni sulla terra, almeno nelle intenzioni del regista Varo Venturi, non voleva essere essere propriamente un film di fantascienza, ma, per usare le parole dello stesso regista, un'opera di "realscienza": convinto assertore della teoria delle abductions extraterrestri, ispirandosi ai lavori del professor Corrado Malanga (esperto sul tema) Venturi ha scritto e diretto il film con l'idea di mostrare quella che, a suo avviso, sarebbe la realtà che si cela dietro le tante testimonianze (vere o presunte) di rapimenti alieni; sostenendo nel contempo con forza quelle teorie del complotto che da ormai molti anni sono corollario alle tesi degli ufologi, secondo le quali una cospirazione globale starebbe nascondendo, da tempo, la presenza e l'integrazione delle razze extraterrestri nella nostra società. Compito del critico cinematografico non è comunque quello di prendere posizione sull'argomento, su cui ognuno dispone di tutti gli strumenti per farsi una propria idea; se ci si limita a valutare serenamente l'opera (che vale a prescindere dalle intenzioni del suo autore) non si può che parlare di un film di fantascienza a tutti gli effetti, che del genere ha i ritmi e i meccanismi narrativi.
Il carattere low-budget dell'intera operazione non si traduce, per fortuna, nel look sciatto che abbiamo visto in analoghi tentativi: la fotografia si rivela invero abbastanza curata e, saturando spesso i toni, riesce a donare all'immagine quell'aspetto, tra il cupo e l'onirico, che aiuta la suggestione di molte sequenze. Nonostante qualche problema tecnico derivato da un mixaggio audio non sempre gestito al meglio, si nota lo sforzo dei realizzatori di portare nelle sale un prodotto ben confezionato, a dispetto delle difficoltà produttive. Quello che tuttavia lascia un po' perplessi è una certa confusione narrativa, una sceneggiatura che da una parte sembra parlare un po' troppo il linguaggio degli iniziati (il narrativamente necessario scetticismo di fronte a fatti - in sé - straordinari non trova praticamente spazio in personaggi che sembrano accettare l'incredibile con assoluta naturalezza) e dall'altra mescola un po' disinvoltamente le suggestioni stile X-Files, accenni di horror psicologico e il tema delle possessioni demoniache, rischiando di perdere il centro del tutto e di lasciare un po' confuso lo spettatore che si aspettava, semplicemente, un'opera di fiction con uno sviluppo narrativo chiaro. Un appunto che pure si potrebbe muovere a una regia comunque discreta (che gestisce anche bene le sequenze d'azione) è l'aver scelto un registro a tratti troppo esplicito, specie nelle sequenze iniziali: la forma delle creature extraterrestri sarebbe stato meglio suggerirla soltanto, lasciando il resto, come da sempre insegna il miglior cinema fantastico, all'immaginazione dello spettatore.

Nonostante ciò, e nonostante i limiti intrinseci di un film pensato in un'ottica "militante" (quella di chi è convinto della bontà delle tesi presentate nella pellicola), 6 giorni sulla terra si rivela comunque un'operazione curiosa, che non annoia ma presenta, se non altro per il suo carattere insolito, qualche motivo di interesse: puramente cinematografico per chi di abductions e teorie del complotto non vuole sentir parlare, divulgativo e di propaganda (togliendo qualsiasi accezione negativa al termine) per tutti gli altri. Il grado di questo interesse dipende da quale sia, delle due parti, quella in cui lo spettatore decide di collocarsi.

Movieplayer.it

3.0/5