Recensione La patente (2011)
Sì, viaggiare... evitando le buche più dure
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L'inadeguatezza e la capacità d'improvvisazione sono i sentimenti che guidano anche le azioni di un manipolo di futuri automobilisti evidentemente allo sbaraglio. Dal giovane Alessandro alle prese con i turbamenti sentimentali per la taciturna Serena, alla misteriosa Liyu Jin, fino alla scanzonata trans Giulia, tutti raccontano con le loro storie personali il presente di un paese disorientato e disorganizzato ma che non ha perso il gusto dell'umorismo. Perché, nonostante, il sapore dolce amaro che caratterizza tutto il film, la narrazione di Palazzi non rinuncia al piacere di deridere con intelligenza la società che abitiamo e contribuiamo a formare. Così, con i toni della farsa e tratteggiando personaggi dalle caratteristiche solo in apparenza eccessive, il regista realizza il ritratto del nuovo uomo medio, regalando finalmente alla nostra commedia un senso del reale troppo a lungo soffocato da infinite vacanze di Natale ed Ex perennemente in agguato. Certo, dal punto di vista tecnico, come da quello della scrittura, il film presenta delle incertezze nate dalle limitazioni economiche e dall'inesperienza alla base di un'opera prima. Tutti elementi, però, che Palazzi non solo non nasconde ma che amalgama perfettamente con lo scopo ultimo del suo film; ossia narrare le avventure quotidiane di un'umanità imperfetta, naturalmente multietnica, sessualmente ed emotivamente confusa, ma ancora alla ricerca di una direzione da prendere, qualunque essa sia.la pagella della redazione
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La patente
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- Film del 2011
- Generi: commedia
- Regia di: Alessandro Palazzi
- Cast: Andrea De Bruyn, Ernesto de Stefano, Isabel Gondim
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AP
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