Recensione Magic Valley (2011)
Giochi di morte
In un'assolata giornata di ottobre la silenziosa e isolata cittadina dell'Idaho, celebre per i suoi allevamenti di trote e salmoni, diventerà improvvisamente uno scenario di morte triste e desolante e da quel momento, per i suoi abitanti, nulla sarà più come prima.
Convincente esordio alla regia di Jaffe Zinn, nato nelle zone in cui è ambientata la storia, Magic Valley è un film tragico, laconico di quelli che non si dimenticano facilmente. Quel genere di film che non ti aspetti, che ti entra dentro come una lama nel burro e che ti lascia un segno indelebile. E' impossibile dimenticare volti, paesaggi scarni, piccole meschinità e solitudini che si collegano indissolubilmente alla morte in uno scenario che all'apparenza può sembrare quasi incantato, un posto in cui nulla di brutto può accadere. C'è il senso di abbandono delle nuove generazioni, c'è la morte inquadrata da un punto di vista inconsueto, costruita come un gioco inconsapevolmente macabro, percepita come una vita che si ferma mentre tutte le altre vanno avanti, come un evento casuale, talvolta involontario ma irreversibile. Zinn racconta questa verità con una semplicità spiazzante e, nonostante la maniacale cura delle inquadrature, riesce a coinvolgere lo spettatore in un vortice emotivo di grande forza. Giocando sugli incastri narrativi tanto cari ad Inarritu e su una sospensione spazio-temporale che rievoca i fasti di I segreti di Twin Peaks, Magic Valley riesce ad appassionare e a tenere con il fiato sospeso fino alla fine nonostante il tono lento, ai limiti del contemplativo, dello scorrere degli eventi.
L'entroterra rurale degli Stati Uniti, con i suoi spazi sconfinati, i ruscelli e le consuetudini di gente annoiata e depressa, ci appare come un microcosmo di particelle abbandonato al suo destino, affossato dalla sua incomprensibile inerzia e soffocato nella rassicurante atmosfera dei quartieri residenziali. Ogni piccolo particolare nel film di Zinn è funzionale al racconto ed alla sua tragica ed inevitabile conclusione: gli immutabili campi di grano, le balle di fieno, i pesci morti, il rastrello, il tosaerba. I personaggi sono tutti sullo stesso livello, raccontati attraverso sguardi, piccole e ripetitive abitudini, debolezze e fissazioni, anche attraverso le loro piccole perversioni. Tutti fluttuano nella totale inconsapevolezza delle proprie azioni e nella totale incoscienza della tragedia incombente che sta per travolgere la loro vita, mentre è lo spettatore ad essere messo subito in condizioni di comporre il tragico puzzle. Poi all'improvviso tutto cambia e quel che sembrava divertente o importante per ciascuno di loro assume d'un tratto un significato diverso, cambiano le prospettive, cambiano le atmosfere, cambia il futuro. Ma la vita va avanti, sempre e comunque, con la consapevolezza che anche la giornata più inutile può improvvisamente cambiare tutto. Un film da vedere, da respirare, da ingoiare tutto d'un fiato, come un grosso boccone amaro.
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Magic Valley
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- Film del 2011
- Generi: drammatico
- Regia di: Jaffe Zinn
- Cast: Scott Glenn, Kyle Gallner, Alison Elliott
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