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Recensione La vita di Adele (2013)

L'amore che insegna

a cura di pubblicato il 23 maggio 2013
Adèle Exarchopoulos, diciannove anni, dimentica l'estraneo che la spia, dimentica di stare recitando, scompare nella sua omonima, assorbe, va in estasi, soffre, singhiozza, e cambia e cresce di fronte a noi. Il risultato è la vita, o meglio, i primi due capitoli della vita, raccontati in tre ore. Da un vero maestro.
L'amore che insegna
Adèle è un'adolescente graziosa, intelligente, sensibile, ingorda di cibo, di sensazioni, di informazioni e di vita, ma molto confusa. Un flirt con il compagno di scuola Thomas le lascia un'inspiegabile insoddisfazione. Perché da qualche parte, in città, c'è una ragazza con i capelli tinti di blu intravista per la strada con cui Adèle ha sentito scoccare la scintilla, come ne La vie de Marianne di Marivaux.

Riuscirà a ritrovarla in un locale gay; Emma studia Belle Arti e si lascia conquistare dal fascino innocente e dalla voglio di vivere della ragazza più giovane, diventando per lei amica, mentore, e amante appassionata. Questo amore diventa l'esperienza fondamentale della gioventù di Adèle, dei primi due capitoli della sua vita, come la mette il bibliofilo Abdellatif Kechiche (il titolo del film in originale è La vie d'Adèle - Chapitre 1 & 2), il viatico alla vita adulta: grazie alla pazienza, alla ricchezza interiore e all'affetto di Emma ravviva il fuoco della sua curiosità e trova la forza e la convinzione per perseguire la sua vocazione, quella di diventare un'insegnante.

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La vie d'Adele: Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos in una scena del film La vita di Adèle è tratto molto liberamente dalla graphic novel di Le bleu est une couleur chaude di Julie Maroh, la cui storyline si fonde, nel progetto di Kechiche, con un altro soggetto concepito dal regista franco-tunisino, dedicato al percorso di una donna che desidera insegnare; e il tema della storia d'amore si appaia alla perfezione con l'altro, perché Adèle è stata ispirata dai suoi migliori docenti, ma la sua insegnante più importante è Emma. Il loro rapporto così completo e stimolante, negli aspetti intellettuali come in quelli fisici, è il cuore del racconto ampio e vibrante di Kechiche, che s'incolla alla sua eroina senza lasciarla un secondo, tanto che non abbiamo alcun bisogno di leggere le pagine del suo diario segreto: di rado abbiamo visto un personaggio sviscerato tanto profondamente, indagato senza tregua, con esiti tanto avvincenti.

Kechiche chiede molto alle sue interpreti, a Léa Seydoux che modula la sua incontenibile femminilità sulle frequenze insolite del suo personaggio, una donna ancora molto giovane ma con una matura coscienza di sé, del mondo e della sua sessualità, ma soprattutto ad Adèle Exarchopoulos, diciannove anni, che dimentica l'estraneo che la spia, dimentica di stare recitando; scompare nella sua omonima, assorbe, va in estasi, soffre, singhiozza, cambia e cresce di fronte a noi ben oltre i suoi anni. Il risultato è la vita, o meglio, i primi due capitoli della vita, raccontati in tre ore. Da un autentico maestro.
8.5 Voto del redattore
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