Recensione Johnny English - La rinascita (2011)

Pur con qualche battuta d'arresto, il film di Oliver Parker non delude le aspettative, grazie ad un cast ispirato, in cui spiccano le interpretazioni dell'inossidabile Rowan Atkinson, della rediviva Gillian Anderson e di Rosamund Pike.

Kung Fu Johnny

Sventurata la terra che ha bisogno di Johnny English. A lui non mancherebbero proprio le qualità per essere definito il miglior agente segreto britannico; è il tempismo a difettargli, una caratteristica che purtroppo lo ha costretto ad allontanarsi dall'MI7, in seguito ad una missione fallita. Ferito nell'orgoglio dopo i famigerati fatti in Mozambico, (il presidente dello stato africano che avrebbe dovuto proteggere è stato ucciso da un misterioso sicario), Johnny si è rifugiato in una sperduta regione dell'Asia per lenire le sofferenze del suo animo e iniziare un addestramento severissimo in un monastero di monaci shaolin. Proprio qui arriva la chiamata tanto attesa. L'Intelligence lo rivuole in pista per risolvere il caso di un ex spia della CIA, a suo dire legata ad un piano mondiale per uccidere il premier cinese in occasione del vertice anglo-cinese. Per Johnny, guardato a vista dal suo superiore, l'agente Pegasus, è l'occasione di dimostrare ancora una volta il suo coraggio.


Arrivato in grande stile ad Hong Kong, accompagnato dal giovane agente Tucker, English comprende subito quanto sia pericoloso il compito assegnatogli. In punto di morte l'agente americano, ferito da una spietata vecchina che fa le pulizie, gli rivela i dettagli di un complotto ben più grande organizzato dai criminali del Vortex, un gruppo terroristico da anni a caccia di una potente arma di distruzione, in grado di manipolare le menti degli esseri umani, utilizzabile attraverso tre chiavi misteriose. Prima di spirare e di consegnar una delle chiavi a English, Fisher ha il tempo di annunciare che di quel piano fa parte anche un agente al servizio di Sua Maestà. Tornato in patria, amorevolmente seguito da una psicologa comportamentale, la dottoressa Kate Sumner, che deve valutarne gli atteggiamenti e l'efficienza, il novello 007 si mette sulle tracce del traditore, sbagliando mira più volte e, quel che è peggio, facendosi rubare la chiave. Di nuovo demansionato, creduto da tutti la talpa, ma con al suo fianco Kate e Tucker, English riesce nell'impresa di salvare il premier cinese e il mondo intero dalle sconsiderate azioni del Vortex, capeggiato da un insospettabile agente inglese.

Nel 2003 abbiamo fatto conoscenza di questo strano agente segreto, il cui modello non poteva non essere James Bond (se non altro per affinità geografica) ma che era distante anni luce dalla creatura nata dalla fantasia di Sir Ian Fleming. Oggi Johnny English torna a divertire il pubblico con un film, Johnny English - La rinascita di Oliver Parker, che sembra più maturo rispetto al capitolo precedente diretto da Peter Howitt. Non ci distacchiamo troppo dal canonico canovaccio, ma in questo caso assistiamo al tentativo di confezionare una spy story più compiuta, che non faccia solo da pretesto alle gag orchestrate dall'inossidabile Rowan Atkinson, unico fulcro, com'è logico che sia, di una storia credibile senza risultare noiosa. Del resto con un personaggio simpatico e imbranato come Johnny English è inutile distaccarsi da un filone tutto sommato redditizio. Pur con qualche battuta d'arresto, il film di Oliver Parker non delude le aspettative, grazie ad un cast ispirato, in cui spiccano le interpretazioni della rediviva Gillian Anderson e di Rosamund Pike, in grado di migliorare una sceneggiatura semplice quanto basta.
La commedia, infatti, esalta gli elementi classici della serie, costruita attorno ad un protagonista coraggioso e buffo, mattatore assoluto delle tante sequenze comiche incastonate in un intreccio spionistico di livello sufficiente. Per quanto scontato possa essere, vedere Johnny English litigare con una penna-razzo, scambiare un informatore con un altro, sfrecciare per le strade di Londra a bordo di una carrozzina ipermodificata e soprattutto accanirsi sulla Regina Elisabetta, da lui scambiata per la pericolosissima killer con lo spazzolone, riesce ancora a divertire; nel pieno rispetto di un umorismo molto 'british' che alla risata fragorosa preferisce un sorriso sardonico. Se a questo si unisce la quasi totale mancanza di volgarità ecco il classico prodotto adatto a tutta la famiglia, magari non sorprendente, ma estremamente godibile.

Movieplayer.it

3.0/5