Recensione Beautiful Creatures - La sedicesima luna (2013)

La trasposizione cinematografica del primo volume delle Caster Chronicles, delle due autrici Kami Garcia e Margaret Stohl, rivela un discreto ritmo e ottime interpretazioni: un primo episodio accettabile, per una saga che si pone nel filone 'young adults' post-Twilight.

Creature del cuore

Ethan Wate, 17 anni, è stufo di Gatlin. La piccola comunità del sud rurale degli Stati Uniti ha tutto ciò che un adolescente come lui (non) potrebbe volere: una vita tranquilla, ordinata, una scuola con compagni simpatici (e una ragazza affettuosa anche se un po' petulante) dei vicini gentili, un cinema dove proiettano sempre le ultime novità horror (anche se a volte scrivono male i titoli). Una vita praticamente segnata, per chi è nato e cresciuto nella cittadina: la Small Town cantata (con orgoglio) da John Mellencamp nella sua omonima canzone che diventa un incubo, o una prigione. A parte la sua determinazione a scappare prima possibile, Ethan ha però un altro problema: un sogno, non esattamente un incubo, che lo tormenta da un po'. L'ambientazione è quella del passato della città, durante la Guerra Civile, l'immagine quella di un campo di battaglia con una misteriosa ragazza, di cui il giovane non riesce a vedere il volto; mentre Ethan cerca di avvicinarsi a lei, un fulmine squarcia all'improvviso il cielo e un colpo di arma fuoco lo raggiunge, facendolo svegliare di soprassalto. La sorpresa di Ethan sarà notevole quando incontrerà la ragazza in questione in carne ed ossa, all'inizio del nuovo anno scolastico: è Lena Duchannes, adolescente solitaria e nipote del vecchio Macon Ravenwood, proprietario terriero guardato con sospetto (per non dire ostilità) dagli abitanti del posto. Tutti, a Gatlin, pensano infatti che i Ravenwood siano quantomeno strani: tendenti all'isolamento e forse pazzi nella migliore delle ipotesi, adoratori del demonio nella peggiore. Il comportamento di Lena, e alcuni eventi inquietanti che iniziano a manifestarsi intorno a lei, non fanno che alimentare tali dicerie. Ma Ethan viene subito attratto, irresistibilmente, da questa enigmatica ragazza, e dal mistero che si cela dietro a lei e al suo sogno.


Il filone Twilight e derivati continua a riscuotere buoni riscontri di pubblico, sia nelle sue incarnazioni letterarie che in quelle cinematografiche: se recentemente, tra le seconde, abbiamo potuto assistere a una (discutibile) romanticizzazione degli zombie in Warm Bodies, tra le prime ha avuto una certa visibilità la saga delle Caster Chronicles di Kami Garcia e Margaret Stohl. Questo Beautiful Creatures - La sedicesima luna è la trasposizione cinematografica del primo volume della serie scritta dalle due autrici (in tutto quattro romanzi e un e-book): una produzione che si pone inevitabilmente nel solco del teen fantasy che tanta visibilità ha acquistato con i vampiri succhiasangue di Stephenie Meyer, ma che, rispetto a questi, può vantare qualche spunto di maggiore interesse e un'estetica (almeno nella sua prima parte) maggiormente dark. Il film di Richard LaGravenese (che i più ricorderanno come sceneggiatore del premiato La leggenda del re pescatore) contamina infatti il filone young adults sovrannaturale con un look che occhieggia a tratti a Tim Burton e anche (specie in certi passaggi della sua parte iniziale) ad alcuni dimenticati horror degli anni '80 e '90: tra questi, si ricordi la misconosciuta saga di Warlock, e relativi sequel. Il film di LaGravenese parte in effetti piuttosto bene, offrendo allo spettatore un buon coinvolgimento in una vicenda che da subito si avvia verso binari classici: l'eterna love story adolescenziale immersa in un contesto fantasy, in cui le creature sovrannaturali sono stavolta una stirpe di maghi (anche se a loro piace più farsi chiamare caster) e in cui i due protagonisti affronteranno i pericoli del loro amore. Tuttavia, l'enigmaticità del setting iniziale (l'affascinante villa della protagonista immersa nella quieta cittadina statunitense) l'abbozzo di un discorso non banale sulla predestinazione, e soprattutto delle prove attoriali convincenti, generano nello spettatore un interesse sicuramente superiore a quello della media dei prodotti analoghi. I due protagonisti, i giovani Alden Ehrenreich ed Alice Englert si rivelano abbastanza convincenti e "freschi" nel vestire i panni di due liceali (un po' borderline) innamorati, ma sono soprattutto le controparti adulte Jeremy Irons ed Emma Thompson a rubare la scena: il primo, nel vestire i panni dell'inquietante zio della ragazza, la seconda nel ruolo di una mefistofelica rappresentante della comunità, che rivelerà presto ben altri intenti.

Tuttavia, l'interesse iniziale suscitato da Beautiful Creatures - La sedecisima luna, favorito da una scrittura ben congegnata nella sua parte iniziale, sfuma presto in una (inevitabile?) reiterazione dei cliché del genere; pur temperati, questi ultimi, da una vicenda che mantiene nel suo complesso un certo ritmo. Sono interessanti, seppur non del tutto nuove, le suggestioni sull'equilibrio tra bene e male incarnate dalla famiglia della giovane protagonista, il ragionamento sul contrasto tra la scelta di quest'ultima e una sua (presunta) predestinazione, il personaggio della cugina d'infanzia Ridley (col volto di Emmy Rossum) "scelta" suo malgrado dalle tenebre. Tuttavia, i pur interessanti spunti presenti nella narrazione, mutuati dalle pagine del romanzo (comunque adattato, in molti passaggi, con una notevole libertà) non vengono integrati in una struttura narrativa convincente. Specie nella sua seconda metà, la sceneggiatura mostra una certa confusione, e una difficoltà a gestire le tante tematiche dell'universo sovrannaturale della storia (tra queste, le peculiarità e le reali capacità dei caster) incappando anche in veri e propri buchi di narrazione: come se, data la grande densità di eventi della seconda metà del film, si fosse posta la necessità di sintetizzarli e di correre più velocemente verso un finale che non convince. A ciò, va aggiunta una parte romantico/sentimentale che, dopo la convincente presentazione dei due protagonisti, cede qualcosa agli stereotipi del genere nello sviluppo del loro rapporto. Poteva forse essere sfruttata meglio l'integrazione tra l'universo magico e mitico dela storia e le leggende del sud degli Stati Uniti, quelle trapiantate dal continente africano e ben incarnate dal personaggio della domestica Amma, col volto di Viola Davis.
Tuttavia, il carattere di "segmento" (iniziale) del film di LaGravanese potrebbe in parte compensare, con aggiustamenti successivi, i suoi limiti di script; il fascino dell'ambientazione, inoltre (merito anche di un'ottima cura a livello fotografico e di scenografie) riesce a far dimenticare molti dei pur presenti cliché. Date le premesse, possiamo tutto sommato accogliere l'inizio di questa nuova saga young adult con una valutazione (cautamente) positiva.

Movieplayer.it

3.0/5