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Recensione Me Too (2012)

La strada per la felicità

a cura di pubblicato il 08 settembre 2012
Sono tutti non professionisti gli attori del cast, ma riescono a dare il tono corretto alle surreali conversazioni che intrattengono i personaggi, dialoghi dai quali in più di un'occasione si riescono ad estrapolare battute ad effetto, frasi che colpiscono e restano nella mente dello spettatore.
La strada per la felicità
Siamo tutti alla ricerca della felicità. C'è chi pensa di poterla trovare nell'amore, chi nei soldi, chi nella realizzazione professionale, chi invece sbanda sulla strada della vita senza sapere come ottenerla.
E ci sono quelli che la cercano in miti e leggende, come i cinque protagonisti di Me Too, che sperano di trovarla nel Campanile della felicità, un luogo leggendario che dovrebbe trovarsi tra San Pietroburgo ed Uglich. Sono il Bandito, il Musicista, Matvej ed il suo vecchio padre, ai quali si aggiunge in seguito una giovane donna, laureata in filosofia ma in grado di trovare lavoro solo come prostituta; cinque persone in viaggio a bordo di un SUV nero per raggiungere questa meta mitologica, una torre pendente su un'isola nel mezzo di un lago ghiacciato, che si dice trasporti le persone in un luogo migliore. Non tutte, alcune sì ed altre no, ma ovviamente tutti i cinque passeggeri sperano di poter essere tra i prescelti.

I Also Want It: una scena del film Quella del campanile sull'isola è l'immagine evocativa da cui è partito il regista russo Aleksey Balabanov nel costruire il suo film, presentato alla 69ma edizione della Mostra del cinema di Venezia nell'ambito della sezione Orizzonti.
Un film bizzarro, misto tra commedia nera e road movie, con scariche di violenza ed una spruzzata di sci-fi, che si ispira a Stalker di Andrei Tarkovsky e che segue il percorso di questi cinque personaggi altrettanto sopra le righe tra situazioni di ogni tipo tra emarginati e malviventi. E' un film che si muove ai margini, che non si fa classificare come tanti dei suoi personaggi, che si muove con disinvoltura ed apparente spontaneità.
Con un ritmo che sa essere insieme placido e frenetico, accompagnato da un montaggio efficace ed assecondato da musica rock russa dal lettore CD dell'auto, Me too riesce a tenere l'attenzione dello spettatore fin quasi alla sua destinazione, scivolando solo nel pre-finale, quando il viaggio è ormai al termine ed il gruppo è riunito intorno al fuoco.

I Also Want It: Oleg Garkusha in una scena tratta dal film Sono tutti non professionisti gli attori del cast, ma riescono a dare il tono corretto alle surreali conversazioni che intrattengono i personaggi, dialoghi dai quali in più di un'occasione si riescono ad estrapolare battute ad effetto, frasi che colpiscono e restano nella mente dello spettatore.
Me Too non è un film per tutti: non ha una struttura complessa, anzi è caratterizzato da una forte linearità, ma è pervaso da un'atmosfera surreale ed irreale che lo rendono un film affascinante al quale la mente torna anche al termine della visione. Un film originale al quale non mancano immagini che restano impresse (il Campanile nel mezzo del lago ghiacciato; la donna in viaggio col gruppo che corre nuda nella neve), e che si rivela interessante seppur non completamente riuscito.
7 Voto del redattore
la pagella della redazione

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