Recensione Amour (2012)
L'inevitabilità della fine
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E' in sintesi il plot di base di Amour, l'ultimo lavoro di Michael Haneke, presentato in concorso alla 65ma edizionie del Festival di Cannes. Essenziale sin dal titolo, intimo e sofferto, il film scritto e diretto dal regista austriaco si concentra sui due protagonisti e li mette al centro della narrazione. Le sporadiche figure di contorno, le infermiere, il portiere, la visita dell'ex allievo, sono intrusioni occasionali nella sofferta intimità della coppia. Le immagini di Haneke sono potenti e colpiscono nel profondo per la capacità di mettere in scena la sofferenza dei suoi protagonisti: campi fissi che scrutano la coppia, testimoniando impietosamente il degrado della malattia, o una camera che segue il lento vagare di Georges. L'uomo soffre per la moglie che vede sparire lentamente dallo sguardo della donna malata, ma anche per sè stesso, per una situazione che diventa ogni giorno più pesante ed al di sopra delle sue possibilità.
Una tragedia familiare che tutti i membri del cast sanno dipingere con intensità. E per un film che si regge principalmente sui due protagonisti, non stupisce che le loro interpretazioni risultino di così alto livello: Emmanuelle Riva lavora molto dal punto di vista fisico, per tratteggiare i sintomi sempre più evidenti della malattia, ma è con lo sguardo che comunica la desolazione del suo personaggio al cospetto della perdita di dignità della sua condizione; Jean-Louis Trintignant può invece lavorare per sottrazione, per mostrarci quella scintilla che poco per volta sparisce dagli occhi del suo Georges, mentre viene sopraffatto dal dolore e dall'inadeguatezza, dai dubbi e dalla paura, le sensazione che lo portano allo scontro con la figlia Eva, musicista anche lei ed interpretata dall'ugualmente brava Isabelle Huppert.Si tratta di quei drammi che mettono alla prova le persone ed i rapporti tra loro, quello con la figlia, ma soprattutto l'amore tra i due coniugi, costretto a fronteggiare una fine inevitabile. Infatti non c'è mai speranza in Amour. Haneke ce lo dice fin dall'incipit, un frammento del futuro che attende i protagonisti, che prepara gli spettatori a quanto vedranno, che definisce il tono del film e che, se possibile, si rileverà ancora peggiore di quanto apparisse.
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Amour
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- Film del 2012
- Generi: drammatico
- Regia di: Michael Haneke
- Cast: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert
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- edizione: Cannes 2012 - Cannes Film Festival
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