Recensione Ciliegine (2012)

Soddisfacente per ritmo e brio nella prima parte, nella seconda la storia si sgonfia, soffocata da una girandola di colpi di scena un po' forzati.

Il sapore della ciliegina

Mai sottovalutare la potenza di una singola ciliegina sulla torta. E' quello che purtroppo fa Bertrand che pensa bene di mangiare il succulento frutto rosso sistemato sulla torta di festeggiamento per l'anniversario della relazione con Amanda. Sconvolta da quel gesto apparentemente banale, l'ultima di una lunga serie di 'disattenzioni', Amanda fugge rabbiosa dal tavolo, decisa a porre fine all'ennesima relazione fallimentare. Già perché a dispetto del nome la donna, redattrice in una casa editrice di Parigi, non riesce ad abbandonarsi all'amore, rifugiandosi in rapporti disastrosi. Androfobia, paura degli uomini, sentenzia lo psicanalista, marito della sua migliore amica Florence. Quando Amanda, però, incontra Antoine, tutto sembra cambiare. Il feeling che si percepisce tra i due spinge Florence a pensare ad un inatteso colpo di fulmine, ma la verità è (forse) meno romantica del previsto. Per un fraintendimento, infatti, Amanda crede a torto che Antoine sia gay, quindi innocuo ed estraneo alla sua personale guerra contro il genere maschile. Facendo appello ad uno scritto di Sigmund Freud, il saggio di interpretazione sul romanzo di Wilhelm Jensem, Gradiva, il marito di Florence dissuade la moglie nel rivelare la verità all'amica, convinto che l'inganno sia il modo migliore per spingere Amanda a dichiararsi. Per far questo spingono il povero Antoine, innamorato perso, ma attanagliato da mille dubbi, a fingersi gay per conquistare il cuore della donna.


Peccato che il divertente esordio registico di Laura Morante, Ciliegine, si regga su di una bizzarra 'teoria' che vorrebbe portare un uomo e una donna problematici alla verità dei sentimenti attraverso un'inutile menzogna. Peccato che per stare dietro a questo assunto, la sceneggiatura arranchi verso la fine, cercando di razionalizzare una situazione fino a quel momento eterea e spumeggiante, caricandola di inutili rivelazioni. Peccato, perché senza il ricorso a questo pastrocchio psicanalitico, il film sarebbe stato uno degli esordi registici più piacevoli visti finora, tanto più valido se si pensa che la Morante, autrice dello script assieme a Daniele Costantini, è stata investita suo malgrado dell'importante compito, che ha svolto con encomiabile diligenza. Ciliegine, infatti, è un film ben scritto, in cui ogni parola è stata soppesata a dovere, risultato di un lavoro paziente che si traduce in una messa in scena accurata (c'è lo zampino di Costantini), impreziosita da valori tecnici assoluti (su tutti, Maurizio Calvesi alla fotografia).

Si lega subito con i personaggi, malgrado i loro limiti evidenti. L'androfobica Amanda, modellata sull'amabile e terribile Lucy dei Peanuts, è quanto di peggio un uomo possa immaginare in fatto di puntiglio e testardaggine, una rompiscatole nata, ma è legittima la sua richiesta di affetto, quasi sempre disattesa. E' logico che solo davanti ad Antoine riesca buttare giù la sua corazza e non solo sull'onda di una banale bugia. Fragile e sensibile, è proprio l'uomo a scompigliare ogni teoria e a coinvolgerla in un gioco pericoloso quanto redditizio. La Morante quindi possiede arguzia nel descrivere certe situazioni e una morbidezza tutta femminile nel raccontare le piccole e grandi disattenzioni quotidiane; crepe di poco conto che si allargano a dismisura fino ad esplodere, sotto il peso di silenzi rancorosi. In questo è senz'altro aiutata da un gruppo di interpreti assolutamente in parte, tutti molto naturali anche nei momenti più inverosimili. Gioca in casa la neo-regista ed è brava a trarre il meglio dai suoi attori, Pascal Elbè, il bel tenebroso Antoine, e Isabelle Carré, l'amica Florence. Soddisfacente per ritmo e brio nella prima parte, nella seconda, con l'entrata in scena del coro di personaggi secondari, tra cui lo psicanalista che ordisce il complotto dal proprio letto matrimoniale, dispensando proverbi e perle di saggezza, la storia si sgonfia, soffocata da una girandola di colpi di scena un po' forzati. E il trionfo finale della 'scienza' sul caos dei sentimenti ha il sapore acre di un frutto acerbo.

Movieplayer.it

2.0/5