Recensione Teza (2008)
Il grido di dolore di un popolo
La narrazione di stampo rigorosamente classico contrassegna una pellicola di ampio respiro e di altrettanto ampia durata. I 140 minuti di Teza si fanno sentire in parte per via dell'eccessiva lentezza, ma soprattutto a causa della scarsa varietà narrativa dominata da una continua alternanza tra passato e presente, tra sequenze dialogiche e ampie pause diegetiche in cui la dimensione biografica cede il posto a squarci onirici o lunghe panoramiche sui paesaggi africani la cui bellezza non è supportata da un'adeguata fotografia. Vista l'importanza dell'argomento trattato è sicuramente apprezzabile la scelta del regista di limitare il lavoro sullo stile fine a se stesso per concentrare l'attenzione sul dramma personale del protagonista, interpretato dal bravissimo esordiente Aron Arefe. Purtroppo la profondità tematica e l'ampio respiro che il regista imprime alla narrazione non bastano a far dimenticare i difetti del film, primo tra tutti il desiderio di colmare ogni lacuna con un ampio didascalismo, in parte comprensibile vista la volontà di testimoniare nel modo più chiaro e diretto il dramma di un popolo di cui l'Italia per prima dovrebbe farsi carico vista la sua pesante responsabilità storica nell'attuale situazione etiope. In molti gridano al capolavoro rivendicando la bellezza di un cinema anti fast-food che si contrappone allo strapotere del modello hollywodiano dominante. A noi resta la consapevolezza di un lavoro senza dubbio importante, ma che non riesce a superare lo scoglio stilistico risultando eccessivamente sbilanciato sul piano contenutistico senza che ad esso si affianchi una forma adeguatamente coinvolgente.
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Teza
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- Film del 2008
- Generi: drammatico
- Regia di: Haile Gerima
- Cast: Abvetedla, Aaron Arefe, Takelech Beyene
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