Thierry Toscan: Grazie a tutti per essere venuti all'anteprima di questo film indipendente, che merita la visione, non tanto perché sia bello, ma proprio perché importante per uscire dal solito circuito. Non dite che è meraviglioso, perché probabilmente non lo è, ma sicuramente è interessante, per il suo essere una commedia ma non una commedia all'italiana come siamo abituati a vederle.
Paolo Bonanni: Abbiamo realizzato questo film in due settimane, grazie a tanta forza di volontà e a un grandissimo impegno. Io l'ho visto stasera per la prima volta, e per noi che abbiamo vissuto quei posti che voi avete osservato qui e ora è stato ancora più emozionante. Vedremo quale sarà il destino in sala del film, ma per adesso non posso che essere contento di averlo fatto e visto.
Andrea Papini: Sì, si è trattato di un grosso impegno, anche perché abbiamo dovuto lavorare con due troupe contemporaneamente e ci è anche capitato di tutto: siamo rimasti al'ultimo momento senza una guida, ci siamo fatti delle levatacce, dei viaggi in elicottero...
Paolo Bonanni: Il tizio sulla barella che si vede nel film ero proprio io, ed è stata una grandissima emozione venire trasportato in elicottero.
Luigi Iacuzio: Sono molto orgoglioso di avere fatto questo film, però devo anche dire che non è così che dobbiamo essere costretti a lavorare.
Peppino Mazzotta: In effetti abbiamo dovuto affrontare delle condizioni molto difficili, e avere solo tredici giorni a disposizione per catturare tutte le immagini necessarie è stato davvero un record. Dalla stazione della funivia al nostro rifugio c'era un chilometro e mezzo di strada da farsi a piedi, e a 3000 metri di altezza non è certo facile. Addirittura le guide che erano con noi ci hanno raccontato di avere scommesso su quanti giorni saremmo riusciti a resistere. Quindi il film va anche valutato in base al contesto in cui è stato realizzato, che era l'unico contesto possibile, per il quale si è fatto di necessità virtù. Speriamo che il risultato ripaghi i nostri sforzi.
Rolando Alberti: Abbiamo quasi rischiato la vita! La sequenza in cui cado, e anche la mia imprecazione, sono reali. Però dobbiamo sostenere questo cinema, che significa anche uno scambio umano molto bello e autentico: ci siamo divertiti tantissimo durante le riprese, tra un torneo di calcio balilla e una bevuta.
Luigi Iacuzio: La nascita di questo film è avvenuta un po' per caso, ed è stato bello così, ma sarebbe anche bello che così non fosse. Sarebbe bello poter mettere in un progetto la stessa forza e la stessa energia, ma magari con un altro tipo di sostegno.
Come è nata l'idea del film?
Andrea Papini: Con il mio precedente film avevo vinto un premio, che consisteva nel poter utilizzare una telecamera Red 4k, e questo ci ha fatto venire in mente che avremmo potuto sfruttarla per un cortometraggio, o, perché no, anche per un lungometraggio. La sceneggiatura è stata realizzata in piena libertà creativa, abbiamo lavorato nella memoria e nel passato. Se avessimo avuto a disposizione più mezzi forse avrei fatto un altro film, ma non avrei fatto questo film diversamente.Che scelte avete dovuto compiere dal punto di vista della fotografia?
Andrea Papini: Non abbiamo avuto il tempo per studiare un approccio fotografico particolare, e quindi ho detto al mio direttore della fotografia di usare una luce "da documentario". Il nostro problema principale è stato quello di compensare la forte luce esterna, sapendo che non avremmo potuto curare questo aspetto più di tanto. Quindi in fase di regia ho preferito mantenere uno stile semplice, e la fotografia ha seguito questo spirito.
Di quali consulenze tecniche vi siete avvalsi?
Andrea Papini: Di grande aiuto ci sono state le guide e anche gli operatori del 118. Anche perché tutto è stato fatto con tempistiche molto ristrette: pensate che una mattina alle 8 siamo dovuti salire fino a 4000 metri di quota, scendere per pranzo per una conferenza stampa e poi risalire per girare un'altra scena.Com'è stata la vostra avventura alla ricerca dei finanziamenti?
Andrea Papini: Abbiamo cercato di percorrere tutti i canali, per finire con quello dei finanziamenti alla distribuzione con il quale per un solo punto non siamo rientrati nei parametri. Il caso più emblematico è stato quello della Film Commission di Torino. Ci hanno detto: questo film è un po' rischioso, prima fatelo e poi ne parliamo; noi l'abbiamo fatto, e ci hanno risposto "ormai l'avete già fatto!". Abbiamo sopportato per troppo tempo la prevaricazione di chi detiene i soldi, ed è ora di dirlo. Il nostro budget comunque era di circa 600mila euro.
Quali sono le differenze tra il lavoro per la fiction televisiva e quello al cinema?
Peppino Mazzotta: Fare fiction è uno dei modi che abbiamo per poter fare film, è anch'esso una forma di finanziamento. Senza il lavoro nella fiction non avrei potuto partecipare a fondo perduto a questo film, ma spero che tutto questo prima o poi cambierà.
Quali sono, quindi, le strategie che avete pensato per il futuro della pellicola?
Andrea Papini: Abbiamo puntato su poche sale, ma di qualità, e si spera che il film diventi "un caso", che attragga gli acquirenti televisivi anche internazionali.
Luigi Iacuzio: Io finora ho fatto solo film indipendenti. Sono orgoglioso di questo, ma anche stanco, perché indipendente vuol dire sì essere libero, ma "low budget", se in America può voler dire avere a disposizione un milione di dollari, qui vuol dire solo "sfigato".
Perché la montagna?
Andrea Papini: Io quando vado al cinema voglio vedere qualcosa di diverso dalla mia quotidianità. La montagna è spettacolare, e in questo caso è stato relativamente facile sceglierla, grazie al cambiamento dello stile di vita che è avvenuto negli ultimi anni. Se ci fosse stata ancora la funivia di quando ero bambino, credo che ci sarebbe stato impossibile girare, ma con gli impianti moderni ci siamo riusciti.