Emmanuelle racconta Nathalie
E' possibile interpretare il film come una sorta di educazione sentimentale post-moderna?
Emmanuelle Béart: Ogni interpretazione è giusta e plausibile. In un film, lo spettatore mette se stesso e le sue idee ed anche le sue domande; è per ottenere questo che si fa un film, quindi la sua interpretazione ha ragione d'essere. Secondo me, il film della Fontane parla del risveglio dei sentimenti, sia nel corpo che nella mente, rispetto al rapporto tra queste due donne così lontane. Il mio personaggio rappresenta una sorta di terapia per Catherine, la fa ritornare alla sua vita e da suo marito. Catherine e Marlène sono due esseri addormentati, una sessualmente e una mentalmente e con questo rapporto si risvegliano.
Trova che un film del genere possa essere girato anche da un uomo o sia necessaria una sensibilità propriamente femminile per descrivere questo rapporto?
E' difficile rispondere. Comunque credo di sì, lo sguardo femminile si percepisce di certo. Per fare questo film sono entrata nei bar notturni descritti con la regista e ne ho subito la fascinazione ed il sentimento di abnegazione di queste donne nel loro lavoro. Effettivamente sotto questa angolatura, credo che lo sguardo di una donna sia più sottile o comunque diverso per indagare il tema del vuoto relazionale. Questo vuoto è fortemente simbolizzato nei dialoghi, in questa violenza delle parole che la Fontane mostra di saper percepire con profondità.
A proposito di parole, come avete lavorato lei e Fanny Ardant sul tono di voce, in un film in cui questa rappresenta un elemento credo fondamentale per la gestione della sensualità del loro rapporto?
La scelta è stata quella di creare un qualcosa che si avvicinasse a uno spartito musicale tra le due voci. Per quanto riguarda me, il problema era far rivivere l'atto sessuale nei momenti in cui lo racconto a Catherine. Il problema stava nel non cadere nella volgarità, considerando però che una prostituta non ha paura delle parole. Questa è stata la parte più dura in quanto credo che nella recitazione è molto più facile mostrare il sedere o il seno piuttosto che la propria anima.
Certamente la storia descritta è piuttosto estrema, sente di potersi mai trovare in una situazione analoga?
Non so, non penso o forse si, il punto secondo me è che quando si vive in uno stato d'emergenza amorosa e si vuole recuperare un rapporto importante si è pronti a tutto e ciò vale sia per gli uomini che per le donne.
So che ha parlato e frequentato diverse prostitute per approfondire il suo personaggio; quale impressione ha tratto da queste donne e da questo mondo?
Sì, vivere quella realtà era fondamentale per non fornirne un ritratto banalizzante. Parlando con queste donne, la cosa più stupefacente di cui sono venuta a conoscenza è che la maggior parte degli uomini hanno solo voglia di parlare con queste donne, al massimo di liberarsi dicendo cose molto violente. La cosa che comunque mi ha fatto più tenerezza è che queste prostitute non hanno assolutamente un giudizio degli uomini che incontrano.
In conclusione una domanda più generale: come sceglie i suoi personaggi?
E' una cosa totalmente istintiva; entra un regista o una sceneggiatura nella mia vita e mi creo l'aspettativa di poter rappresentarne un personaggio. Per questo, personalmente sono colpita più da aspetti particolari come ad esempio lo sguardo del regista; solo guardandolo negli occhi posso capire se ha amore e convinzione per il progetto e allora accetto.
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Nathalie...
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- Film del 2003
- Generi: drammatico
- Regia di: Anne Fontaine
- Cast: Fanny Ardant, Emmanuelle Béart, Gérard Depardieu
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- personaggio: Emmanuelle Béart
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