8½ (Otto e mezzo) è un film in bianco e nero di genere drammatico della durata di . diretto da Federico Fellini e interpretato da Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Anouk Aimée, Sandra Milo, Rossella Falk, Barbara Steele, Mario Pisu, Madeleine LeBeau, Neil Robinson.
E' anche noto con gli altri titoli "Otto e mezzo".
Prodotto nel 1963 in Italia, Francia e distribuito in Italia il giorno .
Salito di 192 posizioni rispetto alla settimana scorsa
Visualizza il grafico della popolarità8½ ( 1963 )
basato su 91 voti
Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa
Trama
Un noto regista di mezza età, si ferma a riflettere sulla vita trascorsa e sulle donne che ha conosciuto. Preda dei suoi dubbi e delle sue angosce, il regista, rende partecipi così gli spettatori del dramma che accompagna la creazione di un'opera d'arte.
Le Immagini 4 totali
Cast e Personaggi Altri ruoli: 25 totali
REGIA (1)
SCENEGGIATURA (4)
SOGGETTO (2)
RECITAZIONE (9)
PRODUZIONE (1)
CASE DI PRODUZIONE (2)
MONTAGGIO (1)
FOTOGRAFIA (1)
SCENOGRAFIA (1)
COSTUMI (2)
MUSICHE (1)
Frasi dal film Altre frasi dal film: 1 totali
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“ "Mie care, la felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno." ”
Premi e Nomination Altri premi e nomination: 12 totali
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Academy Awards (1964)
Oscar 1964: 5 nomination, 2 premi vinti
- VINCITORE: Migliori costumi in un film in bianco e nero - Piero Gherardi
- VINCITORE: Miglior film straniero
- Nomination: Miglior regia - Federico Fellini
- Nomination: Miglior sceneggiatura originale - Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi
- Nomination: Miglior scenografia in un film in bianco e nero - Piero Gherardi
9 Commenti
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darei un 9 solo per la regia.. ma poi non so penso che sia più da 8…
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Un inno alla vita… :-) :-) :-) Cordialmente, ziogiafo
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:ninja
Marcello infatti è più che un attore per Federico: è la proiezione della sua stessa persona.
:cool
Riconosciuta la grandezza intellettuale dell'opera, c'è da ammettere che può risultare molto, molto noioso….
ma Fellini va digerito, non divorato…:alien :-0
(per fini intenditori) :music
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Quindi ripeterei tutto quello che ha detto lui, aggiungendo che la crisi d'ispirazione artistica del regista narrata da Fellini può essere estesa alla crisi dell'artista in generale, anche di arti diverse dal cinema e perchè no, anche a qualcosa che è altro dall'arte, alla crisi di chi vorrebbe sapersi esprimere e comunicare in modo efficace e invece è come soffocato da molte cose, come il proprio pudore o l'insistenza degli altri che lo vogliono imbrigliare in un'identità che non gli appartiene. La difficoltà di essere se stessi al di là della morale convenzionale, del proprio ruolo nella società, dei limiti imposti a noi stessi da noi stessi… In 8 e 1/2 è rappresentato una sorta di "inetto sveviano" in senso artistico che però alla fine trova la sua illuminazione e probabilmente porterà a compimento la propria opera.
Raccontando così questo finale mi accorgo di un'analogia con la fine del romanzo Gita al faro di Virginia Woolf, in ci una pittrice, che ha lasciato un quadro interminato per anni, trova finalmente la sua ispirazione e finisce la sua opera.
(Chiedo perdono se ho scritto cose illogiche, non sono premeditate, mentre scrivevo due righe di commento al post di ziogiafo mi sono venute in mente molte altre cose, può darsi che siano sconclusionate e senza senso…
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Opera sperimentale, metacinematografica, praticamente un dialogo tra l'autore e il suo pubblico, la critica, gli attori, la moglie… Fellini ci parla di sè, del fatto che non ha nulla da dire ("He's nothing, nothing to say"), di una crisi creativa e del senso di responsabilità che lo schiaccia, riesce a fare un film che parla del fatto che non riesce più a fare film. E ci parla delle sue crisi, della sua vita privata, praticamente si mette in piazza, consapevole di quello a cui va incontro e, come sempre, lo dichiara lui stesso per bocca della moglie ("Ma a chi credi che interessi cosa senti o cosa pensi?"). E' preoccupato anche per il suo linguaggio, in una scena nelle saune il critico e il produttore gli dicono che "Bisogna farsi capire, la gente deve capire". Curioso, quel linguaggio che molti non capiscono e che preoccupava lo stesso regista è diventato unico, personale, immediatamente riconoscibile, sinonimo di poesia. Fotografia superba, scene e costumi curatissimi che diventano metafore di se stessi. Regia… bè la regia praticamente è il film, non saprei come spiegarlo
Un film che gli appassionati di cinema e le persone di una certa sensibilità non possono non amare.
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Credo che questo film più di altri aiuti a comprendere al profano perchè Fellini viene considerato un grande!
Voto 9
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