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8½ (Otto e mezzo) è un film del 1963 diretto da Federico Fellini
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1963 )

(Otto e mezzo) è un film in bianco e nero di genere drammatico della durata di . diretto da Federico Fellini e interpretato da Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Anouk Aimée, Sandra Milo, Rossella Falk, Barbara Steele, Mario Pisu, Madeleine LeBeau, Neil Robinson.
E' anche noto con gli altri titoli "Otto e mezzo".
Prodotto nel 1963 in Italia, Francia e distribuito in Italia il giorno .

91 MovieScore (?)
basato su 91 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Un noto regista di mezza età, si ferma a riflettere sulla vita trascorsa e sulle donne che ha conosciuto. Preda dei suoi dubbi e delle sue angosce, il regista, rende partecipi così gli spettatori del dramma che accompagna la creazione di un'opera d'arte.

Le Immagini 4 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 25 totali

Frasi dal film Altre frasi dal film: 1 totali

  • “ "Mie care, la felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno." ”

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 12 totali

9 Commenti

  • vincent vega vincent vega
    Eh! Set. 9, 2005, 3:24 p.m.
    Allora… ieri sera ho FINALMENTE visto questo film… La mia opinione non è ancora totalmente decisa, dato che è girato in un modo spettacolare e il bianco e nero gli conferisce una maggior eleganza e nonostante gli elementi per piacermi ce l'abbia tutti.. Non so, qualcosa mi manca.. Mastroianni è bravissimo e ci sono delle trovate geniali, come la sauna, la casa con tutte le sue amanti e il finale!! ma non so… c'è un "non so che" che pregiudica il mio giudizio…

    darei un 9 solo per la regia.. ma poi non so penso che sia più da 8…

    -1

  • Lag Lag
    :O Set. 7, 2006, 2:10 p.m.
    E' bellissimo. Meno facile da guardare rispetto a "La dolce vita" ma immagini che ti rimangono dentro e una parata finale non indifferente. Un Mastroianni meno trasformista rispetto al film sopra ma altrettando carismatico. Voto nove.

    1

  • ziogiafo ziogiafo
    Un inno alla vita… Feb. 3, 2008, 2:12 a.m.
    ziogiafo - 8 1/2 – Italia, 1963 – La grande opera di Fellini è stata quella di riuscire a filmare la propria immaginazione, il pensiero umano in fase di concepimento di un’idea e di un “qualcosa” che ti sfugge ancora e che sotto la pressione emotiva di una crisi esistenziale offusca la creatività, costringendoti a vagare nell’intimo del tuo universo interiore alla ricerca di certezze, operando una sorta di scomposizione minuziosa dei ricordi e delle profonde emozioni. Salti temporali misti a caroselli di immagini che fanno parte delle sensazioni attuali e della vita vissuta del protagonista di “Otto e mezzo”, il regista Guido Anselmi (un fantastico Marcello Mastroianni), che si tormenta nella sua inquietudine per la mancanza d’ispirazione che non gli permette ancora di dare un senso al suo nuovo progetto cinematografico. Solo la genialità di Federico Fellini poteva risolvere una tematica così complessa e per certi versi evanescente, non facile da riportare sul grande schermo, ma con “Otto e mezzo” il grande maestro riminese realizza uno dei suoi capolavori più alti che ancora oggi viene considerato uno dei più grandi film del Cinema di tutti i tempi. Le incertezze, le perplessità, il vuoto creativo del protagonista Guido Anselmi, appartengono in realtà allo stato d’animo di Fellini, ma possono essere estese a qualsiasi altro regista che si trova in quella difficile fase prima delle riprese. Guido è assorto nel suo mondo interiore, dove si affollano le più svariate sensazioni che lo rapiscono e lo confondono sottoponendolo a continui interrogativi. La moglie, l’amante, la donna ideale e tante altre donne insieme agli affetti più cari della sua vita ruotano nei suoi nitidi ricordi d’infanzia e si fondono con le continue e rassicuranti visioni oniriche dei genitori defunti. Il suo travagliato quotidiano lo schiaccia, la gente di cinema lo incalza domandandogli in maniera opprimente le giuste direttive sul da farsi, la macchina produttiva è ormai avviata bisogna procedere con azioni concrete. Dottore! Signor regista… qualche piccola anticipazione per la mia parte? Qualche indicazione sul soggetto del film? Tante domande a cui Guido non sa rispondere perché è troppo impegnato a mettere ordine nella sua confusione interiore e non riesce a venirne fuori, si dispera si affatica mentalmente a tal punto da rifugiarsi per un breve periodo in una località termale per rilassarsi, curarsi e recuperare energie. Intanto si incrinano anche i rapporti con la moglie (una bravissima Anouk Aimée ) che è stanca delle sue bugie e di tanta ambiguità, ma Guido non riesce ad accusare nessuno del suo tormentato stato d’animo, cercando sempre di trovare la giusta soluzione alle sue problematiche scavandosi dentro e consolandosi con la sua prosperosa amante ( una stupenda Sandra Milo). Tornando al lavoro cerca di caricarsi pensando intensamente alla sua “donna ideale” (una candida e meravigliosa Claudia Cardinale), che di tanto in tanto gli appare in rapide e suggestive visioni, materializzandosi verso la fine del film, presentandosi alla produzione e quindi a Guido che viene folgorato dalla sua presenza, mentre stava assistendo con aria distratta alla proiezione dei vari provini da vagliare insieme agli addetti ai lavori. La crisi di Guido continua a tormentarlo non offrendogli nessuna chance, crolla ogni sua speranza di realizzare il film e si abbandona completamente alle sue sensazioni negative pensando di risolvere tutto con il suicidio. Il torpore e la sofferenza di questo autore in conflitto con se stesso vengono interrotti da un’improvvisa illuminazione che gli restituiscono il vigore per rimettersi al lavoro, grazie alla forza del cambiamento che riesce a dare alla sua vita, rivolgendosi con animo positivo verso tutta quella folla di persone che appartengono alla sua vita. In un memorabile finale, sulle suggestive note dell’indimenticabile colonna sonora del grande maestro Nino Rota, si conclude questo stupendo capolavoro con “un inno alla vita”, con un grande abbraccio, in una festa di gioia che accomuna tutto e tutti in un’esplosione di emozioni da vivere insieme. Il titolo si riferisce “a quello da decidere ancora…”, che veniva comunque dopo l’ottavo e mezzo (come numero) della produzione dei film di Fellini fino al 1963, titolo temporaneo che diventò poi quello definitivo.
    Un inno alla vita… :-) :-) :-) Cordialmente, ziogiafo

    0

  • Fewall Fewall
    Da apprezzare e tradurre... Mar. 5, 2008, 3:40 p.m.
    Un valore artistico infinito per un film che ha poco di narrativo e molto di onirica riflessione introspettiva per un regista enigmatico e tromentato, perfettamente rappresentato dal magnifico "alter ego" Mastroianni.
    :ninja
    Marcello infatti è più che un attore per Federico: è la proiezione della sua stessa persona.
    :cool
    Riconosciuta la grandezza intellettuale dell'opera, c'è da ammettere che può risultare molto, molto noioso….

    ma Fellini va digerito, non divorato…:alien :-0
    (per fini intenditori) :music

    0

  • gpdimonderose gpdimonderose
    Lug. 17, 2008, 10:37 p.m.
    :-0=^_^=marrrcellllooooo….

    0

  • Bess Bess
    Lug. 19, 2008, 3:02 p.m.
    Non vorrei solo "citare", ma l'analisi di ziogiafo è fatta molto bene, la condivido in pieno e non sarei riuscita a scriverla così bene (anche perchè la mia ultima visione del film risale a qualche anno fa e non ho più ben nitidi in mente tutti i particolari).
    Quindi ripeterei tutto quello che ha detto lui, aggiungendo che la crisi d'ispirazione artistica del regista narrata da Fellini può essere estesa alla crisi dell'artista in generale, anche di arti diverse dal cinema e perchè no, anche a qualcosa che è altro dall'arte, alla crisi di chi vorrebbe sapersi esprimere e comunicare in modo efficace e invece è come soffocato da molte cose, come il proprio pudore o l'insistenza degli altri che lo vogliono imbrigliare in un'identità che non gli appartiene. La difficoltà di essere se stessi al di là della morale convenzionale, del proprio ruolo nella società, dei limiti imposti a noi stessi da noi stessi… In 8 e 1/2 è rappresentato una sorta di "inetto sveviano" in senso artistico che però alla fine trova la sua illuminazione e probabilmente porterà a compimento la propria opera.
    Raccontando così questo finale mi accorgo di un'analogia con la fine del romanzo Gita al faro di Virginia Woolf, in ci una pittrice, che ha lasciato un quadro interminato per anni, trova finalmente la sua ispirazione e finisce la sua opera.

    (Chiedo perdono se ho scritto cose illogiche, non sono premeditate, mentre scrivevo due righe di commento al post di ziogiafo mi sono venute in mente molte altre cose, può darsi che siano sconclusionate e senza senso…smilesmilesmile)

    0

  • Ragazzo bianco Ragazzo bianco
    Lug. 28, 2008, 1:59 p.m. - Staff
    L'ho rivisto qualche giorno fa e come speravo sono riuscito a mettere ordine in quell'apparente disordine che è 8 e 1/2 per come si può presentare a uno spettatore. Fellini si mette al riparo da ogni critica, per me questo è uno dei film più sinceri e spontanei della storia, paradossale se si pensa che lo stesso Fellini si auto-definisce "un bugiardaccio". Sembra la storiella di quel filosofo che dice di essere un bugiardo: come credergli?smile
    Opera sperimentale, metacinematografica, praticamente un dialogo tra l'autore e il suo pubblico, la critica, gli attori, la moglie… Fellini ci parla di sè, del fatto che non ha nulla da dire ("He's nothing, nothing to say"), di una crisi creativa e del senso di responsabilità che lo schiaccia, riesce a fare un film che parla del fatto che non riesce più a fare film. E ci parla delle sue crisi, della sua vita privata, praticamente si mette in piazza, consapevole di quello a cui va incontro e, come sempre, lo dichiara lui stesso per bocca della moglie ("Ma a chi credi che interessi cosa senti o cosa pensi?"). E' preoccupato anche per il suo linguaggio, in una scena nelle saune il critico e il produttore gli dicono che "Bisogna farsi capire, la gente deve capire". Curioso, quel linguaggio che molti non capiscono e che preoccupava lo stesso regista è diventato unico, personale, immediatamente riconoscibile, sinonimo di poesia. Fotografia superba, scene e costumi curatissimi che diventano metafore di se stessi. Regia… bè la regia praticamente è il film, non saprei come spiegarlosmile. Marcello Mastroianni di una bravura esagerata, come ho sempre detto quest'uomo non sembra nemmeno che reciti e nei film di Fellini è al meglio. Bravi anche gli attori di contorno e naturalmente non posso non spendere una parola su Claudia Cardinale. Brava era brava, anche se qui vale di più la profondità che ha il suo personaggio che l'interpretazione che lei ne dà. Voglio dire, a livello di casting se sei un regista italiano degli anni '60 che devi scegliere un'attrice che rappresenta la Purezza, la donna ideale ecc. a chi pensi? A Claudia, ovvio. Non spendo parole sulla sua bellezza, non commentando questo film, dove tutto quello che c'era da dire in proposito lo ha detto benissimo Fellini per bocca di Mastroianni/Guido in quella bellissima scena in automobile verso la fine. Guido ha continuato a sperare fino in fondo che alla fine avrebbe trovato la pace e l'ispirazione e che sarebbe uscito dalla crisi, ma quando incontra Claudia alla fine getta la spugna "perchè non ci crede più" come dice lui. O forse è proprio "perchè non sa voler bene", come replica lei. Finale da lacrime, accomodante e retorico, ma da lacrime lo stesso.
    Un film che gli appassionati di cinema e le persone di una certa sensibilità non possono non amare.

    1

  • CC CC
    Da non perdere! Lug. 30, 2012, 10:30 p.m.
    Per definire questo film in maniera appropriata bisognerebbe inventare un neologismo! Trovo che sfugga un pò a qualsiasi tentativo di ingabbiarlo in una definizione.

    Credo che questo film più di altri aiuti a comprendere al profano perchè Fellini viene considerato un grande!

    Voto 9

    0

  • giardina giardina
    Gen. 17, 2013, 7:42 p.m.
    Ci sono film come La strada o Le notti di Cabiria che sono tra i miei film preferiti in assoluto nella storia del cinema..e poi ci sono film come la Dolce vita o 8 e mezzo che non riesco a proprio a digerirli, sarò io a non capirli non lo so!

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