di Bob Robertson (12.01.2007 23:18:31)
Inizio da subito col dire che il film mi è piaciuto veramente, ma il segno che lascia è legato più a qualche scena retta dalla bravura di Smith piuttosto che nella visione complessiva.
Nonostante non brilli per originalità e sia un tema piuttosto comune nella filmografia hollywodiana, quella della lotta e l'ascesa verso il successo partendo da condizioni disperate e di miseria, o più semplicemente il sogno americano, il film di Will Smith (lo so lo so che dovrei dire "con" visto che non è lui il regista) si lascia guardare e con gran piacere.
La regia mi è piaciuta, inquadrature semplici e azzeccate, molto ben fatte le scene con la camera a mano o quelle della continua corsa di Garner per arrivare in qualche posto, la sua corsa per arrivare sempre "a farcela". Ma la regia stessa ha il limite di essere del tutto funzionale più al protagonista che alla storia stessa, ne consegue che il film non può mai trascendere da Will Smith che non è semplicemente il protagonista, è il film. un'interpretazione intensa e convinta con punti di eccellenza.
però rimane la sensazione che al film manchi qualcosa. difficile dire cosa, ma è quella sensazione che ti impedisce di dire "fantastico" a fine proiezione. E' bello, ma niente di più. E' stato scritto abbastanza bene, la sceneggiatura funziona ma ha anche qualche vistosa mancanza. I rapporti umani sono resi bene solo a metà perchè è troppo concentrata su Smith, cosa che rende qualche scena un pò sterile, ma in apparenza tutto è ok grazie all'impegno che Willy ci mette dall'inizio alla fine, proprio come nella vita del suo personaggio. In definitiva si può dire che quello che fa Will non è tanto interpretare un uomo che non vuole cadere nella disfatta, ma un film che ha bisogno della sua forza di volontà di grande interprete per non scendere nello stucchevole, nel banale e nel noioso scontato e già visto. Scene altrimenti normali o volutamente commoventi sarebbero piatte e fastidiose se non fosse per la sua prova.
Il film è "costruito" per piacere, per strizzare l'occhio costantemente allo spettatore, con musiche azzeccate e un pò ruffiane messe lì apposta per legare le scene e mantenere il ritmo della frenesia della difficile vita di Garner.
Ma questo è voler essere veramente pignoli e cercare i difetti che, il regista non fosse stato Muccino, non avrei cercato.
Insomma: mi è piaciuto, piace durante tutta la visione, ma il suo limite sta nel fatto di darti sempre l'impressione che quell'uomo, quel Garner, quello Smith, visto tutto l'impegno e il suo mettercela tutta, come uomo, personaggio e attore, meritasse ancora di più dalla sceneggiatura e dal film stesso.
PS: ma a hollywood quando la smetteranno di mettere quelle scritte didascaliche per mostrare quanto abbia fatto "l'eroe" dopo aver raggiunto il suo obiettivo?
Ora andatelo a vedere e ditemi se non sarebbe stato azzeccato chiudere in nero coi titoli di coda nella scena in cui Garner/Smith dichiara di aver raggiunto la sua felicità ed è lì in mezzo alla folla. il resto non vi pare superfluo?
PPS: mi aspettavo anche una parte finale più brutta dopo aver letto la recensione dove sembra che il film celebri eccessivamente il sogno americano e il mito del denaro. lo scopo finale non mi è sembrato affatto quello di divinizzare il successo raggiungendo il denaro, ma il raggiungimento del successo come vero scopo di realizzazione di una vita, di emergere lottando, di mettercela sempre tutta finchè, a forza di sbattere la testa non si riesce a farcela.
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di diomede917 (15.01.2007 10:54:59)
Will Smith ha deciso di voler vincere a tutti i costi l'Oscar e dopo la sua interpretazione di Alì, ha scovato in un programma televisivo 20/20 (una specie di Costanzo Show americano) la storia di questo uomo d'affari arrivato in alto dopo una vita costellata da mille sofferenze. Insomma l'incarnazione del sogno americano. Ha deciso di affidare la regia ad un giovane regista di belle speranze rigorosamente non americano (nuova tendenza del cinema americano vedi Inaritu, Cuaron, Aja) e via alla campagna promozionale.
Andando nello specifico si può dire che quella narrata è una bella storia più alla Frank Capra che alla De Sica, molto triste ma si capisce subito come andrà a finire.
Rispetto alla sua produzione Muccino ha preferito fare il gioco di Smith seguendolo per tutto il film, poggiando tutto sulla sua performance regalandogli 2 scene da premio (la nottata passata nei bagni della metropolitana e la partita a basket con il figlio).
L'unico Muccino style lo si nota nell'interpretazione di Tinda Newton nervosa e urlata non a caso è stat doppiata da Sabrina Impacciatore.
Quello che manca al film per salvarlo dalla sufficenza risicata è un'impennata che poteva darla Andrea Guerra con le sue musiche che sono troppo americane e invece Smith con la sua presenza (non del tutto sgradita) si mangia tutto dal regista agli attori di contorno.
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di Cyrux (17.01.2007 15:52:33)
Bene per Muccino che si fa partecipe del sogno...ha avuto una possibilità insperata e il fatto mi rende felice x il nostro cinema. Ma di per sé il film è un po' una palla...
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