Fuga da Los Angeles

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Fuga da Los Angeles è un film di John Carpenter del 1996, con Kurt Russell, Cliff Robertson, Jeff Imada, Pam Grier, Michelle Forbes, Stacy Keach, Georges Corraface, Steve Buscemi, A.J. Langer, Valeria Golino. Prodotto in USA. Durata: 101 minuti.

Trama

Anni dopo il suo intervento a New York, che salvò la vita al presidente degli Stati Uniti, Jena Plissken ha una nuova missione: deve entrare nella città di Los Angeles, trasformata in un carcere per chi ha compiuto "crimini morali" contro il nuovo regime teocratico, e recuperare un prezioso apparecchio da cui potrebbero dipendere le sorti del mondo, caduto in mano a uno spietato terrorista.

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di Bob Robertson (21.07.2005 09:22:42)
Plissken è tornato. più cattivo e determinato che mai. Il grande Carpenter ci ripropone uno dei suoi personaggi più amati, e lo fa omaggiando se stesso e quel Fuga da New York che è un cult per tutti i suoi fan.


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di (08.09.2007 14:34:31)
secondo me questo film anche se non ha avuto molto successo devo dire che un 7 se lo merita pieno sempre grazie a Kurt Russell e a Carpenter però da lui non mi sarei mai aspettato che facesse uguali dei pezzi di film con il primo comunque sono sempre grandi lo stesso


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di CASSIDY (03.02.2009 19:24:13)
L'altro giorno ho letto una cosa su "Il seme della follia", e ho iniziato a pensare ad alcuni passaggi di Fuga da Los Angeles. Ieri sera me lo sono risparato perchè non ero convinto.

Sono passati 16 anni dalla sua Fuga da New York, sia nel nostro che nel suo mondo, le cose in questo lasso di tempo, non sono per nulla migliorate. Anzi.
Il primo film partiva dal presupposto che ci volesse il più cattivo dei cattivi, per avere la meglio nella prigione di New York, in questo sequel, la prospettiva sul personaggio cambia.

Nel primo, era l'aurea di Iena ad anticiparlo, tutti lo riconoscevano (Tu sei Jena Plissken..ma non eri morto?), anche noi spettatori, che lo vedevamo per la prima volta, prendevamo atto del più classico dei casi, il mio nome mi precede (e chiamami Jena! Biggrin)
16 anni dopo, Carpenter, Kurt Russell e Plissken stesso sono cambiati. Le major che hanno quasi distrutto la carriera di Giovanni ora gli offrono i soldi per un seguito del suo personaggio più famoso, quasi il suo Alter-ego sullo schermo. Quando hai un capo nuovo, che ti da tanti soldi sulla fiducia, e si aspetta da te di riaverne indietro tanti, c'è solo una cosa che la logica ti suggerisce di fare: Prendere i soldi e fare quello che ti pare Biggrin

Carpenter porta avanti un discorso, e lo fa con il dente più avvelenato che mai, c'è la società (Nel senso squisitamente politico del termine), e non ha mai digerito il trattamento riservatogli dalle Major, toccherà a Jena farsi carico di tale arrabbiatura.

Jena entra in scena in catene, perchè l'hanno preso a Cleveland si, ma perchè quello è il suo ruolo, non è più un eroe d'azione come era ai tempi di Fuga da New York, gli anni sono passati, la cultura Pop lo ha assimilato, ed ora una Major lo vuole sfruttare a pieno, Jena è un prigioniero nella gabbia costruita dalla sua immagine, dallo schema stesso dell'essere un personaggio seriale, costretto ad essere sempre uguale a se stesso per non turbare i fans...più le cose cambiano, più restano sempre le stesse.

Invece di esaltare il mito del suo personaggio, Giovanni inizia a smontarlo. La classica frase diventa "Tu sei Jena Plissken?..ti immaginavo più alto!", scopriamo di avere a che fare con il guastatore Bob Plissken (BOB! Jena si chiama BOB!! Wow Biggrin), ripete le stesse frasi ("Chiamami Jena!", "Hai da fumare?") persino il suo Look che andava bene per il SUO 1997, non va bene nel NOSTRO 1996 (2013 per Jena).
Dopo anni di eroi dell'azione ipertrofici, destrosi, e figli dell'era Reganiana (Rambo, Terminator ecc..), Jena molla la giacca di pelle è passa ad un cappotto nero, anni prima di Matrix.
Nella prima parte del film, Plissken (Chiamami Jena!) è un burattino, non riesce a ribellarsi mai a questo schema, però ci prova, a differenza del John Trent de "Il seme della Follia", non accetta passivamente il suo ruolo, e si ribella, d'altra parte non sarebbe Snake se non lo facesse Cool

Quando gli dicono di rallentare lui accelera (Il sottomarino) quando gli dicono di andare lui sta, la missione è la stessa di New York, solo ancora più pazza, meno tempo è più difficoltà, ma questo non gli impedisce di scivolare lungo lo stesso schema.
La scena della sedia ad esempio, se in Fuga da New York, seduto su una sedia rotta in mezzo alla strada quasi sconsolato (Per quanto uno come lui possa esserlo Tounge), era un tentativo di creare un momento riflessivo in un cinema costantemente in movimento spasmpdico. In Fuga da LA, Jean si siede, quando dovrebbe correre, si vede tutta la sua stanchezza, ed è magnifica la prova di Kurt Russel che rende alla perfezione la stanchezza non della missione, ma dello schema, perchè Jena (Chiamami Plissken!) è stato se stesso per 16 anni, è fuggito anche da Cleveland. Proprio come tutti i personaggi seriali, Carpenter ci lascia intendere che si sia mosso, che abbia vissuto la sua vita lontano dallo schermo. Cuervo Jones quando lo vede dice:
"Si è ritirato dalla scena tempo fa", ne parla come se fosse un attore (D'altra parte siamo a Los Angeles!Tounge) o come un un personaggio, come quelli dei fumetti che si muove anche tra una vignetta e l'altra, senza che noi li vediamo, Jena è stato intrappolato nello schema di Fuga da New York 16 anni, ed ora è stanco.
Proprio come è stanco Carpenter di vedere sempre lo stesso film, della filosofia stessa del Remake che piace tanto alle Major. La sua città, Los Angeles è la peggior Los Angeles mostrata sullo schermo dai tempi di Blade Runner, contiene tutti gli stereotipi della città degli angeli portati alle estreme conseguenze, ad esempio il pazzesco chirurgo interpretato da un grandissimo Bruce Campbell Bigsmile rappresentazione della fissazione tutta Hollywoodiana del culto del corpo. Carpenter si prende gioco di tutti i simboli della città, il suo personaggio sta scappando da Los Angeles si, ma anche da un certo modo di intendere il cinema e di produrlo, un modo alieno a quello che è Carpenter.

In questa Fuga, Giovanni schiaccia l'acceleratore, creando una struttura a videogioco, con varie prove da superare, non c'è tempo di pensare, il pubblico vuole azione azione ed ancora azione, Carpenter costringe il suo personaggio a fuggire in un labirinto che non è altro che l'immaginario stesso del suo creatore. Fa Surf come gli astronauti di Dark Star, salta sua una macchina rossa, ok è una Cadillac Eldorado e non una Plymouth fury, però ricorda Christine. Affronta bande che sembrano uscite da Distretto 13, lo stesso Cuervo Jones, scialba imitazione, volutamente contradditoria, che rimanda vagamente a Che Guevara è una macchietta come lo era il capo della banda di Distretto 13, che per altro aveva pure lo stesso Look. La banda di Herse somiglia alle bande viste in Grosso guaio a chinatown. Ma il momento fondamentale arriva sempre seguendo/distruggendo lo schema, ci vuole una sfida imposta dal Duca/Cuervo Jones, questa volta è un delle altre grandi passioni di Carpenter: Pallacanestro Biggrin

E qui ci sta il fine primo tempo Biggrin


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di CASSIDY (03.02.2009 19:50:27)
Secondo tempo Biggrin

Jena deve segnare 10 canestri in fila senza sbagliare mai, le regole vengono anncunciate da Cuervo Jones, sempre seguendo il sacro/maledetto schema ripetitivo: Se sbagli muori, se tiri oltre il tempo muori.

Un pò come uno dei prigionieri parlava in Fuga da New York (Se non ve ne andate muore, se tornerete muore).

Per liberarsi dalla sua gabbia, lo schema, il cinema, Jena deve affrontare una sfida in un gabbia, quella che recinta il campo da Basket. La sfida finale, Carpenter gliene ha fatte passare di tutti i colori, ed ora lo guarda, come guarda le partite dei suoi Lakers (di Los Angeles per restare in tema) in Tv. La palla gli cade dall'alto, non si vede chi gliela passa, forse Giovanni stesso Biggrin
Segna i primi 9 canestri (Per altro con una discreta tecnica Kurt bravo Wink) l'ultimo però non c'è possibilità di segnarlo, il tempo non è sufficente, quindi Jena, insofferente alle regole, se ne frega anche delle regole del gioco e della realtà, e con l'aiuto di Carpenter usa il cinema: Il rallenty.

La pall disegna una parabola perfetta, e con il rallenty c'è tutto il tempo di segnare. Jena vince, ma sopratutto rompe lo schema, ora sa di essere lui stesso un personaggio della fiction e non è più necessario per lui seguire nessuna regola, nemmeno quelle della fiction stessa, ora Jena ha il controllo, e il resto delal sua fuga è caratterizzato da almeno un paio di momenti dove viene salvato da un Deus Ex Machina (Ciao Giovanni, come va li dietro la macchina da presa? Tounge)
Cuervo ed Eddie in due occasioni mirano, sparano, e mancano Plissken (Chiamami Jena!) per effetto di una scossa di assestamento (Forse Carpenter che fa tremare volutamente la camera per aiutare il suo alter-ego Biggrin), la salvezza arriva con un elicottero (Arriva dal cielo a salvare il protagonista, se non è un Deus Ex Machina questo! Biggrin), altra grande passione di Carpenter, che è provetto pilota.
Per una volta gli elicotteri sono fonte di salvezza e non di pericolo come lo erano in altri film di Carpenter, volavano sopra il rifugio di John Nada in Essi Vivono, inseguivano il protagonista de "Avventure di un uomo invisibile" (Tra l'altro li pilotava proprio Carpenter Tounge), insomma dopo il basket pure gli elicotteri, in questo giocattolo nelle mani di Giovanni.

Il finale del film poi, uno dei migliori finali mai visti al cinema, secondo il mio modesto parere, e sicuramente uno dei finali migliori della filmografia Carpenteriana, è un vero gioiello di cinismo anarcoiede nichilista, tutto il discorso politico che Carpenter porta avanti da Essi Vivono (o prima) qui raggiunge il suo apogeo, non c'è parte giusta in cui stare, c'è solo il male minore da scegliere, se l'uomo dimentica i suoi ideali perde sempre, pià le cose cambiano, più restano sempre le stesse...anche qui Jena rompe gli schemi e fa la scelta numero tre.

L'ultima scena, sospinta da un tema musicale che rivela Fuga da Los Angeles per quello che è (Un Western Inlove) è l'ultimo atto della fuga di Jena dallo schema, da un tipo di cinema, dalla filosofia perversa dei Remake, e da se stesso, non ci sarà mai più una Fuga, Carpenter gli ha dato il libero arbitrio, Kurt Russel ha messo la benda per l'ultima volta, Jena Plissken è libero. Ha rotto la gabbia ed è andato. Hasta Luego!

Sbattendosene anche della regola aurea del cinema, Jena guarda in macchina, ci vede, ci guarda strano, e fa la mossa che caratterizza molti dei personaggi Carpenteriani, piega la testa da un lato, come se volesse guardarci meglio per tentare di capirci, faceva cosi anche Mike Myers quando fissava qualcuno, o l'alieno di Starman.
Jena è arrivato in catene ma se ne va libero, vede noi, vede Carpenter, ed insieme ci ricordano quello che avevamo dimenticato, la macchina da presa, il bordo dello schermo che guardando i film si scorda. Jena è consapevole di se stesso, e nemmeno la gabbia dello schermo lo può contenere, per personaggi cosi anche lo schermo è troppo piccolo.

Tira una boccata dall'amata sigaretta, spegne il fiammifero, e con lui anche la nostra luce. La frase finale è il commento di un cinico su un mondo brutto brutto brutto, ma a questo punto non è più solo il mondo di Fiction nello schemo, e il nostro: Benvenuti, nell'era della razza umana.


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