Il cinema come seduta di auto-analisi. Il cinema come fonte di espiazione (“tu fai cinema, rielabori attraverso il cinema”). E quindi il cinema come punto di partenza/approdo per/della memoria.
E la memoria, ricordo-immagine, che deforma, trasforma ciò che è reale. Ma cosa è reale nella memoria? Folman si immerge completamente nel mar nero e denso delle inquietudini della sua generazione, una generazione macchiata dalle infamie di una “sporca guerra”, e cerca di trovare il bandolo della matassa di una colpa rimossa.
L’impianto è cinematograficamente ideale e offre mille spunti, poichè nel suo scavare a ritroso nel rimosso della memoria, si scava nell’atavico dualismo del cinema: verità e/o finzione?
In questo senso ancor più sublime ambiguità è data dalla scelta di affidare il suo documentario alla tecnica dell’animazione, cosi da impastare il reale con l’artificio. E la chiave è offerta da un aneddoto della psicoterapeuta di Ari che gli racconta di un soldato che si auto-convince di star vivendo non in un campo di battaglia ma in un parco a tema, ponendo così una barriera fra la sua visione e gli avvenimenti che si stavano consumando davanti ai suoi occhi, finchè, un giorno la vista di cavalli agonizzanti non l’ha riportato alla terribile realtà, facendolo impazzire; allo stesso modo, la realtà dei fatti è velata dall’animazione, dall’artificio, per poi, alla fine, essere smascherata e rivelare il vero Orrore al quale si è assistito e dal quale non si può più scappare.
Gli ultimi venti minuti, però, mi hanno lasciato una fastidiosa sensazione.
Se cinematograficamente il film è ottimo, con momenti ad altissima intensità e poetiche scene supportate dalle malinconiche composizioni di Max Richter, dal punto di vista ideologico mi ha lasciato qualche dubbio. In soldini, cosa ci voleva comunicare Ari Folman? Voleva farci conoscere un eccidio poco (ri)conosciuto dalla Storia? (Folman stesso, in un’intervista, ha dichiarato che se le persone dopo aver visto il film faranno una ricerca sulle stragi di Sabra e Shatil il film avrà avuto un senso) L’orrore della guerra che sta da ambo le parti e che i soldati israeliani ne soffrono anche più degli altri? Il fatto che la colpa fosse prettamente dei Falangisti [U]Cristiani[/U] e delle alte sfere? Personalmente, non mi piace più di tanto parlare di messaggi e di tematiche, soprattutto se sono evidenti e scontate, ma in questo caso si rimane con un sospetto che è ben più fastidioso di una certezza; forse, essendo il punto di vista tanto vissuto dall’interno, non poteva essere altrimenti e gli ultimi trenta secondi con le immagini di repertorio dovrebbero far sparire ogni dubbio, però il sospetto rimane. Meglio quindi parlare di cinema? Non lo so, ma ci rimane comunque un bel film
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