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Valzer con Bashir 2008 )

Valzer con Bashir è un film di Ari Folman del 2008. Prodotto in Francia, Germania, Israele, USA. Durata: 90 minuti. Distribuito in Italia da Lucky Red a partire dal 09.01.2009.

la Trama
Una sera, al tavolo di un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari un terrificante incubo ricorrente in cui si trova alle calcagna ventisei cani furiosi. Ogni notte, lo stesso numero di cani. I due uomini deducono che ci sia una connessione con la missione dell'esercito israliano durante la prima guerra in Libano a cui hanno partecipato negli anni '80. Ari è sorpreso da quanto poco ricorda di quel periodo, e decide di esplorare il mistero rintracciando e intervistando vecchi amici e commilitoni in giro per il mondo.

Perché vederlo
Per scoprire ancora una volta quanto orribile e ingiusta può essere una guerra, grazie a un innovativo documentario animato che ipnotizza e scuote la coscienza.


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[recensione] di Luca Liguori
Il disegno qui non è un mero esercizio di stile o un vezzo, ma l'unico mezzo possibile per ricostruire gli eventi così come sono narrati da coloro che effettivamente erano presenti in battaglia senza uscire dal campo documentaristico ed entrare in quello più rischioso della fiction.
(16 Mag 2008)

[recensione] di Adriano Aiello
Edizione Blu-ray decisamente soddisfacente per l'animazione politica di Ari Folman che lascio il segno a Cannes nel 2008. Standard tecnici più che buoni e extra costruitto attorno a un making of davvero avvincente
(28 Giu 2009)


Cannes 2008

Presentato in competizione alla 61. edizione del Festival di Cannes.


di CASSIDY (12.01.2009 14:53:59)

Forse non è proprio corretto definire questo film una pellicola d’animazione che tratta il tema della guerra in Librano e dei massacri dei campi di Sabra e Shatila, il film parte dal sogno ricorrente dell’amico del regista Ari Folman, e da li parte un viaggio della memoria ma sopratutto nella memoria.

Il regista, utilizzando la tecnica tipica del documentario, ci porta le testimonianze di soldati e giornalisti, e dei fatti che della guerra in Libano, fatti dimenticati dal protagonista, a sua volta ossessionato da una visione onirica, o forse sarebbe più giusto dire orrorifica.

Caratterizato da un ritmo assolutamente ipnotico, ma sopratutto da un animazione che è un incrocio tra il fumetto, l’animazione in Flash, i personaggi del film sono quasi come i personaggi di un fumetto che piano piano si animano, la profondità delle immagini e dettata solamente dai disegni, esattamente come accade nei fumetti.

Tuttavia l’animazione non è un trucchetto eccentrico o un esercizio di stile di raccontare una storia documentaristica, l’animazion in questo film compensa l’assenza di immagini, i racconti dei veterani diventano “film” grazie all’animazione, persino i sogni, gli incubi e i processi mentali della memoria trovano corpo nell’animazione. Due generi apparentemente inconciliabili come Documentario e animazione, trovano una loro perfetta armonia in questo film.
L’animazione non toglie niente alla violenza della storia e della guerra, risulta ancora più funzionale quando nei minuti finali del film, l’animazione viene sostituita da filmati di repertorio.
Il ritorno alle tre dimensioni, il contrasto tra animazion e realtà risulta doloroso e sconvolgente come solo la guerra può essere.

Malgrado una nemmeno troppo velata critica ai Leader Israeliani di allora (Viene citato anche Ariel Sharon, allora Ministro della Difesa), il film mostra i soldati come carne da cannone, alcune scene ci ricordano, ed è sempre bene ricordarlo, quanto sia inutile una guerra. Il protagonista che guida un a carro armanto nella notte, sparando su non si sa chi per tutto il tempo, mi ha ricordato la scena del ponte di Apocalypse Now, forse più quello che la spiaggia con i Surfisti.
Utilizzo molto interessante della musica, che funziona molto bene a sottolineare le immagini, immagini per altro molto potenti, la venere quasi Felliniana che sorge dalle acqua, o il “Valzer” a colpi di mitragliatrice che da il titolo al film.

Un film intenso, a mio avviso da vedere, per la potenza del messaggio anti-militarista, per ricordare una pagina orribile di storia (l’ennessima) e per l’incredibile risultato che l’unione di generi agli antipodi può creare.


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di ele75 (22.01.2009 10:10:25)

Bellissimo questo film. Non posso che essere d'accordo con tutto quello che ha già spiegato esaustivamente Cassidy.
Posso solo aggiungere che la scelta di fare un documentario in forma di animazione è a dir poco geniale, direi quasi indispensabile.
Perchè certe immagini vanno viste, ma allo stesso tempo non si possono vedere.
Le scene del massacro di Sabra e Chatila sono indispensabili, ti arrivano dritte al cervello e al cuore, ma la scelta di renderle con un "cartone" fa in modo che si possa rimanere un minimo (proprio minimo) distaccati, e capaci ancora di pensare.
Riprova ne è il terrificante finale, quando dall'animazione si passa alle immagini di repertorio. Ho perso in raziocinio in quel momento: ero troppo sgomenta, troppo arrabbiata per poter affrontare qualcosa con un minimo di lucidità.
Da non perdere, assolutamente.
EleInlove


| Rating: +3 (13 utenti) | Hai apprezzato il commento? pollice verso Si - pollice verso No |
di Will Dearborn (23.01.2009 14:53:35)

Un che fa male, malissimo. Disegni stilizzati, dai toni virati al seppia, atmosfera dolente a suggerire l'orrore (man mano rivelato) sepolto da troppi anni nella mente del protagonista. Colonna sonora spettacolare (anche nei testi), sequenze da antologia su cui svetta il già citato valzer. Venire a patti con la follia e la morte non è facile, e nel momento in cui riesci a crearti un fragilissimo scudo protettivo, basta vedere gli occhi di un essere non umano, ma altrettanto innocente, altrettanto vittima, mentre muore, a far crollare qulle fragili difese e a farti impazzire. E quando i disegni cedono il passo alle immagini di repertorio, ai mucchi di cadaveri e all'orrore non più disegnato, ma crudamente mostrato, l'orrore diventa difficile da sostenere anche per lo spettatore. E cosa può esserci di più insostenibile (e tuttavia necessario) di un film del genere proprio in questo periodo, in cui a Gaza si è appena compiuta un'altra mattanza altrettanto crudele e inutile? Da vedere e soffrire, consapevolmente, nella speranza che il cinema, in futuro, non sia più costretto a inseguire questo tipo di realtà.


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di Pike Bishop (31.03.2009 13:58:48)

Il cinema come seduta di auto-analisi. Il cinema come fonte di espiazione (“tu fai cinema, rielabori attraverso il cinema”). E quindi il cinema come punto di partenza/approdo per/della memoria.
E la memoria, ricordo-immagine, che deforma, trasforma ciò che è reale. Ma cosa è reale nella memoria? Folman si immerge completamente nel mar nero e denso delle inquietudini della sua generazione, una generazione macchiata dalle infamie di una “sporca guerra”, e cerca di trovare il bandolo della matassa di una colpa rimossa.
L’impianto è cinematograficamente ideale e offre mille spunti, poichè nel suo scavare a ritroso nel rimosso della memoria, si scava nell’atavico dualismo del cinema: verità e/o finzione?
In questo senso ancor più sublime ambiguità è data dalla scelta di affidare il suo documentario alla tecnica dell’animazione, cosi da impastare il reale con l’artificio. E la chiave è offerta da un aneddoto della psicoterapeuta di Ari che gli racconta di un soldato che si auto-convince di star vivendo non in un campo di battaglia ma in un parco a tema, ponendo così una barriera fra la sua visione e gli avvenimenti che si stavano consumando davanti ai suoi occhi, finchè, un giorno la vista di cavalli agonizzanti non l’ha riportato alla terribile realtà, facendolo impazzire; allo stesso modo, la realtà dei fatti è velata dall’animazione, dall’artificio, per poi, alla fine, essere smascherata e rivelare il vero Orrore al quale si è assistito e dal quale non si può più scappare.

Gli ultimi venti minuti, però, mi hanno lasciato una fastidiosa sensazione.
Se cinematograficamente il film è ottimo, con momenti ad altissima intensità e poetiche scene supportate dalle malinconiche composizioni di Max Richter, dal punto di vista ideologico mi ha lasciato qualche dubbio. In soldini, cosa ci voleva comunicare Ari Folman? Voleva farci conoscere un eccidio poco (ri)conosciuto dalla Storia? (Folman stesso, in un’intervista, ha dichiarato che se le persone dopo aver visto il film faranno una ricerca sulle stragi di Sabra e Shatil il film avrà avuto un senso) L’orrore della guerra che sta da ambo le parti e che i soldati israeliani ne soffrono anche più degli altri? Il fatto che la colpa fosse prettamente dei Falangisti [U]Cristiani[/U] e delle alte sfere? Personalmente, non mi piace più di tanto parlare di messaggi e di tematiche, soprattutto se sono evidenti e scontate, ma in questo caso si rimane con un sospetto che è ben più fastidioso di una certezza; forse, essendo il punto di vista tanto vissuto dall’interno, non poteva essere altrimenti e gli ultimi trenta secondi con le immagini di repertorio dovrebbero far sparire ogni dubbio, però il sospetto rimane. Meglio quindi parlare di cinema? Non lo so, ma ci rimane comunque un bel film Wink


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Titolo originale:
Waltz with Bashir
Nazioni:
Francia , Germania , Israele , USA
Generi:
Animazione
Durata:
90min. (colore)
Data di uscita:
09.01.2009
Distribuzione:
Lucky Red
In Homevideo:
dvd blu-ray
 
 

 
 
Regia:
Sceneggiatura:
Ari Folman
 




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