Il titolo del film di Allen fa chiaramente riferimento all'omonimo distretto della città di New York: una città che appare magica, ma che racchiude in sé una marea di aspetti, anche contrastanti, tra loro. Manhattan è infatti romantica, familiare, intellettuale, dispersiva, fredda, paurosa, viva, coinvolgente, confusa, attraente, affascinante e molto altro ancora. Inoltre, la stessa Manhattan è la vera protagonista del film: le vicende rappresentate la incorniciano, e lo stesso distretto della città di New York influenza i comportamenti e le coscienze dei suoi personaggi.
Il film di Allen è una commedia nevroticocrepuscolare agrodolce, autentica ed acuta, pervasa da una satira pungente e da uno humour corrosivo, che presenta già sulla carta una trama originale ed interessante. La sceneggiatura è sicuramente eccezionale, e ne scaturiscono dialoghi geniali e battutte brillanti, sottili e divertenti. In più, situazioni a volte al limite del grottesco.
E' un film sicuramente solido e stabile, la cui regia è sobria, elegante ed esteticamente potente.
Ciò che più viene ricordato ed elogiato di questo film, è la splendida fotografia in bianco e nero di Gordon Willis, passata ormai alla storia del cinema, e reputata tra una delle più belle: è sicuramente sublime e memorabile.
Gli interpreti sono tutti eccellenti. Anzi, più che gli, le interpreti. Mariel Hemingway è simpatica e vivace, ed ha una recitazione schietta e sincera. (Anche se fisicamente mi sembra che abbia un non so che di maschio!

) Diane Keaton è perfetta: credibile ed ironica come sempre.
Un film frizzante ed ironico che ha in sé una doppia faccia: è sia ottimista che triste.
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