Il pasto nudo

Il pasto nudo
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I film di prossima uscita

Il pasto nudo è un film di David Cronenberg del 1991, con Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider, Monique Mercure, Michael Zelniker, Robert A. Silverman, Joseph Scoren. Prodotto in Canada, Giappone, Gran Bretagna. Durata: 115 minuti.

Trama

Bill Lee si ritrova a seguire la moglie nella dipendenza dalla polvere che usa per sterminare gli insetti. Dopo averla uccisa accidentalmente, precipita in un'esistenza allucinata in cui si immagina come un agente segreto, per conto di bizzarre creature. Incanala la sua energia nello scrivere rapporti sulla sua missione, mentre cerca di interrompere la sua dipendenza. Più che una versione del romanzo di Burroghs, il film riflette aspetti della vita dell'autore nelle fasi di scrittura del libro.

Curiosità

Roma 2008

Inserito nella retrospettiva reallizzata nell'ambito della mostra "CHROMOSOMES. Cronenberg oltre il cinema", organizzata in occasione dell'edizione 2008 del Festival internazionale del Film di Roma.

[mostra tutte]
di cronix (27.07.2007 00:48:36)
Definire questo film criptico è a dir poco un eufemismo. Peter Weller (alias Bill Lee) sotto l'effetto della droga crea un un universo allucinogeno estremamente complesso, nel quale diventa un agente segreto che ha il compito di redigere "rapporti".
La trama non è certamente banale, tuttavia si fatica a star dietro al lento scorrere degli eventi, ed in poco tempo ci si distacca dalla visione del film. Secondo il mio parere in questa pellicola manca totalmente il pathos che Cronenberg è riuscito a rendere in maniera perfetta nei suoi film precedenti ("La mosca", "Brood - la covata malefica", "Rabid, sete di sangue", "Videodrome", solo per citarne alcuni).
Il mio giudizio è quindi negativo, anche se il film non è completamente da buttare. Voto: 5.


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di Bob Robertson (17.05.2008 00:05:16)
Particolare, non per tutti, più facile avvicinarglisi per chi ha già avuto esperienze con Cronenberg (o ancora meglio con Lynch).
La sua regia è infatti la colonna portante del film, insieme ad una sceneggiatura densa, complessa eppure fluida, e ad un
ottimo Peter Weller
, maschera di se stesso e delle sue allucinazioni.
Un gran cast, azzeccatissimo in ogni personaggio.
Atmosfere cupe oscillano tra l'inquietante e l'ironico mentre Cronenberg ci fa muovere attraverso gli stati di allucinazione del protagonista con una facilità spiazzante. Difficile capire cos'è reale e cosa non lo è, e inghiottiti nel gorgo della narrazione non è poi tanto importante.
Peter Weller è capace di forti dosi d'empatia prima e estraniazione e distanza dopo (alcuni monologhi sono splendidi e trascinanti). Ci avvicina e ci allontana, si rende umano e poi inumano con la stessa facilità con cui passa da realtà a incubo.

Se colta nel giusto modo la visione può essere una grande esperienza visiva e allucinante.


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di lallolallo (28.08.2008 09:02:36)
Burroughs, oltre che farsi cavia per esperimenti sulle nuove droghe chimiche scriveva con la tecnica del cut-up. Ovvero scriveva un racconto poi lo tagliava a pezzi in vari paragrafi e lo rimontava a caso. Il lettore non riesce a seguire la trama ma alla fine del racconto riesce comunque a ricostruirsi la temporalità degli eventi e il senso di tutto. Aggiungeteci che a trattare un simile materiale ci si mette Cronenberg ed ecco a voi una discesa nel buio allucinante. Benvenuti.


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di Ragazzo bianco (16.11.2008 15:36:06)
Gente, che film pazzesco! Decisamente non si può dire che sia il Cronenberg che preferisco, tutt'altro, ma non è del tutto da buttare. Ben fatto, d'accordo, ma per fortuna c'è dell'altro, inizialmente si presenta come un guazzabuglio senza capo nè coda, ma dopo la prima mezz'ora in cui pensavo di gettare la spugna nel tentativo di capirci qualcosa, inizia a emergere un primo bagliore. Io in sostanza l'ho visto come una gigantesca metafora della scrittura e in generale del processo creativo di un artista. Nulla è spiegato direttamente e Cronenberg butta una serie di input allo spettatore molto generici e a volte un po' fastidiosi, almeno per il sottoscritto. I valori sono la droga, l'identità (sessuale soprattutto), il sesso e l'arte. Il protagonista entra nell'Interzona, che io ho interpretato come un luogo della mente, più precisamente quello in cui si trova ispirazione per scrivere o creare artisticamente più in generale. Facendo questo (e proprio per fare questo) si allontana dalla realtà e si isola da chi gli sta intorno, gli amici e soprattutto la moglie, probabilmente l'omicidio simboleggia proprio questo, l'esclusione dell'"amata" su tutti i fronti. Incluso quello sessuale. Le scene che in un qualche modo rimandano all'erotismo con personaggi incontrati nell'Interzona e soprattutto con le macchine da scrivere credo simboleggino il "divorzio" del protagonista dalla moglie in favore dell'unione con la scrittura. Secondo Cronenberg e Burroghs, creare significa darsi completamente al proprio lavoro.
Che dire... io l'ho interpretato così e nonostante il contenuto lo trovi molto interessante per i temi trattati, c'è da dire che la forma a tratti m'infastidisce e a tratti mi fa sbellicare dalle risate, c'è una sorta di comicità involontaria in Il pasto nudo per come l'ho visto io. E nonostante questo, in certi momenti Cronenberg, con un grosso aiuto da parte di un Weller molto in parte, riesce ancora a coinvolgere e incantare.
Non è il mio genere, ma non è nemmeno brutto.
Voto: 6,5.


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