Volevo un figlio maschio, la recensione: un family movie fuori tempo massimo

La recensione di Volevo un figlio maschio: pur partendo da un soggetto interessante per essere sviluppato in chiave umoristica, il film di Neri Parenti con Enrico Brignano non riesce ad essere ciò che vorrebbe.

Volevo un figlio maschio, la recensione: un family movie fuori tempo massimo

Mentre gli sketch di Volevo un figlio maschio si susseguono, senza una coesa ragione di forma, ci arrovelliamo nel risalire a quando, la commedia italiana, ha perso i tipici connotati virando verso un sottogenere a sé, ossia il family movie. Ci deve essere stato un momento chiave, spartiacque, magari l'uscita di un titolo fortunato, a cui si sono susseguiti gli altri, provando a replicarne il successo. Pensandoci e ripensandoci, eccolo tornare alla memoria: a suo modo, 10 giorni senza mamma di Alessandro Genovesi (uscito nel 2019, con quasi otto milioni incassati) ha cambiato le carte in tavola della nostra produzione di genere. La commedia assoluta, già all'epoca, aveva smesso di funzionare, e allora la strada da battere era quella dei buoni sentimenti, capaci di unire tutta la famiglia, portandola al cinema. L'Italia scopre il family movie, e da lì non si è più fermata, intasando distribuzioni theatrical e streaming. Tuttavia, l'etichetta family non basta. Bisogna aggiungere altro. Cosa? Magari un tocco fantasy, seguendo la scia delle grandi commedie americane degli anni Novanta, come quelle di Chris Columbus.

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Volevo un figlio maschio: un frame del film

Family e fantasy insieme, il "film per tutta la famiglia. Nonni compresi!", come recitava una tagline di una pellicola già vista e già rimossa. Un preambolo lungo ma necessario in apertura di recensione, suggerito proprio da Volevo un figlio maschio di Neri Parenti, regista molto più raffinato di ciò che si crede; uno che di commedie se ne intende, avendo per quindici anni tenuto in vita i botteghini delle produzioni italiane grazie ai Cinepanettoni. Oggi pare non esserci più spazio e luogo per quella comicità godereccia, e dunque la lancetta si è spostata indicando la famiglia come fulcro. Tuttavia c'è un punto macroscopico, e non relativo solo a Volevo un figlio maschio: tranne rare eccezioni, i family movie italiani non funzionano, e funzionano ancora meno quando vengono distribuiti al cinema e non in streaming. Il motivo? Gli stessi già noti, che hanno spento la verve della commedia italiana: una marcata dose di luoghi comuni; l'imprevisto come motore della trama; personaggi tagliati con l'accetta, incapaci di creare un rapporto con lo spettatore, e la chiave fantasy a giustificare qualsiasi cosa.

Volevo un figlio maschio, la trama: attenti a cosa sognate!

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Volevo un figlio maschio: una foto del film

Perché poi, guardando l'altro lato, gli spunti interessanti ci sarebbero anche, dato che il soggetto di Volevo un figlio maschio si presterebbe ad una declinazione umoristica, seguendo la logica della commedia garbata, in qualche modo originale nel suo cliché dell'imprevisto. Poi però accade che la sceneggiatura disunisce le intenzioni e non va per il sottile, provando a far ridere con battute del tipo "Si chiama Thor, e c'ha pure il martello", riferito al genere sessuale del simpatico Retriever di famiglia, che da femminuccia è diventato maschietto.

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Volevo un figlio maschio: un momento del film

Del resto, il film di Parenti gira attorno a un concetto magico, con un avvertimento: attenti a ciò che desiderate, perché potrebbe avverarsi. Ciò che sogna Alberto (Enrico Brignano) è appunto avere un figlio maschio, lui papà di ben tre femmine. Quando sua moglie Emma (Giulia Bevilacqua) sta per dare alla luce un quarto genito, Alberto esprime un desiderio alle stelle cadenti: avere un figlio maschio con cui condividere le passioni maschili (sigh...). Le "stelle" però esagerano: le sue figlie, cane compresa, diventano maschi. Sogno realizzato, o incubo appena incominciato?

Volevo un figlio maschio, Enrico Brignano: "Attenti a ciò che sognate, potrebbe avverarsi!"

Una buona intenzione, troppi luoghi comuni (ampiamente superati)

Dietro le sottili intenzioni, che vorrebbero in qualche modo dissacrare la battaglia dei sessi in chiave paterna, Volevo un figlio maschio perde presto l'abbrivio, restando incastrato nelle scorciatoie didascaliche che dovrebbero far ridere. Allora, pur sforzandosi, e pur sforzandoci nell'essere coerenti con il contesto messo in scena da Parenti, accade che il tofu è per le femmine, e la grigliata di carne è roba da maschi. Accade che la musica classica è per le ragazze, mentre il calcio è per ragazzi. Accade pure che niente piercing alla pancia, ma passi il benestare per un figlio adolescente che esce con la moglie del capo.

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Volevo un figlio maschio: una sequenza del film

Chiaro, è tutto estremizzato e tutto voluto, tutto rapportato alla tonalità scelta per generare risate (fuori tempo massimo), per essere materiale e pretesto per enfatizzare poi un finale progressista (e ci mancherebbe pure) che accontenta i personaggi tirati in causa, che entrano letteralmente tutti in scena come se fosse la conclusione di uno spettacolo teatrale. Questi sono solo una manciata di esempi, forse utili per sciorinare un po' il quadro generale che stenta a coinvolgere, ad essere credibile, o ad essere predisposto per il formato cinematografico, essendo stilizzato in un respiro televisivo. A proposito: prendendo per modello Volevo un figlio maschio, altri titoli simili hanno optato per una distribuzione streaming, con successivo passaggio in tv in chiaro, potendo arrivare al pubblico trasversale che il film si prefigge di raggiungere. Lo stesso pubblico di famiglie che invece al cinema, tranne eccezioni, non si vede più da un bel pezzo.

Conclusioni

Il cinema italiano ha scelto i family movie come nuove commedie per il grande pubblico. Purtroppo, però, Volevo un figlio maschio non riesce a generare umorismo, restando incastrato tra una pregnante artificiosità e una sequela di luoghi comuni. Peccato, perché lo spunto iniziale si prestava alla declinazione.

Movieplayer.it
1.5/5
Voto medio
2.4/5

Perché ci piace

  • Lo spunto iniziale.

Cosa non va

  • I luoghi comuni, troppi.
  • Il tocco fantasy, abusato per i family movie.
  • Artificiosità generale.
  • Poco divertimento.