The Truman Show: riflessioni su un finale più attuale che mai

A 22 anni dalla sua uscita, nonostante un mondo in continua evoluzione, The Truman Show ha dalla sua un finale che non smette di essere potente e universale.

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Pochi film possono vantare di avere un finale così perfetto e potente da non invecchiare mai, nemmeno se sono pellicole che sembrano parlare di un mondo che nel frattempo è cambiato. The Truman Show è uno di questi film. Poco importa se il suo occhio (orwelliano) nel 1998 puntava sull'esagerazione del reality show, un format televisivo che ha avuto i suoi alti e bassi fino a perdere la sua stessa essenza, e che oggi, in un mondo di social network e interconnessione continua, sembra essere fuori tempo massimo. Il film di Peter Weir costruisce con perizia lungo il corso della storia un climax che esplode negli ultimi indimenticabili minuti lasciando, ancora adesso, una sensazione di appagamento ma anche uno strano sentimento di contemporaneità. Il finale di The Truman Show sembra più attuale che mai.

Noi siamo la star

Christof accarezza Truman nel film 'The Truman Show'
Christof accarezza Truman nel film 'The Truman Show'

Nel film è Truman Burbank, interpretato da un (per l'epoca) inedito Jim Carrey che abbandonava i ruoli demenziali per dimostrarsi un ottimo attore anche nei ruoli drammatici, la star del programma. Tutta la sua vita, sin dalla nascita, è stata ripresa dalle telecamere del network televisivo di Christof (Ed Harris). Tutto il suo mondo è un enorme set cinematografico a sua insaputa. Tutta la storia della sua vita è un insieme di casualità e programmazione, istinto umano (Truman è inconsapevole della finzione intorno a lui) e pura e semplice scrittura (ogni personaggio è un attore che ha lo scopo di mantenere Truman all'interno della finta cittadina di Seahaven). Star a sua insaputa, Truman sembra catalizzare l'attenzione degli spettatori non tanto per curiosità antropologica, nello stesso modo in cui guarderebbero con interesse esotici animali in gabbia allo zoo, quanto per la volontà di identificarsi con lui. Non è il desiderio di fuggire dal mondo reale: Seahaven non è nulla di più del mondo vero - come ha modo di dire il suo "regista" Christof - ed è questo il punto di forza del Truman Show. Ed è anche parecchio noioso. Gli spettatori si sintonizzano durante il "finale di serie" perché la vita di Truman Burbank è diventata decisamente appassionante in quel momento, ma nonostante la tv costantemente sintonizzata sul canale sono in pochi a guardare il programma con attenzione continuamente. In poche parole, non è il desiderio di essere come Truman che fa il successo del programma, ma il desiderio di essere al posto di Truman, di essere i protagonisti di una vita vista da milioni di persone.

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I nuovi reality

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Nel 1998 nasce come satira dei reality show, format televisivo che con il Grande Fratello avrebbe dato inizio a una vera e propria ondata di successo, ma nel 2020 The Truman Show a prima vista sembra un film invecchiato, uno di quelli usciti nel momento giusto che trattavano l'argomento giusto e che ora riguardano una società che non esiste più (o che non è più interessata così tanto come vent'anni fa ai reality show in televisione). E se non fosse così? La telecamera ha lasciato il posto alla rete e il modello del reality si è tramutato nei meccanismi dei social network, modello molto più immediato, economico e appagante per la nostra autostima. Chi sono gli influencer oggi se non dei consapevoli Truman Burbank, personaggi che amiamo seguire e che si mettono a nostra disposizione ventiquattro ore al giorno con l'accessibilità dello smartphone al posto dello schermo televisivo? E possiamo emularli facilmente. Finalmente abbiamo l'occasione di essere i protagonisti del nostro show e dare il nostro meglio per essere apprezzati, seguiti, amati. Ogni profilo che ci creiamo è un canale televisivo dove siamo registi e protagonisti allo stesso tempo e dove quello che diciamo, scriviamo, condividiamo provoca like e reaction. Possiamo essere onesti o seguire la più facile popolarità, possiamo essere noi stessi o dei veri e propri personaggi col nostro stesso nome. Con la voglia costante di mettersi in mostra.

Il mio nome è...

Un wallpaper di Truman Burbank on air nel film 'The Truman Show'
Un wallpaper di Truman Burbank on air nel film 'The Truman Show'

È proprio nel finale del film che si mostra la differenza fondamentale dello show di Truman e gli show quotidiani che creiamo grazie ai social network. La decisione di Truman di uscire dal set di Seahaven fa parte della sua stessa natura. True/Man, l'uomo vero, l'unico presente nello show: DNA dichiarato attraverso il suo nome, è spinto verso il mondo vero, quello che Seahaven non potrà mai essere. È la sua inconsapevole forza ("Non sarà sempre Shakespeare, ma è la sua vita. È autentico" dirà Christof), il richiamo che lo spinge ad abbandonare il "porto sicuro" (traduzione del nome della cittadina), salire sulla Santa Maria come un novello Cristoforo Colombo alla ricerca di un nuovo mondo, affrontare il mare in tempesta come un eroe e trovarsi di fronte all'uscita, una porta nera, l'ignoto. Dal cielo il regista Christof (nome che richiama l'influenza divina) prova a fermarlo e tenerlo sul "mondo come dovrebbe essere".

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E nel caso non dovessimo rivederci

The Truman Show: un immagine del celebre film
The Truman Show: un immagine del celebre film

Sarebbe troppo facile interpretare il finale come un invito a noi, personaggi del 2020, di abbandonare la realtà virtuale dei social network, uscire come Truman dalla porta che dà verso l'ignoto con un inchino e disintossicarci dalle dinamiche del web. In realtà, la forza del film sta nell'invitarci a essere dei True/Men, delle persone vere, sincere, a non recitare dei personaggi solo per il gusto di essere star dello show perché, semplicemente, non serve. Se il Truman Show è proseguito per trent'anni, con alti e bassi certo, è perché il protagonista era autentico. La possibilità incredibile di accorciare le distanze grazie ai social network è la realizzazione di una Seahaven dove siamo liberi di comportarci come meglio crediamo, ma se togliamo il fattore di autenticità nei nostri comportamenti rischiamo di rovinare il fascino principale dello show. Senza un elemento catalizzatore, particolare, unico, senza il Truman onesto in un mondo di attori e scenografie, lo show è destinato a chiudere. Non è un caso che non vediamo cosa c'è dall'altra parte della porta che Truman oltrepassa, non è un caso che il film finisca nel momento in cui si interrompono le trasmissioni. La forza del finale di The Truman Show, a più di vent'anni dalla prima uscita, rimane intoccabile per come ci invita a essere noi stessi. Cambierà la società, cambieranno i costumi, cambieranno i mezzi, ma l'uomo rimane sempre lo stesso.