The Lie, la recensione: Che cosa non faremmo per i nostri figli

La recensione di The Lie, thiller parte del progetto Welcome to The Blumhouse e da poco disponibile su Amazon Prime Video.

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The Lie: una scena del film con Joey King

Non c'è casa produttiva più connessa al genere horror che quella fondata da Jason Blum: prendete un film horror, di successo, uscito negli ultimi anni e nella maggior parte dei casi sarà in qualche modo legato a Blumhouse. In un periodo storico come questo, in cui lo streaming si sta accaparrando - inevitabilmente - uno spazio sempre più massiccio nelle nostre vite, Blumhouse firma un progetto con Amazon Prime Video: Welcome to The Blumhouse. Una serie di otto film, tutti diretti da giovani registi, che sbarcheranno in due diverse tranche sulla piattaforma streaming, i primi quattro questo ottobre, i restanti nel corso del 2021. A legare queste storie, che spaziano dal thriller psicologico a scenari più propriamente horror, la volontà di raccontare famiglia e amore attraverso una prospettiva unica e particolare: come vedremo in questa recensione di The Lie, uno dei primi due ad essere disponibili su Prime Video, al centro della trama di questo film è proprio il legame che ci lega ai membri del nostro nucleo familiare, in particolare quello che saremmo disposti a fare per i nostri figli: in che cosa arriviamo a trasformarci al solo scopo di proteggerli? Saremmo disposti a rovinare la nostra vita e quella di altri?

Diretto da Veena Sud, regista principalmente conosciuta per (l'ottima) The Killing, e remake del tedesco We Monsters, The Lie parte da un idea piuttosto semplice e si svolge nell'arco di pochi giorni: una storia che colpisce più che per il suo intreccio - comunque molto ben orchestrato - per il modo che ha di rendere assolutamente credibili i suoi personaggi. Siamo sicuri che la maggior parte degli spettatori, nel corso della visione, si porranno la stessa domanda: "Avrei fatto la stessa cosa fossi al loro posto?". Probabilmente no, ma il dubbio di certo il film ce lo instilla. L'indiscutibile capacità della pellicola di toccare corde così sensibili nel vissuto di ogni persona è, quindi, proprio ciò che la rende così inquietante, così difficile da scrollarsi di dosso anche al termine dei titoli di coda. L'ambientazione, un inverno canadese che con il suo bianco accecante invade non solo gli esterni ma anche la casa dei protagonisti, contribuisce poi a creare un'atmosfera assolutamente angosciante, sfondo perfetto - se non indispensabile - per rendere quanto sta accadendo sullo schermo il più convincente possibile.

Una storia che non ci dimenticheremo tanto presto

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The Lie: una scena del film

Kayla (Joey King) è l'unica figlia di una coppia di divorziati: il musicista professionista Jay (Peter Sarsgaard) e l'avvocato di successo Rebecca (Mireille Enos), rifattisi entrambi una vita con altri partner. Kayla, profondamente e perennemente scontenta come solo le quindicenni riescono ad essere, vorrebbe non andare al ritiro di danza, dove deve accompagnarla suo padre: il suo umore cambia però all'improvviso quando per strada incontrano la sua amica Brittany, che ha bisogno di un passaggio. Quando le due insistono per fermarsi nel mezzo del nulla, perché devono andare al bagno, le cose prendono però una piega assolutamente inaspettata. Dopo qualche minuto, richiamato dal grido della figlia, Jay scoprirà che Brittany è caduta in un fiume ghiacciato, ed è molto probabilmente è morta. La rivelazione più agghiacciante sarà però quella di Kayla: è stata lei a spingere, di proposito, l'amica. Da quel momento le vite dell'uomo e della sua ex moglie cambieranno radicalmente nel tentativo di proteggere la figlia e di impedirle la prigione. Se le cose però, inizialmente, sembrano facilmente gestibili, dopotutto nessuno sapeva che stavano dando un passaggio a Brittany, una serie di imprevedibili eventi e, soprattutto, lo strano comportamento di Kayla, aggraveranno velocemente la situazione.

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The Lie: un'immagine del film

Come vi anticipavamo, The Lie parte da un'idea molto semplice e che si sviluppa nell'arco di pochi giorni, quasi in un'unica ambientazione, quella della casa di Rebecca e Kayla. Il ritmo della narrazione diventa sempre più incalzante, veicolando un'atmosfera progressivamente più opprimente: una storia di questo tipo funziona così bene proprio perché racchiusa in limiti temporali ristretti, dando allo spettatore la sensazione di seguire la vicenda quasi in tempo reale. In questo modo anche i cambiamenti dei personaggi risultano decisamente più incisivi e d'impatto, trasportando chi guarda nella drammaticità di quanto accade sullo schermo.

Personaggi che sono il cuore del film

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The Lie: Joey King in una scena del film

Sono proprio i tre protagonisti - che con le loro interpretazioni riescono ad essere convincenti anche quando, come vedremo, quello che vediamo non lo è - il cuore di The Lie. La giovane Joey King, che tiene tranquillamente testa ai due attori con più esperienza nel ruolo dei suoi genitori, riesce ad essere a tratti genuinamente inquietante: è il trauma a renderla così apatica nei confronti di quello che ha fatto o dietro ai suoi atteggiamenti si nasconde qualcosa di più? Siamo sicuri che lo spettatore, soprattutto chi è genitore di adolescenti, la sua Kayla non se la dimenticherà tanto facilmente.

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The Lie: una scena del film con Mireille Enos, Peter Sarsgaard

Mireille Enos e Peter Sarsgaard sono poi perfettamente in grado di portare sullo schermo due genitori costretti a fare cose che mai si sarebbero potuti immaginare per il bene della propria figlia: in questo caso, però, a rendere il tutto più complicato (ed interessante, dal punto di vista chi guarda) c'è il fatto che si tratta di una coppia separata da tempo, che dovrà quindi riavvicinarsi e collaborare mentre i vecchi rancori vengono progressivamente alla luce e si insinuano tra di loro. Che poi i due nutrano, chiaramente, ancora un profondo sentimento l'una per l'altro non aiuta a gestire una situazione che si fa sempre più complessa. Entrambi i personaggi, schiacciati da quello che sta succedendo intorno a loro, perdono progressivamente il controllo, trasfigurando anche fisicamente. Emblematico il confronto tra la Mireille Enos dell'inizio del film - in particolare nella scena in cui parla con il padre di Brittany e, pur nel suo essere in apparenza completamente a suo agio, non riesce fermare tremore delle mani - con quella sconvolta e stravolta del finale.

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Un finale spiazzante

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The Lie: una scena del film con Peter Sarsgaard, Joey King

Parlando del finale del film, però, non possiamo che evidenziare come non ci abbia completamente convinto: se da una una parte ci è sembrato un po' affrettato e piuttosto prevedibile (almeno da un certo punto della storia in poi), certe azioni dei personaggi ci sono parse piuttosto ingiustificate. Certo, quel tipo di disperazione può portare a scelte assurde e affrettate, ma la svolta che prendono gli eventi negli ultimi minuti della pellicola dobbiamo ammettere che ci ha un po' spiazzato. Detto questo, però, The Lie è un film che ci ha indubbiamente colpito, e andrà certamente ad arricchire il catalogo di Amazon Prime Video, non particolarmente ricco di pellicole di questo genere, che ricordano da una parte il cinema noir europeo, dall'altra il thriller psicologico più classico. Film che, insomma, si distaccano da quello che il panorama del genere horror/thriller recente si limita ad offrire.

Conclusioni

Terminiamo questa recensione di The Lie, tra i primi due film ad essere disponibili su Amazon Prime Video del progetto Welcome to The Blumehouse, ribadendo come ci abbia positivamente colpito. Se il finale non ci è sembrato particolarmente riuscito, il resto della pellicola è molto convincente: sia l’intreccio ben costruito che l’ottima caratterizzazione dei personaggi non ci faranno scordare questo The Lie tanto presto.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.1/5

Perché ci piace

  • L’ambientazione che veicola un’atmosfera particolarmente inquietante.
  • L’intreccio ben orchestrato.
  • I tre protagonisti che danno il meglio nella parte.

Cosa non va

  • Un finale poco convincente e, da un certo punto in poi, piuttosto prevedibile.