Storia di un uomo d'azione, la recensione: su Netflix un bio-pic poco ispirato

La recensione di Storia di un uomo d'azione, film spagnolo che racconta la vita dell'anarchico Lucio Urtubia e la sua lotta contro le banche tra gli anni Sessanta e Settanta.

Storia di un uomo d'azione, la recensione: su Netflix un bio-pic poco ispirato

Fin da quando era un ragazzino Lucio Urtubia ha sviluppato un profondo odio verso le banche. Di origini contadine, si è infatti visto negare il prestito per comprare della morfina necessaria ad alleviare il dolore del padre morente e da quel momento si è messo in testa di lottare contro il sistema. Trascorrono gli anni e Lucio decide di raggiungere la sorella in Francia, dove lei si è trasferita da tempo, e comincia a lavorare come operaio.

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Storia di un uomo d'azione: un momento del film

Come vi raccontiamo nella recensione di Storia di un uomo d'azione, è proprio lì in quell'ambiente proletario che Lucio si intestardisce a farla pagare finalmente una volta e per tutte alle banche, trasformandosi in una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per donare ai poveri - e perché no, anche a se stesso. Un idealismo anarchico che lo spinge a progettare truffe sempre più su larga scala e che gli attira le attenzioni indesiderate delle forze dell'ordine, con l'ispettore Costello che cerca di incastrarlo con tutte le sue forze. Ma Lucio non è per nulla pronta ad abbandonare il mondo del crimine e il suo ultimo obiettivo finisce per essere addirittura la City Bank americana: ma farsi nemici a così alti livelli potrebbe costargli molto caro...

Tempo al tempo

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Storia di un uomo d'azione: un'inquadratura del film

Un film a cavallo tra i decenni che ci accompagna alla scoperta di una figura poco conosciuta dal grande pubblico, ovvero quella dell'anarchico spagnolo Lucio Urtubia, scomparso nel 2020 dopo essere divenuto un simbolo nella lotta contro i poteri forti. Una figura complessa e non priva di ombre, almeno da quanto viene raccontato in Storia di un uomo d'azione, nuova produzione originale Netflix che si pone come opera biografica più o meno fedele a quanto realmente accaduto. Come ci informa una scritta in sovrimpressione subito dopo il logo della piattaforma di streaming infatti la pellicola è molto liberamente ispirata alla vera vicenda, con diversi personaggi e situazioni modificati ad hoc per scopi prettamente drammatici, in modo da far così presa sullo spettatore anche a costo di sacrificare la veridicità del racconto. Una scelta - per quanto annunciata - che rischia già in partenza di togliere fascino a un personaggio che si svilisce progressivamente nello scorrere dei minuti.

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Un approccio canonico

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Storia di un uomo d'azione: una sequenza del film

Complice una messa in scena fredda, con una fotografia dai toni grigi e un'atmosfera dismessa che vuole calare forzatamente in un contesto affine agli anni Settanta, in Storia di un uomo d'azione si ha l'impressione di un'eccessiva artificiosità, di una cura non sempre assennata al fine di ricostruire un'ambientazione d'epoca che finisce per essere controproducente. Sin dal prologo nel quale il protagonista lancia soldi in aria al fine di sviare la "caccia all'uomo" da parte dell'ispettore e dei suoi uomini, sembra che sia l'approssimazione a farla da padrona e non soltanto per ciò che concerne le dinamiche action, troppo spente e statiche per risultare avvincenti, ma anche in quello stacco netto dal punto di vista narrativo tra buoni e cattivi che resoconta i fatti con una certa superficialità di intenti.

Davide contro Golia

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Storia di un uomo d'azione: una scena del film

Il motto "parlare meno e agire di più" prende ben presto il sopravvento e la seconda metà si risolve in una continua e netta opposizione tra il protagonista, idealista fino al punto di non ritorno, e quel sistema bancario qui dipinto nelle sue vesti più dissacratorie, con ancora una volta gli yankee - gli istituti di credito americano in questo caso - a giocare la parte dei babau da affrontare con coraggio e a viso aperto, armati soltanto di incoscienza e di un libertinaggio aprioristico che rasenta la follia. Complice un cast che aderisce a personaggi dogmatici nel loro schematismo, incapaci di evolvere effettivamente nel progredire di eventi sempre più monotoni, il film diretto da Javier Ruiz Caldera - lo ricordiamo in particolare per la divertente parodia spionistica Anacleto - Agente segreto (2015) - manca di quel pathos, di quell'ardore necessario a trasformare una figura complessa e sfaccettata in un antieroe carismatico, da approvare o da condannare che sia, ma verso cui almeno provare un moto che non sia la qui presente indifferenza.

Conclusioni

Una pulce che sconfigge l'elefante: così potrebbe essere definita la lotta dell'anarchico spagnolo Lucio Urtubia contro il sistema bancario, da lui messo a dura prova su suolo francese tra gli anni Sessanta e Settanta. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Storia di un uomo d'azione, il film altera dichiaratamente situazioni e personaggi in favore di una costruzione drammatica che risulta però superficiale e schematica, priva di quella necessaria tensione a tema per infondere personalità al protagonista, Robin Hood moderno la cui battaglia ideologica non riesce mai ad appassionare in maniera convincente. Due ore di visione che soffrono di dialoghi e caratterizzazioni spente e fredde, di pari passo con una messa in scena anonima e una sceneggiatura monotona.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
4.4/5

Perché ci piace

  • Il personaggio sulla carta aveva le potenzialità per conquistare il pubblico...

Cosa non va

  • ...ma è schiavo di una caratterizzazione anonima in un contesto esclusivamente manicheo.
  • Una messa in scena priva di sussulti che si trascina per due ore in cui succede poco o nulla di effettivamente interessante.