Recensione Paddington (2014)

Partendo dalle illustrazioni originali di Peggy Fortnum della fine degli anni '50, i cinquecento animatori coinvolti hanno dato vita ad un' immagine iconica trattandola non solamente come un involucro da rendere credibile, ma come una creatura viva e reale, dove ogni singolo movimento è frutto di un pensiero e un'emozione.

Ci sono dei film destinati a metterci di fronte a dei dilemmi quasi impossibili da affrontare, e Paddington è sicuramente uno di questi. Alla fine della visione è praticamente impossibile uscire dal cinema senza essere dilaniati da una scelta; è meglio desiderare un orsetto del misterioso Perù oppure volerlo diventare, con tanto di cappello rosso, montgomery blu e targhetta al collo? Una cosa è certa, dopo il film diretto da Paul King, nessuno esiterebbe un attimo ad ospitare quella creatura eccezionale composta da un cinquanta per cento di tenerezza e per l'altra metà da speranzosa curiosità.

Il tutto, naturalmente, rivestito da uno spesso strato di morbido pelo. Ma ricapitoliamo e cerchiamo di ricostruire dall'inizio le vicende del nostro orso parlante partito alla conquista di Londra. Tutto ha inizio nel cuore del misterioso Perù, come abbiamo accentato e come viene più volte detto durante il film. Qui il nostro inconsapevole eroe vive con una anziana coppia di zii che, dopo l'incontro con un esploratore inglese e la successiva amicizia, vivono nel mito della cultura britannica nutrendosi quasi esclusivamente di marmellata all'arancia prodotta in casa.

Paddington: Sally Hawkins parla con Paddington alla stazione in una scena del film
Paddington: Sally Hawkins parla con Paddington alla stazione in una scena del film

L'idillio, però, è destinato ad essere interrotto da un terribile terremoto che costringe il giovane orso ad emigrare su una nave in direzione della Gran Bretagna con una valigia, un cappello in cui nascondere un panino con marmellata, appunto, e una targhetta al collo in cui c'è scritto "Per favore, prendetevi cura di quest'orso. Grazie." Arrivato alla stazione ferroviaria di Londra, però, il giovane avventuriero si rende conto che il nuovo "vecchio" mondo non è poi così ospitale come credeva. Attirare l'attenzione dei passanti indaffarati a tornare a casa non è certo semplice, nemmeno con le buone maniere e educate conversazioni sul tempo. Quando, però, il suo sguardo ormai privo di speranza incrocia quello della sognatrice Julie Brown, il suo destino si compie. Non solo per la colorata e fantasiosa donna è assolutamente possibile che un orso parli, ma è altrettanto plausibile ospitarlo nella sua casa, nonostante un marito reticente. Che Paddington, oltre ad un nome inglese abbia trovato anche una nuova famiglia cui appartenere?

Paddington diventa una star del grande schermo

Paddington: Madeleine Harris con Samuel Joslin e l'orso Paddington in una scena del film
Paddington: Madeleine Harris con Samuel Joslin e l'orso Paddington in una scena del film

Paddington ha più di cinquant'anni ma se li porta benissimo senza l'ombra di un solo pelo bianco. Inoltre "parla" ben 40 lingue diverse ed è diventato, senza alcun dubbio, un simbolo della cultura britannica. La sua prima apparizione sulla scena londinese risale al 1958 e, quasi a buon diritto, può considerarsi un protagonista della Swinging London insieme ai Beatles. Certo, molto deve alle doti narrative di Michael Bond, che inizia a raccontare le sue avventure nel libro L'orso Paddington, trasformato in pochissimo tempo in un classico della letteratura per l'infanzia. Da quel momento la sua fama diventa internazionale fino a diventare il protagonista di una serie inglese in 56 episodi nel 1975. Fama a parte, sembra però che il cinema non lo abbia mai sedotto, almeno fino all'arrivo di David Heyman, produttore storico di Harry Potter, e del regista Paul King.

Paddington: il simpatico orsetto in una scena del film animato
Paddington: il simpatico orsetto in una scena del film animato

A questo punto l'offerta era troppo allettante per essere rifiutata anche da un tipo schivo come lui, che non si lascia certo sfuggire l'occasione di duettare con attori del calibro di Sally Hawkins, Hugh Bonneville e Nicole Kidman. Ora, nonostante la bizzarria apparente, non c'è assolutamente nulla di strano a trattare Paddington come un personaggio reale e vivente. Un effetto, questo, che si ottiene non solo grazie alla tecnica della VFX e della CGI, ma soprattutto al rispetto di un carattere che ha saputo dare anima e cuore alla risoluzione estetica. Così, partendo dalle illustrazioni originali di Peggy Fortnum della fine degli anni '50, i cinquecento animatori coinvolti e i professionisti degli effetti speciali hanno dato vita ad una immagine iconica trattandola non solamente come un involucro da rendere credibile, ma come una creatura viva e reale, dove ogni singolo movimento è frutto di un pensiero e un'emozione. Un vero e proprio miracolo che porta lo spettatore a stringere in modo naturale e senza alcuna forzatura il famoso patto di credibilità con i protagonisti del grande schermo. E grazie a questo, per tutta la durata del film ed oltre, Paddington diventa umano tra gli uomini, magico come un bambino e melanconicamente tenero come un sogno da cui non vogliamo svegliarci.

Anime in viaggio

Una scena del film animato 'Paddington'
Una scena del film animato 'Paddington'

Per quanto l'avventura sia necessaria ad una vita piena, appartenere a qualcuno o a un luogo è fondamentale. Allo stesso tempo, però, è tutt'altro che facile essere "nuovo" in città. Paddington, fin dalle pagine di Bond, affronta con un tocco di ironia e comicità proprio lo spaesamento che accompagna chi arriva e prova a riorganizzare la sua vita in un posto non familiare. Così, in un misto di eccitazione e sgomento un po' doloroso, si affronta la prova titanica di ricostruire nuovi luoghi dell'anima, cercando anche di conquistare dei cuori estranei. Vista da questa prospettiva Paddington diventa l'emblema di tutte le anime esuli, che nel viaggio pongono la speranza di ritrovare se stessi, forse attraverso forme e linguaggi diversi, ma mantenendo intatta la propria essenza che a contatto con la diversità si arricchisce e rafforza. Perché tutti possiamo essere Paddington con tanto di targhetta al collo su cui è scritta una cortese richiesta d'amore.

Conclusioni

Grazie a Paddington è possibile viaggiare in un mondo dove l'impossibile diventa reale e plausibile, visitando dei luoghi dell'anima colmi di tenerezza e calore. È necessario solamente essere pronti a tutto, ad amare l'inaspettato e a subire il fascino della magia.

Movieplayer.it

4.0/5