Nomad: In cammino con Bruce Chatwin, la recensione: l'inno imperdibile di Werner Herzog a Chatwin e al viaggio

La recensione di Nomad: In cammino con Bruce Chatwin celebra l'affascinante documentario in cui Werner Herzog ricorda l'amico e scrittore Bruce Chatwin attraverso le sue opere e i suoi viaggi alla scoperta del mondo.

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Nomad: In Cammino Con Bruce Chatwin, una foto del film

"L'importante non è la meta, ma il cammino". Aforisma che corrisponde alla perfezione allo spirito nomade e avventuriero dello scrittore Bruce Chatwin, come si evidenzia nella recensione del bel documentario di Werner Herzog, Nomad: In cammino con Bruce Chatwin. I percorsi dei due artisti si sono intrecciati in più occasioni a partire dai primi anni '80, quando Herzog, dopo aver letto Il vicerè di Ouidah, contatta Chatwin per proporgli di scrivere insieme Dove sognano le formiche verdi. Così diversi per aspetto e carattere - scuro, ruvido e solido il regista tedesco, biondo, angelico e ciarliero lo scrittore inglese - i due condividono, però, la stessa passione per i viaggi, l'etnologia, per i popoli indigeni e per le esplorazioni a piedi.

Nomad: In cammino con Bruce Chatwin è un documentario-viaggio scandito da tappe ben precise che rappresentano i capitoli della vita troppo breve di Bruce Chatwin, morto nel 1989 di AIDS. Nell'ottavo e ultimo capitolo, Il libro è chiuso, dedicato alla morte dello scrittore, Werner Herzog accenna al suo fascino irresistibile, alla sua capacità di fare colpo su uomini e donne, alla bisessualità mai nascosta alla moglie Elizabeth Chanler che, intervistata nel corso del film, ricorda i numerosi amanti che il marito portava a casa ribadendo però di non aver pensato neppure una volta al divorzio. Herzog ricorda l'ultimo incontro con Chatwin, ormai consumato dalla malattia tanto da sembrare uno scheletro, ma ancora fervido di curiosità di fronte all'ultimo regalo dell'amico, la visione del documentario Wodaabe - I pastori del sole, ritratto di una tribù sub-sahariana. In cambio Bruce Chatwin donò al regista il suo zaino di pelle che Herzog porta sempre con sé nei suoi viaggi ancora oggi.

Un viaggio appassionante in otto capitoli agli antipodi

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Nomad: In Cammino Con Bruce Chatwin, un'immagine

Nomad: In cammino con Bruce Chatwin è un documentario appassionante, mai didascalico, alla scoperta del mondo di Chatwin. Le suggestive immagini che compongono il film ci permettono di entrare in contatto con lo sguardo estatico con cui lo scrittore osservava il mondo per poi descriverlo nella sua opera. Werner Herzog predilige ancora una volta lo strumento della visione alla parola, che usa solo là dove necessaria inserendo stralci delle opere di Chatwin lette dallo scrittore o da lui stesso o intervistando coloro che lo conoscevano a fondo. Il viaggio inizia là dove tutti si attenderebbero, agli antipodi del mondo, In Patagonia, che oltre a essere lo scritto più famoso di Bruce Chatwin è una terra che, per le sue caratteristiche, ben rappresenta la sua volontà di scoperta e, al tempo stesso, di preservazione di un mondo antico, lontano, primigenio e per questo ancor più affascinante.

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Nomad: In Cammino Con Bruce Chatwin, un'immagine del regista

Dal relitto di una nave a Punta Arenas a un frammento di brontosauro, dall'outback australiano, regno degli aborigeni, ai tumuli preistorici della verdeggiante Silbury Hill, Werner Herzog ci prende per mano e ci conduce negli stessi luoghi frequentati da lui e da Chatwin, talvolta perfino insieme nei momenti più fortunati. Dalle immagini di Herzog trapela la stessa sacralità con cui Bruce Chatwin si accostava a questi luoghi, a questi popoli, nel tentativo di entrare i contatti con essi senza alterare in alcun modo l'equilibrio preesistente. Questo non gli impedisce di fare riferimento alle celebri "bugie chatwiniane", descrizioni alterate della realtà smascherate in parte dalla moglie nei suoi commenti all'epistolario dello scrittore pubblicato postumo. L'invenzione letteraria che l'autore inglese infondeva nelle sue opere e che Herzog definisce simpaticamente "una verità e mezza".

La verità delle parole è minore di quella delle immagini

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Nomad: In Cammino Con Bruce Chatwin, una scena del film

Tra le tappe più affascinanti del viaggio affrontato in Nomad c'è il capitolo dedicato alla sacralità dei canti aborigeni, vero e proprio mezzo per mappare il loro mondo e diffonderne la conoscenza tra iniziati che ha ispirato La via del canti e quello in cui avviene il ritrovamento de L'alternativa nomade, manoscritto opera di un giovane Chatwin in cui confluiscono le sue teorie sul nomadismo che Werner Herzog si ritrova per la prima volta tra le mani proprio di fronte all'obiettivo della sua telecamera. C'è tempo perfino per il suo ricordo commosso del set di Grido di pietra, dove lo zaino di Chatwin gli ha salvato la vita preservandolo durante una tempesta di neve sul Cerro Torre per poi diventare coprotagonista del film sulle spalle di Vittorio Mezzogiorno. Subito dopo, come per magia, rivediamo un Bruce Chatwin già malato, ma ancora abbastanza vigoroso da rifiutare la portantina approntata per lui sul set africano di Cobra verde, ispirato al suo Il vicerè di Ouidah, mentre vede le sue visioni prendere forma grazie al piglio vigoroso di Herzog.

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Nomad: In Cammino Con Bruce Chatwin, un'immagine dal set

Nel 1974, come voto laico per propiziare la guarigione della sua mentore e amica Lotte Eisner, Werner Herzog si mise in cammino a piedi da Monaco di Baviera a Parigi. L'esito di quel cammino confluì nel diario Sentieri nel ghiaccio. In omaggio alla memoria dell'amico Bruce Chatwin, Nomad: In cammino con Bruce Chatwin è un cammino per immagini, parole ed emozioni che celebra la bellezza e di quello spirito nomade che è la molla che ci spinge a conoscere il mondo passo dopo passo.

Conclusioni

Commenti entusiastici nella nostra recensione di Nomad: In cammino con Bruce Chatwin, documentario/omaggio forgiato con passione da Werner Herzog per ricordare l'amico Bruce Chatwin, la sua opera, il suo spirito nomade e quella tensione verso la conoscenza che lo ha fatto diventare un modello per scrittori e viaggiatori. Un viaggio affascinante attraverso mondi lontani e misteriosi in cui il regista tedesco cuce immagini suggestive, memorie del passato e racconti della loro amicizia nomade.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • È un documentario affascinante, ma mai didascalico sulla vita e l'opera di uno scrittore di cui si parla troppo poco.
  • La bellezza delle immagini si accompagna a una progettualità nel racconto che appassiona e cattura lo spettatore.
  • Tanti e suggestivi gli aneddoti dell'appassionante esperienza di vita di Herzog insieme all'amico dentro e fuori dal set e degli altri testimoni scelti per il film.

Cosa non va

  • Alla fine del film vorremmo saperne ancora e ancora di più.