Mulan compie 25 anni: come Disney ha cambiato l'eroina del cinema d'animazione

Nel 1998 usciva nelle sale Mulan, opera con cui la Disney introduceva al mondo il suo nuovo modello di eroina e cambiava (ancora una volta) il cinema d'animazione.

Mulan compie 25 anni: come Disney ha cambiato l'eroina del cinema d'animazione

È il 1998 e la Disney è nel pieno della sua prima golden age: sono quasi passati dieci anni dall'uscita de La sirenetta, che ha dato inizio al rinascimento della casa di Walt Disney, e negli anni novanta si sono susseguiti successi come La bella e la bestia, Aladdin, Il re leone, Hercules. È una decade in cui il baricentro tematico delle opere realizzate dallo studio d'animazione è dato dal coming-of-age e la necessità di narrare storie sull'autodeterminazione dei protagonisti, sulla scoperta di sé, sull'elaborazione della perdita (specialmente dei genitori) e sul distacco (anche sentimentale, come in Pocahontas) come soluzione di crescita.

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Mulan: una scena del film

Quella che era una target audience composta principalmente da bambini si estende a un pubblico formato da diverse generazioni che vogliono rispecchiarsi nelle storie di formazione Disney, interessata più che mai a dimostrare come l'animazione sia un mezzo dalle possibilità infinite e non un limite. Con la realizzazione di Pocahontas e Il gobbo di Notre Dame, Disney esplora il territorio della mitologia e della storia innestandovi gli archetipi della fiaba, ma con Mulan accade qualcosa di ancor più rivoluzionario.

Mulan e il poema cinese a cui s'ispira

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Mulan: una scena del film

Mulan s'ispira alla leggenda di Hua Mulan, eroina cinese che secondo un poema antico (di cui il testo originale è andato perduto) si arruolò in un esercito di soli uomini per salvare il padre condottiero, Hua Hu, che viene chiamato alle armi contro gli unni e le tribù nomadi nonostante la sua età e il suo debole stato di salute. Nel poema Mulan riesce a mantenere segreta la sua vera identità, celata sotto il nome del suo fratello minore, per la bellezza di dodici anni; anni nel corso dei quali fu nominata generale, venne ricoperta di onori e portò a termine una lunga guerra contro un generale unno. Nel film d'animazione Disney la storia dell'eroina viene compressa in un arco temporale non ben definito, ma sicuramente inferiore. Una scelta, questa, che porta gli autori a modificare anche le circostanze in cui la vera identità di Mulan viene smascherata: mentre nel poema originario questo attimo è inserito nell'ambito di una sorta di finale felice, quindi a conclusione del viaggio della protagonista, nel film d'animazione il gender reveal costituisce il momento di maggior conflitto, la fase in cui tutto è perduto e che perciò funge da propulsore per il terzo atto e l'ultimo conflitto con i nemici.

Un nuovo punto di partenza per Disney

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Mulan: una scena del film

Nel corso dell'evoluzione delle opere realizzate dallo studio Disney, Mulan va a costituire un nuovo punto di partenza e di mutamento: se La sirenetta nell'89 aveva infuso nuova vita al genere, incorporando il musical e nuove tecniche d'animazione, Mulan sfida i concetti cardine che erano stati stabiliti da quell'opera per rinnovare ancora una volta le tecniche di narrazione. Per cominciare, a differenza delle protagoniste e dei protagonisti che la precedono, l'eroina cinese dei registi Tony Bancroft e Barry Cook non ha subito l'allontanamento da uno dei due genitori. Mentre le principesse Disney (e non solo loro: si veda Simba de Il re leone, per esempio) sono poste nelle condizioni di affrontare un lutto, quando non l'hanno già affrontato, in modo da giustificare la loro ricerca di un principe, o un qualsiasi love interest che possa colmare il vuoto interiore e fornire quelle radici che erano state un tempo recise, Mulan è invece così vincolata alla sua famiglia da arrivare a elaborare una missione in funzione della protezione di quella.

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Mulan: una scena del film

In sintesi, la scelta di Mulan devia consapevolmente dall'iter tradizionale che la sua vita avrebbe altrimenti seguito nel film: se non avesse deciso di prendere il posto del padre, probabilmente un lutto l'avrebbe portata su una strada più aderente ai princìpi disneyani, ma Mulan si ribella persino alle regole Disney. La necessità della famiglia come nucleo da cui si parte e a cui si fa ritorno è un motivo che ricorre in gran parte delle opere della major dopo Disney. L'imminente e successivo Tarzan perde due genitori, che simboleggiano le radici nella cultura degli uomini, ma acquisisce un nuovo nucleo famigliare che è prerogativa della sua esistenza. Tiana, Merida, Moana, Elsa e Anna (fa eccezione Rapunzel, ispirata alla fiaba ma incentrata sul conflitto con la parte materna) sono tutte figure femminili devote alla famiglia, con il Miguel di Coco e la Mirabel di Encanto a suggellare definitivamente la nuova visione Disney.

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L'eroina artefice della propria missione

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Mulan: una scena del film animato

Con La sirenetta, Disney ha anche introdotto la principessa-eroina in grado di avere uno scopo specifico e il suo desiderio di acquisire abilità in grado di condurla verso il suo ottenimento. Questo permette all'animazione di mettersi in pari con il cinema tutto, che si era dimostrato in grado di raccontare storie di ascesa sociale, rivalsa e crescita declinate al femminile. Nel '98, però, anche questo assume un nuovo significato: Mulan, infatti, non è solo la protagonista di una di queste storie, bensì anche e soprattutto l'artefice della sua stessa missione. Certo, l'eroina coglie il testimone di Belle che canta di volere "io voglio vivere di avventure, e lo vorrei sempre di più", e di Jasmine, che sogna la fuga dal palazzo reale; come coglie l'insegnamento di Ariel, che sognava di poter "essere là, senza un perché, in libertà": fantasie di libertà, appunto, che segnano una svolta epocale e concedono alle protagoniste di agire per raggiungere il proprio traguardo. Mulan, tuttavia, si autoassegna un obiettivo che è molto più specifico e che dà all'emancipazione una forma più concreta: fuoriuscire dai propri confini non è più una fantasticheria vaga, in cui il poter percorrere il mondo "là fuori" (come canta un altro recluso, Quasimodo) è anche incentivato dal desiderio per l'altro sesso, bensì una strategia messa in atto per un fine ancor più importante. Mulan non aspirerebbe alla libertà, non fosse che per salvare suo padre le sia richiesto anche traboccare dalle barriere del proprio ruolo.

La sfida alle restrizioni di genere nella società patriarcale

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Mulan: una scena del film

La missione di Mulan è una sfida posta alla società patriarcale della Cina imperiale, in cui le donne sono chiamate a rivestire il ruolo di moglie perfetta per poter conseguire il loro unico scopo possibile, cioè quello di trovare marito. Come aspirante moglie Mulan viene truccata, rivestita e sistemata per diventare una donna in grado di portare onore alla sua famiglia nell'unico modo per lei possibile. Decisamente poco incline al modellamento della moglie perfetta, Mulan scopre che l'onore è altrove, ma al termine di un sentiero per lei vietato (il posto delle donne è a casa, non in guerra): per questo diventare un uomo, venendo meno alle aspettative di ruolo legate al suo genere, è una trasformazione che allegorizza perfettamente l'attacco sferrato alla società patriarcale con la sua decisione di entrare nell'esercito, trasfigurandosi nel soldato (maschio) Ping. Per questa ragione Mulan è anche la prima eroina che rende il love interest secondario e marginale rispetto al disegno più ampio: la conquista di Shang, aspirante generale, non è mai menzionata fra i piani dell'eroina, che una volta rimpiazzato suo padre ha come ambizione quella di salvare il paese dall'orda degli unni. Shang non è il principe azzurro e farà parte dell'happy ending di Mulan perché è lei, insieme alla sua famiglia, a valutare quanto abbia meritato di entrare nella loro vita; ma mai l'attenzione della protagonista è magnetizzata sui suoi sentimenti per il generale, che perciò non sono mai esplicitati.

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L'animazione ispirata al grande cinema del passato

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Mulan: una scena del film

A distanza di venticinque anni, Mulan è un'opera preziosa che per la prima volta insegna ai suoi spettatori e alle sue spettatrici il valore dell'autodeterminazione rispetto al binarismo dei ruoli di genere. Mulan non sogna di poter essere un uomo, ma acconsente a spogliarsi delle restrizioni imposte al genere femminile per riuscire nella sua impresa eroica: se fare ciò che si vuole e si sente giusto significa abbandonare i panni della donna voluta dagli altri, Mulan lo fa. E alla fine, accontentando le attese dello spettatore, viene premiata proprio dopo essere tornata nel ruolo di sé (più consapevole rispetto all'inizio del film), e dopo aver incorporato nella sua identità l'esperienza bellica al di fuori dei confini domestici. Con lo straordinario commento musicale di Jerry Goldsmith, che supporta una narrazione coraggiosa e che confida nel potere delle immagini e dell'assenza di dialogo (in sequenze chiave, come quella della presa di decisione che costituisce il climax del primo atto), Mulan è l'animazione che scopre nuove possibilità ispirandosi ai classici, e che consegna al pubblico una raffinata opera dal respiro cinematografico e dall'impatto colossale.