Memory, la recensione: Jessica Chastain e le svolte di un melodramma psicologico

La recensione di Memory: Michel Franco dirige Jessica Chastain e Peter Sarsgaard in un elegante dramma che segue la traccia emotiva di una memoria interrotta. Il film è stato presentato in concorso a Venezia 2023.

Memory, la recensione: Jessica Chastain e le svolte di un melodramma psicologico

Dopo Sundown, Michel Franco torna ad indagare - letteralmente - i rapporti umani, allungando lo sguardo su due solitudini messe in contatto tra loro, generando la scintilla che accende la sceneggiatura. Nella sua formale visione emotiva, che si liberà da certi schemi solo nella seconda - e migliore - metà del film, il regista messicano cambia il colore del film, scaldando la scena, e quindi scaldando i reciproci sentimenti che rimbalzano tra schermo e spettatori. Dall'altra parte, Memory, presentato in concorso a Venezia 2023, nella sua stratificata struttura, si rifà ad un certo cinema melodrammatico, declinandolo però sotto forma di trattato psicologico, che illumina, forse un po' troppo frettolosamente, le dinamiche mentali, e quindi empatiche.

Lo abbiamo detto: un film di solitudini scoperchiate, di memoria, di rapporto con il passato, di relazioni umane e di ricordi spezzati, e ricomposti in una scena estemporanea (che non vi riveliamo) che, da sola, vale la visione. Memory è un film di domande, che si aprono senza necessariamente chiudersi. Del resto, i migliori film sono quelli che suggeriscono senza sentenziare, prediligendo una semplicità narrativa efficace nel tratteggiare i personaggi che, per struttura, diventano persone. Credibili, vere, fragili, vulnerabili. Un caos e un tumulto ragionato, i residui di una vita che scricchiola, e la pazzia come ragionato metro emotivo, tra l'istinto e la confusione.

Memory e un'esistenza da ricucire

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La stessa emotività che, poco alla volta, cresce e monta, di pari passo alle consapevolezze (ri)acquisite della protagonista, Sylvia (Jessica Chastain). Ha una figlia, Anna (Brooke Timber), porta con sé lo strascico di una dipendenza alcoolica (fa parte di un circolo di alcolisti anonimi), e ha scelto come lavoro quello dell'assistente sociale. Aiuta gli altri per aiutare, forse, anche se stessa. Un giorno, però, durante una di quelle annoiate rimpatriate scolastiche, incontra Saul (Peter Sarsgaard, che bravo).

O meglio, Saul, senza un apparente motivo, la segue fino a sotto casa, passando la notte sotto la pioggia. Ciò che potrebbe risultare inquietante, è invece l'occasione per Sylvia per ricucire la propria esistenza, anche dolorosa, aprendosi ad un presente spiegato da un uomo con marcati (ma cinematograficamente solo accennati) problemi mentali, nonché afflitto, anch'esso, da un passato contorto, livido e doloroso.

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Michel Franco e l'esplorazione delle emozioni

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Memory: Peter Sarsgaard e Jessica Chastain in una foto

Come fosse un gioco da tavola (nel film ce ne sono diversi, da Monopoly a Indovina Chi?), Memory prosegue per caselle, avanzando di volta in volta verso quella successiva. Una casella dopo l'altra, viene ricomposta la memoria di Sylvia e Saul, che si liberano da ogni sovrastruttura per concedersi una sparuta relazione amorosa, sfidando sé stessi, la loro dimensione, addirittura i loro istinti, combattuti e stropicciati sotto i mastodontici traumi passati, prima suggeriti e poi sommessamente rivelati, irrompendo nell'umore, tanto dolce quanto dilatato, aggiungendo una sfumatura velatamente noir.

Ma, come ogni gioco da tavola, si può anche tornare indietro, ripartendo dal via: Michel Franco, con una certa bravura e un certo gusto estetico (pochi campi e controcampi, ma un inquadratura che contiene tutti gli elementi necessari), ci rende attivi e commossi partecipi (una commozione composta, silenziosa, elegante), seguendo il racconto e, intanto, mettendo in scena l'impossibilità odierna di evadere dalle conformazioni sociali, che etichettano e imprigionano, azzerando il necessario ossigeno. Appunto, avanti e indietro. Sylvia e Saul, palline in un flipper andato in tilt, entrambi alla ricerca di un contatto capace di accendere la luce. La stessa luce che sfrutta al meglio Franco, indirizzando la fotografia di Yves Cape verso tonalità soffuse, quasi oniriche, sognanti. Del resto, Memory, parte dalla psiche dei personaggi e si allarga, invadendo le immagini e, metaforicamente, scendendo verso i corpi dei protagonisti, in una struttura cinematografica che non può non toccare le corde più intime. Suscitando un brivido che potremmo chiamare emozione.

Conclusioni

Come scritto nella recensione di Memory, Michael Franco torna ad indagare i rapporti umani in un film che parla di passato, di traumi, di consapevolezze, di accettazione. Una storia d'amore disfunzionale, dai tratti melodrammatici quanto velatamente noir, che si regge sulle interpretazioni di Jessica Chastain e Peter Sarsgaard.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.1/5

Perché ci piace

  • Jessica Chastain e Peter Sarsgaard, grande coppia.
  • Una formalità estetica capace di emozionare.
  • Un paio di scene valgono davvero la visione.

Cosa non va

  • La seconda parte migliore della prima.