Il cieco che non voleva vedere Titanic, recensione: una vita sfocata

La recensione de Il cieco che non voleva vedere Titanic, dramma finlandese sulla cecità con un vero protagonista non vedente.

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Il cieco che non voleva vedere Titanic: Petri Poikolainen in una scena del film

Per la sua edizione 2021 la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ha aggiunto una nuova sezione: Orizzonti Extra, estensione di Orizzonti che propone opere fuori formato ma comunque appetibili per il grande pubblico, con tanto di apposito premio. E per l'edizione inaugurale di Orizzonti Extra il riconoscimento è andato al quarto lungometraggio del cineasta finlandese Teemu Nikki, oggetto di questa recensione de Il cieco che non voleva vedere Titanic, che dopo il trionfo lidense è pronto a sbarcare nelle sale italiane e in contemporanea sulla piattaforma del distributore I Wonder, raggiungendo così il maggior numero possibile di spettatori nel nostro paese. Una bella iniziativa per dare il massimo della visibilità a un film che proprio della possibilità (o, in questo caso, impossibilità) di fruire del cinema fa uno dei suoi perni emotivi principali.

Cameron, Carpenter e la cecità

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Il cieco che non voleva vedere Titanic: Petri Poikolainen in un momento del film

Il protagonista de Il cieco che non voleva vedere Titanic è un tale Jaakko, che vive da solo in un appartamento nei pressi di Tampere, una delle più grandi città finlandesi (160 chilometri a nord di Helsinki). L'unica visita regolare che riceve è quella dell'infermiera, perché da alcuni anni non è più autosufficiente: Jaakko è infatti affetto da sclerosi multipla, malattia che lo ha privato dell'uso delle gambe e della vista, quest'ultima la beffa maggiore poiché egli è un grande cinefilo con una nutrita collezione di DVD e VHS ("Blu-ray pochissimi, perché la mia vista stava già peggiorando e di conseguenza l'alta definizione non serviva a un granché"). È un grande appassionato delle opere di James Cameron (escluso Titanic, che non vide per principio perché trovava folle che un grande regista di pellicole d'azione facesse una storia d'amore) e di John Carpenter, ed è proprio mentre rivedeva i film di quest'ultimo che si è reso conto di dover rinunciare al proprio hobby, come spiega a una donna conosciuta su internet: "Mi sono detto che era il momento di smettere quando non riuscivo più a distinguere Kurt Russell dall'husky."

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Il cieco che non voleva vedere Titanic: Petri Poikolainen in una sequenza

Come passa, quindi, le sue giornate? Il cellulare gli ricorda regolarmente di prendere i rilassanti per i muscoli, a causa degli spasmi alle gambe; il padre gli telefona almeno una volta al giorno, e la risposta è sempre "Sono ancora vivo"; l'infermiera deve sopportare le sue lamentele e le sue frecciatine (la chiama Annie Wilkes e Ratched); le uniche gioie sono poter scommettere in rete e parlare con Sirpa, anch'ella non in pienissima forma e conosciuta virtualmente, causa difficoltà di spostamento per entrambi (lei vive a Hämeenlinna, non esattamente dietro l'angolo). Non rimane quindi che conversare a distanza e immaginare il momento in cui potranno finalmente incontrarsi di persona e lui potrà verificare se lei è veramente come la immagina, ossia Sigourney Weaver da giovane ("la Ripley di Alien", che lei fraintende con un gioco di parole scatologico che nei sottotitoli italiani è stato reso con il più innocuo "Elvis Presley").

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Il volto della sofferenza cinefila

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Il cieco che non voleva vedere Titanic: Petri Poikolainen in una foto del film

Come precisato nei titoli di coda, il film racconta una storia di finzione ma mette in scena i veri problemi quotidiani dell'attore Petri Poikolainen, cieco nella vita per i medesimi motivi di Jaakko. Per questo motivo i titoli di testa sono scritti in braille e recitati ad alta voce da una narratrice, mentre il lungometraggio in sé opta soprattutto per primi piani del volto di lui, unico elemento davvero a fuoco negli 80 minuti del film: tutto il resto è anche solo leggermente sfocato, per rappresentare il modo in cui lui vede il mondo, riducendo gli altri attori a voci o sagome distorte. Un approccio potenzialmente respingente ma che in realtà accentua la forza emotiva del progetto, poiché rimaniamo a stretto contatto con Jaakko e ne riconosciamo da vicino le difficoltà generali e la sofferenza da appassionato di cinema in particolare.

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Il cieco che non voleva vedere Titanic: Petri Poikolainen in una sequenza

Si crea così un meraviglioso paradosso secondo il quale questo è al contempo il film più audace e quello più sincero e umano del regista Teemu Nikki, noto per le sue varie incursioni nel cinema di genere, spesso con abbondanti dosi di humour nero (basti pensare a Euthanizer, che entusiasmò il pubblico del Festival di Toronto nel 2017). Qui si ride ma con toni più malinconici, in compagnia di un uomo il cui volto addolorato è prigioniero della malattia e di una regia che ne sottolinea le restrizioni, per poi al contempo amplificarne le ambizioni e i sogni. Lui non avrà voluto vedere il penultimo film di Cameron, ma la sua storia è assolutamente da non perdere, su qualsiasi schermo, grande o piccolo che sia (anche se in sala si accentua la percezione del mondo sfocato che circonda Jaakko). È una piccola grande ode all'amore in tutte le sue forme e alla determinazione, inscalfibile anche dinanzi a ostacoli come l'impossibilità di rivedere le opere audiovisive che ci hanno cambiato la vita.

Conclusioni

Chiudendo la recensione de Il cieco che non voleva vedere Titanic pensiamo ancora al notevole quarto lungometraggio di Teemu Nikki, una riflessione sulla solitudine e sulla cinefilia veicolata attraverso i veri problemi di salute dell'attore principale. Realtà e finzione creano un connubio cinefilo e umano spassoso, devastante e toccante.

Movieplayer.it
5.0/5
Voto medio
2.8/5

Perché ci piace

  • Petri Poikolainen si presta al meccanismo del film con grinta e simpatia.
  • L'estetica volutamente sfocata contribuisce al fascino dell'operazione.
  • La componente cinefila è un ingrediente fondamentale sul piano umoristico ed emotivo.

Cosa non va

  • I fan di Titanic potrebbero prendersela per alcune battute su quel film.