Il Bunker, la recensione: alta tensione nel rifugio mentre fuori il mondo va a pezzi

La recensione de Il Bunker: il thriller distopico appena uscito su Sky e Now, racconta una convivenza forzata in un rifugio mentre fuori il mondo va a rotoli.

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Il Bunker: Sam Trammell in una scena del film

Il mondo che va a rotoli, un bunker sotterraneo per proteggersi, gli animi tesi di una forzata convivenza, il tutto condito da atmosfere post-apocalittiche: c'è un po' tutto questo al centro del thriller distopico prodotto dalla Blumhouse, appena uscito su Sky e  disponibile su Now. Come vedremo nella recensione de Il Bunker (in originale American Refugee), il film di Ali LeRoi prende spunto da una situazione economica generale che precipita per poi concentrarsi su una storia particolare e sui rapporti umani in situazioni di estrema tensione.   

Una convivenza forzata mentre una crisi economica manda il mondo in frantumi

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Il Bunker: Erika Alexander e Derek Luke in una scena del film

In Il bunker seguiamo le vicende della famiglia Taylor, formata dallo scrittore Greg (Derek Luke) e dal medico Helen (Erika Alexander), Con loro i figli Zoe, la piccolissima Lia e il figlio adottivo Kay, che per scelta non parla. La coppia per qualche motivo è in crisi e ora si è trasferita in una casa di campagna piuttosto isolata. Tutto precipita quando esplode una grave crisi economica: le risorse iniziano a scarseggiare, scoppiano le rivolte e ben presto inizia a regnare il caos con le abitazioni preda di saccheggi e di bande di violenti, mentre i governanti impongono la legge marziale.

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Il Bunker: una scena del film

A un certo punto un ragazzo si fa vivo presso i Taylor: vuole che Helen lo segua in un'abitazione vicina, ma Greg pretende di venire anche lui. Il ragazzo li porta in un bunker fortificato sotterraneo, dotato di tutto il necessario per poter sopravvivere a lungo: c'è una giovane donna, Amber, che Helen aveva conosciuto e aiutato in un supermercato, e che ora le chiede aiuto per la sua gravidanza. Ma a comandare nel bunker è il padre del ragazzo, lo scorbutico Winter (Sam Trammell), amante delle armi, uomo rude e dai modi spicci.

Il bunker come un regno: alta tensione fra due uomini totalmente diversi

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Il Bunker: Derek Luke in una scena del film

Dopo quel primo contatto con quel bunker che trasmette tensione, ben presto i Taylor si accorgeranno che la struttura potrebbe essere proprio la loro unica ancora di salvezza. Quando i primi gruppi di violenti arrivano anche nella loro abitazione per saccheggiare tutto, infatti, la famiglia decide che deve trovare un riparo più sicuro. E quindi si affida al bunker di Winter, chiedendo una temporanea ospitalità in cambio dell'aiuto che Helen sta dando ad Amber. Qui inizia uno stato di tensione latente, forse la cosa migliore del film: la diffidenza reciproca fra i due uomini, totalmente diversi tra loro, il nervosismo che si avverte nell'aria, le sottili minacce, descrivono una situazione sul filo del rasoio.

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Il Bunker: Sam Trammell in una scena del film

Winter è il re del bunker, pretende dagli altri un atteggiamento da sudditi, è un veterano di guerra ed è uscito vivo da Iraq e Afghanistan. Greg è un brillante professore universitario, abituato a far valere la parola e il dialogo, piuttosto che le maniere forti: ma una volta che anche lui giocoforza dovrà ricorrere alla violenza per fronteggiare invasori esterni, inizierà a pensare di ribaltare il regno? Il tutto si collega a una metafora sui polli e sull'ordine gerarchico che non anticipiamo, ma che come vedrete farà da inizio e chiusura del film.

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Il Bunker: Derek Luke ed Erika Alexander in una scena del film

Inizio frettoloso e superficialità, ma la Helen di Erika Alexander merita la salvezza

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Il Bunker: una scena del film

Ci sono però tante cose che lasciano perplessi in Il bunker, a partire dall'incipit davvero precipitoso. Dall'annuncio di crisi economica al totale caos generale è un passaggio così repentino che, visti i tempi, mette i brividi, ma che sembra un tantino esagerato. Emergono poi temi anche interessanti, ma viene messo un po' di tutto senza mai andare a fondo su nulla: c'è l'istinto di sopravvivenza, la natura dei rapporti umani in condizioni estreme, l'evolversi dinamico dei rapporti di forza, un po' di razzismo strisciante, un pizzico di machismo.

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Il Bunker: Erika Alexander in una scena del film

Ma tutto viene grattato solo in superficie e a volte le dinamiche dei gruppi sono imbarazzanti, tra citazioni di Gandhi, pacifismo armato e non, metodi per allattamenti e dimenticanze varie. Di sicuro, fra i due uomini emerge invece la figura di Helen, grazie anche alla bravura di Erika Alexander, unica a smarcarsi da una fastidiosa stereotipizzazione che caratterizza gli altri personaggi: è lei che cerca di tenere assieme tutto, che meglio comprende le regole del gioco, che deve giocare in un sottile equilibrio anche per salvare i bambini da questa situazione, e non si scompone anche quando tutto sembra andare a pezzi. Idealmente, se dobbiamo salvare qualcuno in questo survival che convince poco anche nel finale all'acqua di rose, salviamo proprio lei.

Conclusioni

Come abbiamo visto nella recensione de Il Bunker, il thriller distopico di Ali LeRoi mantiene una buona base di tensione giocando sui nervi tesi di due protagonisti così diversi negli spazi angusti del rifugio e in una situazione di emergenza. Ma il film lascia perplessi su tutto il resto, dall’inizio frettoloso della vicenda alle dinamiche dei rapporti familiari, per non parlare dello stesso finale. Da elogiare però la prova di Erika Alexander.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
3.6/5

Perché ci piace

  • Lo stato di tensione costante che si respira per tutto il film.
  • La prova di Erika Alexander, da cui emerge la saggezza della donna rispetto ai due uomini.
  • Il tema del duello per il regno può essere una prospettiva interessante.

Cosa non va

  • L’inizio con la discesa nel caos è un po’ troppo precipitoso e forse esagerato.
  • Alcuni dialoghi e certe situazioni all’interno del bunker non rendono giustizia alla complessità delle dinamiche familiari.
  • Personaggi troppo stereotipati e un finale poco convincente.