I Peggiori: li chiameremo Kick-Ass all’italiana

Esilarante, irridente e dotato di una morale ambigua sul senso dei paladini, il primo film di Vincenzo Alfieri è una riuscita commedia che spazia dall'action movie al cinecomic con un ispirato citazionismo pop.

I peggiori1
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Un vecchio zio mette la mano sulla spalla di suo nipote. Sta per pronunciare una frase che diventerà il motto di un eroe arrampicamuri e il mantra di una generazione intera di lettori e spettatori: "Peter, da un grande potere derivano grandi responsabilità". L'insegnamento paterno di Ben Parker rivolto al futuro Spider-Man si è spinto oltre i grattacieli di New York, ha attraversato l'oceano Atlantico, superato le vette del Vesuvio e si è intrufolato tra le vie di Spaccanapoli. Lo ha fatto per entrare nelle vite disgraziate di Massimo e Fabrizio, due fratelli romani mai davvero integrati e per niente soddisfatti, che si aggirano per Napoli come eterni stranieri. Al primo toccano lavori occasionali da manovale, al secondo spetta un'alienante mansione negli archivi del tribunale.

I peggiori
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Su entrambi pende una pesante spada di Damocle, ovvero l'onta di una madre che ne ha macchiato il cognome, truffando molte persone incapaci di dimenticare. Precari, emarginati e asfissiati da problemi economici quanto familiari, Massimo e Fabrizio si ritrovano sotto pressione e quello che era nato come un gioco disperato, diventa il loro lavoro: trasformarsi in un idolatrato duo di vigilanti (i Demolitori) che combatte piccole e grandi ingiustizie, sbeffeggiando in rete i colpevoli. Niente radiazioni nei barili, nessuna puntura o esperimento scientifico finito male. Però zio Ben sussurra anche nelle loro orecchie. I paladini mascherati de I peggiori non hanno superpoteri, ma soltanto super responsabilità. Sì, perché i fratelli Miele hanno anche una sorella minore a cui badare. E un pubblico già pronto ad imitarli.

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La meglio gioventù

I peggiori: Tommaso Ragno e Lino Guanciale in una scena del film
I peggiori: Tommaso Ragno e Lino Guanciale in una scena del film

È giunto il tempo dei nerd che creano prodotti nerd per i nerd. E non è più questione di nicchie, ma di grande pubblico. Il tempo dei registi nati o cresciuti negli anni Ottanta, periodo in cui la cultura pop è diventata roba seria, qualcosa di determinante per le vite di chi li ha abitati, guardati, odorati e letti attraverso film, fumetti e serie tv (o meglio, telefilm). Adesso quei ragazzini sono trentenni con il timone dell'intrattenimento in mano e finalmente conducono anche il cinema italiano verso mari finora poco esplorati. I nuovi naviganti rispondono ai nomi di Sydney Sibilia, cantore dei talenti sprecati e arrabbiati di Smetto quando voglio, e di Gabriele Mainetti, fautore di quel Lo chiamavano Jeeg Robot così ben radicato nella cultura italiana della criminalità di provincia, dei villain forgiati delle illusioni dei talent show, delle infanzie interrotte troppo presto. Entrambi hanno fatto tesoro della loro vita da spettatori, rievocando le reazioni geniali e compiaciute già viste in Breaking Bad e le classiche origin stories da cinecomic.

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I peggiori: Vincenzo Alfieri in una scena del film
I peggiori: Vincenzo Alfieri in una scena del film

È quindi assai significativo se oggi Vincenzo Alfieri, un classe '86 folgorato dal Batman di Tim Burton e cresciuto nel mito di Bruce Wayne, rimescola e cita non solo l'alt(r)o cinema americano, ma anche e soprattutto Smetto quando voglio e Lo chiamavano Jeeg Robot. I Peggiori riprende la rabbia repressa del primo e la vocazione eroica del secondo per poi trovare una sua godibile autonomia e un riuscito equilibrio tra vari generi. Tra l'heist movie e l'azione, però, la spunta la forza di una commedia spudorata, fresca, basata su una comicità fisica, su battibecchi ritmati, sullo scontro tra caratteri opposti (il fratello bacchettone contro quello fricchettone) e soprattutto sugli equivoci linguistici. È interessante la piccola Torre di Babele messa su da I peggiori, perché da una parte c'è una velata ironia sull'abuso del dialetto nel nostro cinema, dall'altra la distanza siderale tra italiani e cinesi, uomini e donne, trentenni e adolescenti che parlano e vivono ad una velocità di crociera doppia. Così persino una bambina può trasformarsi in una spalla fondamentale, capace di far impallidire persino il Lucius Fox di Christopher Nolan.

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I peggiori: Lino Guanciale e Vincenzo Alfieri in una scena del film
I peggiori: Lino Guanciale e Vincenzo Alfieri in una scena del film

Divertito, divertente e sostenuto soprattutto dall'ottima prova di un Lino Guanciale capace di essere sia simpatico che affascinante, I peggiori è attraversato da un desiderio costante: quello di irridere miti e sfruttare il peso simbolico delle icone. Così dopo le mitiche maschere usate nelle rapine Point break, Punto di rottura, già citate da Tre uomini e una gamba, I Demolitori durante le loro missioni decidono di indossare il volto di Maradona. Una scelta casuale per i personaggi ma non per gli autori che sfruttano l'idolo assoluto di tutta Napoli per assicurarsi subito la simpatia e l'identificazione del pubblico. E se il covo di due vigilanti è una chiesa dove si parla con la voce roca di Batman, sappiate che una volta visto il film sarà impossibile non sghignazzare davanti al logo eroico dei due vigilanti. Uno spirito beffardo richiamato anche dai punto di contatto con Kick-Ass di Matthew Vaughn (e soprattutto di Mark Millar), da cui riprende dei personaggi improvvisati, sgraziati, abili a prenderle oltre che a darle. Però ne I peggiori c'è un problema etico messo in scena ma non affrontato, e confidiamo possa essere la base su cui fondare un eventuale (e gradito) sequel: quello dell'emulazione.

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I peggiori: Lino Guanciale in una scena del film
I peggiori: Lino Guanciale in una scena del film

Lo zio Ben parlava di responsabilità e i due Demolitori, pur pensando alla per niente indifesa sorellina, trascurano le conseguenze delle loro azioni sul pubblico degli indignati, degli arrabbiati e degli esasperati. I peggiori si focalizza sul destino di questi trentenni alla ricerca di un posto fisso nel mondo, ma del mondo di cui fanno parte c'è ancora poca traccia. Si ride e si scherza in questo film, ma c'è un sottotesto più adulto e complesso che va molto al di là del sesso, della violenza e della diffamazione messi in scena da Alfieri. Un sottobosco dedicato agli effetti che personaggi del genere possono avere sulla gente. Lo stesso dilemma che attanaglia un omaccione che scruta Roma dal Colosseo prima di un balzo nel vuoto. Ecco, sia Lo chiamavano Jeeg Robot che I peggiori ti lasciano con la voglia di scoprire la sorte di questi ragazzoni zoppicanti. Destini che, magari, si potrebbero persino incrociare in un Italian Cinematic Universe. Da Tor Bella Monaca a Napoli il passo è lungo esattamente 209 kilometri. Si può fare, no?

Movieplayer.it

3.5/5