Finestkind, la recensione: uno spento thriller drammatico dal super-cast

La recensione di Finestkind, film dove due fratellastri si trovano invischiati in brutti giri dopo che la loro barca è a rischio sequestro, tra crisi familiari e love-story in divenire. Su Paramount+.

Finestkind, la recensione: uno spento thriller drammatico dal super-cast

Un cast che unisce diverse generazioni, potendo contare su vecchi leoni del calibro di Tommy Lee Jones e giovani promesse ormai confermate quali Jenna Ortega, affidando il ruolo principale a un attore quanto mai sottoutilizzato come Ben Foster. E dietro la macchina da presa un regista come Brian Helgeland, che nelle vesti di solo sceneggiatore - pur a quattro mani con Curtis Hanson - aveva ottenuto con L.A. Confidential (1997) l'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.

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Finestkind: Ben Foster e Toby Wallace

Le premesse per un film tosto al punto giusto vi erano tutte, ma come vi raccontiamo nella recensione di Finestkind non tutto è andato per il verso giusto e al termine delle due ore e rotti di visione si respira un senso di incompiutezza che lascia amareggiati, soprattutto per via del citato parterre di interpreti a disposizione, alle prese con una storia e relativi personaggi poco approfonditi e incapaci di lasciare il segno.

In cerca di una vita migliore

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Finestkind: Toby Wallace e Jenna Ortega

Il giovane Charlie ha deciso di abbandonare gli studi, deludendo il padre che lo voleva a frequentare l'università di giurisprudenza, e fa visita al fratellastro, più grande di lui, Tom, che lavora in porto a bordo di un peschereccio. Disilluso dagli scarsi guadagni, il maggiore chiede aiuto a Charlie affinché si imbarchi con lui e il suo team nella prossima spedizione, nella speranza di arruolarlo in pianta stabile nella squadra. Nel frattempo a una festa Charlie ha modo di conoscere la coetanea Mabel, anch'essa alla ricerca del proprio posto nel mondo, e i due instaurano una relazione. La situazione prende una piega imprevista quando Tom decide di "sconfinare" in acque canadesi, dove si trovano più ricchi pescati, ma viene beccato dalle autorità. Per non perdere la barca, di proprietà dell'anziano e malato padre Ray, Tom dovrà scendere a patti con una banda di spacciatori al fine da pagare la multa di centomila dollari, innescando conseguenze sempre più pericolose.

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Legami di sangue

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Finestkind: il cast in una foto

Sin dal prologo che tramite dialoghi forzati ci introduce al complesso background familiare dei due personaggi principali, si comprende come in fase narrativa Finestkind si appoggi eccessivamente ad una consapevolezza di genere, senza preoccuparsi di dar vita a qualcosa di originale nel corso degli eventi soltanto apparentemente più convulsi ma in realtà relativamente statici, tanto che gli spunti potenzialmente interessanti si sgonfiano sul nascere in favore di soluzioni tensive ben più che prevedibili. Della squadra che compone quest'improbabile ciurma pronta ad agire sempre rischiando il tutto per tutto nessuno rimane in mente, per via di personalità spesso schiave di vari cliché oppure mal sfruttate a livello (melo)drammatico, come chi attende un bambino, e anche la relazione romantica tra Charlie e Mabel è poco ispirata, complice la scarsa alchimia tra la Ortega e il Toby Wallace di Babyteeth (2019).

Un immaginario abituale

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Finestkind: Tommy Lee Jones in una scena del film

E così tra sbronze al pub, mangiate al barbecue, visite in ospedale e rese dei conti in diner deserti, Finestkind si compie in maniera anonima, con qualche vago sprazzo d'azione qua e là con la scena più riuscita che risulta paradossalmente essere la corsa sfrenata con Mabel a volante, per accompagnare il neo-fidanzato in ritardo all'appuntamento di lavoro. A salvare l'operazione dal fallimento totale è il mestiere del cast appunto, con la freschezza della frizzante Mercoledì e la saggezza, ruga per ruga, di Tommy Lee Jones a offrire schizzi di carisma qua e là, a far luce in un insieme più vuoto del previsto che latita di passione e lucidità per raccontare la vicenda alla base, mai esplorata con il corretto cipiglio.

Conclusioni

Famiglie disfunzionali, un duplice legame padre-figlio ricco di contrasti, giovani amori in divenire e una deriva criminale che rischia inevitabilmente di complicare tutto. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Finestkind ci troviamo davanti ad un dramma tensivo dal cast potenzialmente esplosivo - nel quale spiccano Tommy Lee Jones e Jenna Ortega - che va sbattere contro una sceneggiatura e relativa messa in scena dal sapore derivativo, popolata da personaggi in stato embrionale sempre sul punto di acquisire solidità: peccato che quando questo avviene, arrivino anche i titoli di coda.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
3.7/5

Perché ci piace

  • Un solido cast che vanta Ben Foster, Jenna Ortega e Tommy Lee Jones nei ruoli chiave...

Cosa non va

  • ...purtroppo alle prese con personaggi poco interessanti.
  • Sceneggiatura derivativa che non riesce mai a far presa sullo spettatore.
  • Tensione e dinamiche di genere schiave dei cliché.