Recensione Tutti I Padri di Maria (2010)

Variazione sul tema del cult Tre uomini e una culla, la nuova fiction interpretata da Banfi e Toffolo sfiora temi anche importanti, come il rapporto padre-figlio, la vecchiaia e le discriminazioni sessuali, con un tono leggero e in grado di arrivare a larghi strati di pubblico.

Due nonni... e una bebè

Sono stati tanti, negli anni, i remake/sequel/variazioni sul tema di quel piccolo film francese del 1985 intitolato Tre uomini e una culla. Due anni dopo la sua uscita, infatti, abbiamo avuto la versione statunitense diretta da Leonard Nimoy e intitolata Tre scapoli e un bebè, seguita nel 1990 dal sequel Tre scapoli e una bimba, e dall'annunciato (per il 2012) terzo episodio Three Men and a Bride. Come se non bastasse, il film francese ha avuto a sua volta un sequel del 2003 intitolato 18 ans après, mentre nel 2006 Jackie Chan ha persino interpretato una variazione hongkonghese della storia, dal titolo Rob-B-Hood. Il tema di un neonato piombato inaspettatamente nella vita di una o più persone, in genere del tutto impreparate a prendersene cura, evidentemente continua a fare presa sul pubblico, forse a causa di un tema come quello della paternità, un po' rimosso dal cinema mainstream ma attraente quando declinato in chiave di commedia paradossale. Considerazioni sociologiche a parte, anche la nostra fiction ha voluto evidentemente dire la sua sull'argomento, e così la "strana coppia" nostrana Lino Banfi-Lino Toffolo, di nuovo insieme dopo il precedente Scusate il disturbo, ci ha regalato questo Tutti i padri di Maria, di nuovo per la regia di Luca Manfredi.
Qui, Banfi e Toffolo interpretano rispettivamente l'ex-maresciallo dei carabinieri Franco e il maestro di violino Tino, divisi da caratteri opposti (conservatore e amante dell'ordine l'uno, frivolo e libertino l'altro) ma anche da una causa legale che verte su chi dovrà ereditare la casa in cui si trovano, loro malgrado, a convivere. Quando i due uomini si ritrovano, inaspettatamente, una bambina di pochi mesi nel loro appartamento, con l'enigmatico biglietto che recita "Ciao nonno, sono Maria", la loro vita subisce un inaspettato terremoto. Chi sarà dunque il padre della bimba? Il figlio dell'ex-carabiniere Fausto, sposato ma ancora senza figli, che tuttavia nasconde forse qualche piccolo segreto? Certo non può essere Renato, figlio trentenne del musicista, che è in rotta col padre perché gay. Almeno in teoria...

Il figlio di Nino Manfredi si trova qui a dirigere per la seconda volta i "due Lino", in una commedia televisiva che ha i tempi, i modi e i toni della fiction per famiglie più recente. Una scrittura semplice ma scorrevole, che sfrutta il formato televisivo per toccare temi anche importanti, come il rapporto padre-figlio, la vecchiaia e le discriminazioni sessuali, con un tono leggero e in grado di arrivare a larghi strati di pubblico; sfruttando, in larga misura, anche la simpatia e l'indubbio affiatamento dei due protagonisti. Banfi e Toffolo, in effetti, hanno tempi comici collaudati, le loro schermaglie, sempre sopra le righe ma mai del tutto dimentiche dell'elemento credibilità, ne fanno una coppia perfetta per entrare nel cuore dei telespettatori: al secondo film insieme, i due sembrano aver trovato quell'alchimia che da sempre caratterizza le più famose coppie comiche cinematografiche (e non solo). A differenza del film precedente, tuttavia, qui il tono è decisamente improntato al divertimento, e le risate, offerte generosamente e con ritmo, non hanno il sottofondo malinconico che aveva caratterizzato Scusate il ritardo. La piccola Maria (in realtà impersonata da due bambine diverse) ispira tenerezza e simpatia dal primo momento in cui la vediamo, e l'ovvia goffaggine dei due protagonisti, memori forse delle interpretazioni dei prototipi cinematografici, lascia gradualmente il posto alla gioia di quella che lo stesso Banfi ha chiamato "nonnitudine". Una comicità che come sempre bandisce la volgarità, in cui ben si inserisce anche la spalla Angelo Campolo, nei panni di un esasperato vigilante notturno che non riesce a dormire a causa delle continue liti tra i due uomini, e una Orietta Berti qui al suo esordio nella fiction, ma che sembra trovare da subito i toni giusti per il ruolo di Wanda, parrucchiera e vivace ex-moglie di Franco.
Non siamo di fronte, tuttavia, a un film completamente slegato dalla realtà, e temi di un certo spessore, pur declinati in chiave comica e leggera, emergono qua e là nella narrazione: la paternità e l'incomunicabilità con i figli che accomuna i due protagonisti, l'infedeltà coniugale favorita da una vita lavorativa che lascia poco spazio alla famiglia, le discriminazioni contro gli omosessuali che persistono nel sentire comune, a partire dal luogo che più dovrebbe proteggere l'individuo, ovvero la famiglia. Elementi che fanno dimenticare un certo schematismo nei personaggi, forse inevitabile dato il formato, e che offrono qualche spunto di riflessione nel contesto di un'opera ludica e giocosa, che sicuramente soddisferà il pubblico per cui è stata pensata.

Movieplayer.it

3.0/5