Barbarian, la recensione: un horror a regola d'arte che nasconde un'inaspettata disamina politica

La recensione di Barbarian: l'orrore è di casa nel film di Zach Cregger, lucidissimo nel realizzare un'opera inquietante, divertente e inaspettatamente politica. Protagonista Georgina Campbell. In streaming su Disney+.

Barbarian, la recensione: un horror a regola d'arte che nasconde un'inaspettata disamina politica

Tenete stretta stretta la vostra copertina di pile, mettete sul fuoco una bella tisana rilassante, magari tenete accesa la luce. Uno starter pack quasi obbligatorio se scegliete di vedere (e vi esortiamo a farlo) Barbarian di Zach Cregger. Il motivo? La sua vena horror, pur non straripante, segue una concezione narrativa da brividi. Non solo, riesce addirittura a scalfire i concetti di un genere spesso abusato ma che dimostra di essere quello più lucido di tutti. Non possiamo non iniziare la recensione del film, che trovate in streaming su Disney+ (ma in USA è uscito in sala, rivelandosi un successo), avvisandovi che dovremmo obbligatoriamente tenerci alla larga da alcuni dettagli e alcune inflessioni. Il motivo è presto detto: il tono di Barbarian è talmente unico che potrebbe racchiudere in sé almeno due o tre film diversi. Cosa significa? Che dovremmo stare molto attenti ad evitare gli spoiler, in modo tale che la visione sia la più sorprendente possibile. Del resto, quello di Zach Cregger è un horror che gioca con la scrittura, con i personaggi, con i punti di svolta e gli archetipi orrorifici. Una summa di intuizioni che poi porta - scena dopo scena - ad una lettura politica e sociale di un film dalla scrittura marmorea e dall'estro sorprendente.

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Barbarian: Bill Skarsgård in una scena del film

Del resto, è interessante il click produttivo dietro Barbarian: Zach Cregger si è ispirato al libro di saggistica The Gift of Fear, in cui si dimostra che ogni individuo dovrebbe imparare a fidarsi del proprio istinto. Riconoscere gli alert e i segnali di un possibile pericolo può salvarci dai traumi. La sezione che ha colpito il regista arriva da un segmento in cui si sottolinea quanto le donne dovrebbero affidarsi al proprio intuito in relazione agli uomini. Con il foglio bianco davanti, Cregger ha messo insieme i pezzi e gli elementi necessari: una scena di trenta pagine in cui troviamo una donna, una casa da lei affittata e un inquilino al suo interno. Però, come ogni horror che si rispetti, doveva esserci il fattore sorpresa legato ad una scrittura che doveva, il più possibile, evitare prevedibilità e cliché. Come fare? Far svoltare Barbarian quando meno te lo aspetti. Spezzare a metà una messa in scena che prenderà, poi, guizzi dal forte impatto e dalla lucida creatività.

La storia. Senza rivelare troppo...

Come detto, vorremmo rivelarvi il meno possibile di Barbarian ma una cosa vogliamo dirvela: dopo averlo visto, ci penserete due volte prima di affittare una casa tramite AirBnB. Scherzi a parte, il plot del film sfrutta proprio gli spazi di una casa per creare un climax di puro terrore e pura inquietudine. Tutto inizia nel bel mezzo di una piovosa notte, quando Tess (Georgina Campbell) cerca di aprire la cassetta di sicurezza che contiene la chiave di entrata. Il giorno dopo ha un importante colloquio di lavoro nel centro di Detroit, e l'unico appartamento libero sembra sia proprio quello che ha trovato. Peccato però che si trovi nella malfamata periferia di Brightmoor.

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Barbarian: Georgina Campbell in una sequenza

Quando riesce ad aprire la cassetta si accorge però che la chiave non c'è. Il servizio clienti non risponde, e l'unica soluzione è andarsene. Poi, si accende una luce all'interno della casa. C'è qualcuno. Bussa, e apre un ragazzo assonnato e interdetto. Scopriranno che la casa è stata prenotata due volte. Che fare? Andarsene o accettare la condivisione dell'appartamento proposto dal goffo Keith (Bill Skarsgård)? Fuori è freddo, è notte fonda, la zona è pericolosa. E poi Keith non sembra così pericoloso. Tess decide di restare ma, mentre dorme, si sveglia impaurita sentendo la porta aprirsi. Keith dorme sul divano, e in casa non c'è nessun altro. Almeno crede. Chi sarà stato? Qui ci fermiamo nel raccontarvi Barbarian, in modo tale che ogni intuizione di Cregger possa essere apprezzata nel pieno del suo approccio. Divertente, intelligente, inconsueto.

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Una visione (anche) politica

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Barbarian: una scena del film

A proposito di paura: Barbarian è talmente stratificato che il concetto di paura diventa il pretesto per analizzare (e distruggere) i retaggi dietro alle apparenze. Davvero, potremmo scrivere di più e motivare le parole, ma lo sguardo di Tess davanti a Keith è emblematico e fa letteralmente esplodere gli eventi del film: fidarsi o no di uno sconosciuto? Una domanda che poi finisce per invadere i pensieri degli spettatori: cosa avremmo fatto noi al suo posto? Fuori o dentro? Qui il grande inganno di Cregger sfrutta poi il profilo ambiguo di Bill Skarsgard, che noi affianchiamo al demoniaco IT. E se le apparenza fossero ingannevoli? Su questo fulcro la paura di Barbarian si acuisce e, supportata dalla colonna sonora di Anna Drubich e dal montaggio di Joe Murphy, punta dritto sull'elemento della casa, tipico degli horror movies.

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Barbarian: Georgina Campbell in una scena

Ma una bella casa in un sobborgo distrutto e pericoloso può suonare come un campanello, come una sorta di cortocircuito. Qui la visione di Cregger si assottiglia, muta forma, altera il formato e la dimensione. L'incubo di Tess si espande e sviscera il male che, come per Keith, potrebbe non essere quello visivamente più spaventoso. In questo senso l'universo di Barbarian è l'emblema portante, e la malfamata Brightmoor è l'equazione di una sconvolgente caduta sociale. Detroit è una delle città USA più complicate e pericolose, lo strato cittadino è sfilacciato e il tasso di criminalità è elevatissimo, frutto di una politica che ha investito in modo errato e ha irrimediabilmente abbagliato la popolazione operaia finita poi sul lastrico. Un quadro che rende Barbarian un grande film dell'orrore e una graffianta accusa politica. Ingredienti necessari per diventare un imperdibile instant cult.

Conclusioni

Svolte inaspettate, un senso di profonda inquietudine, una paura suggerita e una sorprendente chiave politica: concludiamo la recensione di Barbarian soffermandoci su quanto il genere horror, oggi, sia quello più vivido e pulsante. Ma in questo caso gli stilemi sono totalmente rivisti, in funzione di una sceneggiatura che punta a stupire e divertire nel modo più originale possibile. Dall'inizio alla fine.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.1/5

Perché ci piace

  • L'atmosfera da brividi.
  • La scelta di casting, soprattutto quella di Bill Skarsgård.
  • La chiave politica.
  • La colonna sonora.

Cosa non va

  • Poco prima del finale ci sono dei momenti bloccati e leggermente forzati.