Niente velo, ma tante polemiche per Jasira

L'autrice del romanzo spiega come ha lavorato sulla storia di Jasira e le polemiche che ne sono derivate. In esclusiva, anche alcune clip del film.

Arriva nelle nostre sale il 17 luglio, e promette di far discutere anche nel nostro paese come all'estero il film Niente velo per Jasira, esordio alla regia di Alan Ball, già autore di serial acclamati quanto trasgressivi come True Blood e Six Feet Under, il quale si è ispirato al romanzo Beduina, pubblicato da Alicia Erian nel 2005. Farà discutere, perchè Niente velo per Jasira - il cui titolo originale è Towelhead - è ambientato durante la prima Guerra del Golfo, e vede protagonista una ragazzina americana, ma di origini arabe, che vive con sua madre a Syracuse, ma viene prontamente spedita a Houston, nel Texas, quando quando inizia ad essere conscia della propria sessualità dirompente e del suo effetto che ha sugli uomini. La madre di Jasira, dopo aver scoperto che sua figlia ha permesso al suo convivente di aiutarla a radersi il pube, decide di mandarla a vivere da suo padre Rifat, un libanese di religione cristiana, fortemente conservatore, augurandosi che l'uomo riesca a tenere a freno l'esuberanza della figlia. Dopo il suo arrivo in Texas però, la sessualità di Jasira esplode letteralmente, e la ragazza inizia ad avere le sue prime esperienze con un maturo vicino di casa - interpretato da Aaron Eckhart - e un compagno di classe di colore. Quando però si renderà conto che l'atteggiamento del suo vicino (per il quale ha sentimenti contrastanti) è illegale, si deciderà a denunciarlo.
Una trama fortemente incentrata su tematiche legate al sesso (ma non solo) che ha fatto arrabbiare le associazioni islamiche, soprattutto perchè associata ad un titolo che secondo loro è fortemente razzista e non è giustificato in nessun modo dalla storyline del film. (Towelhead è un appellativo denigratorio, che si riferisce al velo che le donne islamiche indossano, e lo definisce un semplice asciugamano, svilendone il valore simbolico-religioso)


"Come donna arabo-americana, mi rendo conto che il titolo del mio libro è un insulto razzista" - ha dello l'autrice in risposta alle associazioni islamiche, convinte che la Erian lo abbia scelto per attirare l'attenzione - "L'ho scelto per mettere in luce uno dei temi principali del romanzo, che è il razzismo, e pensando a titoli come Nigger, l'autobiografia di Dick Gregory, Heeb, il magazine della comunità ebraica e Bitch, il periodico femminista. E' indubbiamente un titolo forte e scioccante, ma non gratuito."
"Inoltre" - ha aggiunto la Erian, una bella donna dal sorriso aperto, gli occhi dal disegno misterioso ed elegante e una cascata di ricci corvini, che insegna scrittura creativa in un college del Massachusetts - "Da quando il mio libro è uscito, tre anni fa, non sono mai stata contattata da associazioni o gruppi islamici offesi dal titolo, e non ho mai conosciuto nessuno che non abbia capito capito davvero il significato di quella parola, inserita nel contesto. Con questo non voglio dire che le proteste non siano legittime, ci mancherebbe! Viviamo in una società razzista nella quale la gente continua a usare appellativi razzisti per definire le persone diverse da loro. Tuttavia ritengo che queste persone continueranno a usare certe parole offensive, a prescindere dal titolo che io ho dato al libro, e che la Warner ha dato al film, come era giusto che fosse. Towelhead è una brutta parola, senz'ombra di dubbio, ma il lavoro di un artista è e sarà sempre quello di mettere in luce anche tutto ciò che è brutto, con la speranza di trovarci qualcosa di bello. Questo porta inevitabilmente l'artista a confrontarsi con il pubblico e con le associazioni come quelle che mi hanno contestata, ma l'unica soluzione, per me è non forzare l'artista a rivedere il proprio lavoro, ma sfruttarlo come spunto per un dibattito costruttivo."

Per raccontare la storia di Jasira, Alicia Erian si è ispirata alla sua storia personale - almeno in parte - e d'altra parte non avrebbe potuto essere altrimenti, visto che l'autrice di origine egiziana ha affermato che preferisce le storie autobiografiche, o comunque non-fiction. Partendo da una riflessione su un periodo della sua vita, la Erian si è chiesta cosa sarebbe accaduto se sua madre - che aveva affidato lei e suo fratello alle cure di suo padre, per un certo periodo - non avesse deciso di riprenderli con sè, alcuni mesi dopo. E da questo punto di partenza ha costruito la storia della protagonista di Beduina, un'incantevole fanciulla di origini arabe che si trova ad affrontare forti problematiche legate alla sessualità, al suo passaggio dall'infanzia all'adolescenza e al fatto di appartenere a una minoranza etnica e sociale. "Non avevo idee precise su cosa avrei raccontato" - ha spiegato la Erian - "D'altra parte se così fosse stato, mi sarei annoiata in partenza, e non avrei scritto più nulla. Sono partita dagli elementi principali della storia e dai personaggi senza sapere esattamente dove sarei arrivata. Credo che molti scrittori facciano così. D'altra parte scrivere è qualcosa di naturale e spontaneo, non si può sapere al cento per cento cosa succederà"

Gli spunti biografici tuttavia, sono decisamente consistenti: anche la Erian, come la giovanissima protagonista del suo romanzo, era stata mandata a vivere da suo padre, a Houston, perchè sua madre stava attraversando un periodo difficile e pensava il suo ex-marito si sarebbe preso cura di loro, ma si sbagliava. "Semplicemente, tra di noi non funzionò. Così mia madre tornò per Natale, e ci chiese se ci avrebbe fatto piacere tornare a vivere con lei. Io scoppiai a piangere, perchè non me l'aspettavo, ma soprattutto temevo che nostro padre non ci avrebbe mai lasciati andare via. Ero terrorizzata da lui. E invidiavo mia madre perchè non lo era. Avrei voluto essere come lei e non aver paura di quest'uomo. Non era uno che picchiava le donne, ma picchiava i suoi figli, me in particolare, molto più raramente mio fratello. Da adulta mi sono chiesta cosa sarebbe accaduto se fossi rimasta con lui, e su questa riflessione ho costruito il mio libro"
Nel tratteggiare la figura di suo padre - che in Niente velo per Jasira è interpretato dall'attore di origine libanese Peter Macdissi - l'autrice si è soffermata a pensare che potesse essere stereotipata, ma poi è andata avanti: "Sto parlando delle mie esperienze e mi scuso se sono stereotipate. Molti dicono che c'è una ragione, se gli stereotipi esistono: in alcuni casi rispecchiano la realtà. Tra l'altro un sacco di donne arabe mi hanno scritto o si sono avvicinate a me per dirmi che hanno riconosciuto il loro ambiente familiare nel mio libro: "Questa è la mia famiglia e questo è il modo in cui si comporta mio padre"
L'autrice ha aggiunto tuttavia che è rimasta sorpresa di scoprire che la famiglia di origine di suo padre è in realtà molto diversa da quello che lui è: "Avevo paura di incontrarli, perchè temevo che fossero come lui. Mi chiedevano spesso di andarli a trovare in Egitto, e rifiutavo, perchè li associavo inevitabilmente a mio padre. Quando mi sono decisa a incontrarli però, ho scoperto che sono persone adorabili. Immagino che per mio padre sia stato anche traumatico lasciare il suo paese e trasferirsi in America. E ritengo che buona parte delle difficoltà fossero dovute al colore della sua pelle, d'altra parte non è facile essere una persona di colore in questo paese, o meglio essere di qualsiasi colore, tranne bianco".

Nonostante la storia di Jasira sia indubbiamente drammatica, il romanzo della Erian è pregno di black humour, e l'autrice ci teneva che fosse presente anche nel film. "Quando Alan Ball mi ha chiamata per l'adattamento del romanzo, mi ha promesso che avrebbe fatto di tutto per lasciare la storia divertente così com'è, altrimenti sarebbe diventata solo una storia di abusi." La scrittrice si è detta soddisfatta dei risultati, perchè non solo l'autore di Six Feet Under ha mantenuto integro l'impatto del romanzo, "Ma ha anche apportato alcuni tagli non solo indolori, ma alquanto ingegnosi in alcuni punti. Un paio di volte, come scrittrice, mi è sembrato di imparare qualcosa di nuovo dal lavoro che aveva svolto"