Piuttosto originale nelle premesse, anche se ormai ne abbiamo visti più di un paio di rivoltanti anti-eroi destinati all'inevitabile redenzione, La ragazza del mio migliore amico è indubbiamente una delle commedie sentimentali più sboccate e scurrili che memoria ricordi. Quanto sopra esposto, infatti, è decisamente insufficiente a dare un'idea delle nefandezze di cui è capace il protagonista: lo script e Dane Cook, però, gli regalano un momento di commozione di fronte alla scena finale di Ghost, un insospettato spirito di sacrificio e soprattutto un genitore (interpretato dal fantastico Alec Baldwin) che rappresenta un ineludibile e soffocante cattivo modello. Al contrario di quanto avviene nelle commedie "cuore e testosterone" delle scuderia di Judd Apatow, però, il film di Howard Deutch sembra simpatizzare fin troppo con le tendenze egoistiche e superficiali della mascolinità completamente negativa che ritrae, e il risultato è che è difficile non guardare alla pellicola con un certo sospetto ma anche interesse.
In barba all'inevitabile lieto fine e alla previdibilità dell'intreccio, La ragazza del mio migliore amico si discosta violentemente, nel suo spirito antiromantico, dal genere in cui fiorisce, e che cita letteralmente nel suo miglior campione, Harry ti presento Sally: anzi, del film di Rob Reiner sembra quasi un gemello perverso, con i protagonisti impegnati in una storia di sesso e insulti, un matrimonio bostoniano dissacrato in maniera scientifica e una "riconciliazione" che quasi parodizza l'appassionato monologo finale di Billy Crystal.|
News su questi argomenti:
|
||