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Questione di target

Recensione del film Valiant (2005)

a cura di Antonio Cuomo 
Valiant risulta un film bizzarro, non tanto nella sua realizzazione, quanto nelle scelte alla base, lasciandoci perplessi sull'effettivo target a cui si rivolge, non essendo abbastanza profondo e complesso da interessare un pubblico adulto, ma nemmeno abbastanza divertente e immediato per poter intrattenere una platea di bambini.
Questione di target
Presentato in Italia in anteprima nel corso del Giffoni Film Festival dello scorso Luglio, Valiant è realizzato dalla Vanguard Animation, fondata nel 2002 da John H. Williams, già tra i produttori di Shrek e Shrek 2, e distribuito dalla Buona Vista, ed è il primo lungometraggio in 3D realizzato interamente in Inghilterra.
Protagonista di Valiant è il piccione omonimo, piccolo ma molto coraggioso, con il sogno di contribuire alla lotta per salvare l'Inghilterra.
Ambientato durante la seconda guerra mondiale, il film è un omaggio alla Royal Homing Pigeon Service, il corpo speciale composto di piccioni, che ha contribuito all'esito della guerra con le sue imprese nel campo del trasporto di messaggi.
Arruolatisi con un sotterfugio a causa della presunta inabilità e, anche se non pronti, mandati ad affrontare una missione pericolossissima, Valiant e i suoi compagni sopperiscono alle loro mancanze fisiche e di preparazione con coraggio ed impegno.

Diretto dall'esordiente Gary Chapman, Valiant risulta un film bizzarro, non tanto nella sua realizzazione, quanto nelle scelte alla base, lasciandoci perplessi sull'effettivo target a cui si rivolge, non essendo abbastanza profondo e complesso da interessare un pubblico adulto, ma nemmeno abbastanza divertente e immediato per poter intrattenere una platea di bambini.

Seppur non al livello delle dirette concorrenti, tecnicamente il film della Vanguard è valido e ben rifinito, ma rispecchia la stessa ambiguità riscontrate nell'approccio alla storia: colori poco vivi, dal look realistico (ma a senso rappresentare dei piccioni antropomorfi in modo realistico?), che non bucano lo schermo, ma non ottengono nemmeno l'effetto di fornire autenticità alla storia.
E anche i nomi celebri (Ewan McGregor e Tim Curry tra gli altri) che, almeno in originale, hanno prestato la voce agli eroici piccioni, finiscono per non essere un grosso valore aggiunto.

Interesserà ai nostri bambini del 2000 una storia di buoni sentimenti che rende omaggio ai valorosi piccioni combattenti inglesi della Seconda Guerra Mondiale?
Francamente ne dubitiamo.

Data di pubblicazione: 12.10.2005


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