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Il mondo modellato da Burton

Recensione del film La sposa cadavere (2005)

a cura di Adriano Aiello 
Burton mette tutta la sua onnivora passione cinefila e il suo sguardo da eterno bambino, nel disegnare i luoghi e personaggi del suo film, dandoci in pasto alcuni dei momenti più spassosi che si siano visti da molto tempo a questa parte.
Il mondo modellato da Burton
Fa ancora centro Tim Burton. Per chi nutrisse ancora reiterati, quanto ciechi dubbi sulla grandezza di questo visionario quarantasettenne dall'animo romantico e dalla fascinazione per tutto ciò che sia dark, La sposa cadavere è un altro colpo ben assestato. Presentato a Venezia ed accolto con enorme entusiasmo, il film d'animazione co-diretto da Burton e Mike Johnson, racconta, traendo lo spunto da una leggenda ebraica, di un matrimonio organizzato da una famiglia nobile in decadenza e da una famiglia borghese arricchita. I futuri sposi sono Victor (doppiato da Johnny Depp) e Victoria (voce di Emily Watson), sorprendentemente, per una volta, in pieno accordo, con le scelte dei genitori. A mettere i bastoni tra le ruote al matrimonio saranno allora Lord Barkis e soprattutto la goffaggine di Victor che si prometterà inconsapevole ad una sposa cadavere (che ha la voce di Helena Bonham Carter), mentre prova il rito del matrimonio nel bosco.

Corpse Bride è per alcuni versi meno affascinante, per urgenza espressiva e passione, del suo ideale genitore artistico Nightmare before Christmas, ma si dimostra ancora più ricco visivamente, elevando ai massimi livelli le potenziali espressive della tecnica di animazione stop-motion, solo in alcuni passaggi coadiuvata dalla moderna ed imperante modellazione in 3d. Burton mette tutta la sua onnivora passione cinefila e il suo sguardo da eterno bambino, nel disegnare i luoghi e personaggi del suo film, dandoci in pasto alcuni dei momenti più spassosi che si siano visti da molto tempo a questa parte (la citazione da Via col vento e gli straordinari balletti degli scheletri su tutti).

A fornire un fondamentale sostegno alla creazione dell'immaginario burtoniano, ancora una volta l'encomiabile commento sonoro del fido compagno Danny Elfman, vera e propria anima gemella artistica di Burton. Dai temi atmosferici alla composizioni delle canzoni, il lavoro di Elfman brilla di autentico estro, contribuendo alla magia visiva del film. Gioiello assoluto.

Data di pubblicazione: 11.09.2005


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