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The Bridge: i confini del delitto

Recensione The Bridge (2013)

a cura di pubblicato il 10 luglio 2013
Il nordic noir all'americana di The Bridge - procedurale inedito dal 18 luglio su Fox Crime - raggela l'estate italiana.
The Bridge: i confini del delitto
Sonya North o Sonya Cross? Bipolare o con l'Asperger? I cadaveri ritrovati, uno o due? C'è stata un po' di confusione - complici i primi comunicati stampa dell'americana FX che ha cominciato il battage pubblicitario del caso fin dallo scorso febbraio - circa le premesse di The Bridge, procedurale d'ispirazione nordic noir dal 18 luglio su Fox Crime in (quasi) contemporanea mondiale con gli Usa. L'anima della serie, adattamento della coproduzione scandinava Bron, è stata finalmente messa a nudo ieri in occasione dell'anteprima mondiale dell'episodio pilota.
Confine tra il Messico e gli Stati Uniti: le telecamere che controllano il lungo ponte che collega i due Paesi si oscurano per un attimo. Ripristinate, offrono un'immagine impietosa, quella del cadavere di una donna distesa perpendicolarmente alla linea di confine. Sul luogo del ritrovamento la detective della Omicidi di El Paso Sonya Cross, e la sua controparte messicana di Juarez, Marco Ruiz. La prima, cuffie alle orecchie, modi sbrigativi, evita di incrociare lo sguardo del prossimo e sembra lievemente ritardata a livello sociale. Il secondo invece è indulgente nei confronti delle regole e ci sa fare con le persone: sarà evidente quando permetterà il passaggio di un'ambulanza accanto alla scena del crimine e quando si ingrazierà la segretaria del dipartimento di El paso a suon di dolci. Ci vorrà pochissimo per determinare che la competenza del caso non è esclusivamente statunitense come ribadito dalla rigida Sonya: il cadavere rinvenuto è costituito dalle metà di due donne, una wasp e una latina, condizione che rende inevitabile l'ingerenza di entrambe le giurisdizioni.

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The Bridge: Diane Kruger in una scena dell'episodio The Beast Inizia così, indugiando immediatamente su un macabro omicidio, The Bridge, serie cupa e morbosa come il serial killer che ha perpetrato i crimini al centro della narrazione, misteriosa e complicata come la sua sua protagonista femminile - la teutonica Diane Kruger di Bastardi senza gloria -, curiosa e amabile come il suo protagonista maschile - il candidato premio Oscar per A Better Life Demián Bichir, noto rampollo di una famiglia di attori locali. Con le sue evidente deficienze sociali e la rimarcata e ossessiva abilità investigativa la Cross sembra, di primo acchito, un Will Graham di Hannibal in gonnella: è, invece, il suo opposto. Socialmente disadattata, incapace di manifestare empatia e di reggere lo sguardo, è priva di senso comune e non ne comprende la codificazione. Appartiene, come Sheldon di The Big Bang Theory, alla sempre più nutrita schiera di personaggi seriali che manifestano le caratteristiche dell'Asperger. Sonya mantiene la sua posizione in dipartimento grazie al suo capo, il ruvido texano Wade (Ted Levine, già ex superiore di un altro detective asociale, Monk, nonché il serial killer scuoia-figliole di Il silenzio degli innocenti) che ne riconosce il talento e se ne frega della sua eccentricità. La Cross è negletta dai colleghi, fortunatamente il nuovo partner Ruiz è un uomo di famiglia pacato, tollerante, abituato al compromesso e onesto, tutte qualità rare nei poliziotti messicani.

The Bridge: Annabeth Gish in una scena del pilot della serie The Bridge privilegia la narrazione orizzontale, focalizzata sulle indagini di Cross e Ruiz, a caccia del serial killer. La regia del pilota è essenziale e registra silenziosamente le differenze tra le opposte culture statunitense e messicana. Inconciliabili, contrariamente ai protagonisti, detective diversissimi uniti dall'intento che promettono una fruttuosa complementarietà. The Bridge vuole includere una componente critica nei confronti della politica statunitense sull'immigrazione, senza risparmiarsi sulla corruzione delle forze dell'ordine messicane. La programmazione estiva stride piacevolmente con il realismo cupo della serie, che grazie a un attore bravo come Bichir può giocare sulla componete drammatica. La Kruger, nuovo alter ego algido e un po' strambo - e con l'immacabile lutto familiare a carico - della creatrice sia di The Bridge che di Cold Case - Delitti irrisolti Meredith Stiehm evoca la malinconica Lilly del longevo procedurale, ennesima investigatrice variamente bionda e castigatrice della boria dei colleghi maschi, come piace alla serialità anglofona. Per il talento e la spaesata ignoranza dei codici sociali a noi ricorda il detective Creegan di Touching Evil, e forse diventerà un personaggio altrettanto ostico quanto facile da apprezzare. Nel cast ci sono anche Matthew Lillard (Hackers, è un reporter in declino e frustrato), Annabeth Gish (Pretty Little Liars, moglie di un uomo ricchissimo - e Mary Pat Gleason (la scorbutica Ida di The Middleman, qua patologa e amica della Cross).

The Bridge è pensata per soddisfare l'interesse del pubblico anglofono - in USA e pure nel Regno Unito la passione sfegatata del pubblico per il genere è conclamata - nei confronti del nordic noir, rendendolo più accessibile - doppiaggio e sottotitoli sono poco fruiti dagli americani - e lucroso grazie a curati remake. Il resto del mondo ne gode i vantaggi: la serie verrà trasmessa sui canali del gruppo Fox International Channel di 120 Paesi. L'estate tinta di nero è una moda dilagante.

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