Succession: il beffardo finale di una grande tragicommedia dei nostri tempi

With Open Eyes, episodio finale di Succession, segna l'amaro compimento della parabola del clan dei Roy, trasformando la loro lotta di potere in un doloroso gioco al massacro.

Succession: il beffardo finale di una grande tragicommedia dei nostri tempi

"A chi pensi che papà avrebbe voluto dare il suo posto?" "A nessuno di noi, credo."

La secca disillusione della risposta di Shiv alla domanda di suo fratello Roman è l'ennesima testimonianza di come, nel terzetto degli aspiranti eredi al trono di Logan Roy, sia la figlia più giovane la persona dotata di maggiore lucidità e consapevolezza. Pertanto, è forse un lampo di repentina lucidità che, nel finale di Succession, spingerà Shiv al clamoroso voltafaccia alla base di quell'ultimo, devastante colpo di scena: spezzare l'alleanza con Kendall e Roman esprimendo un voto decisivo a favore dell'acquisizione della Waystar RoyCo da parte di GoJo, il colosso mediatico di proprietà dell'imprenditore svedese Lukas Matsson. "I love you, but I cannot fucking stomach you" ("Ti voglio bene, ma non ti sopporto"): nella frase di Shiv convivono amore e disprezzo, i due sentimenti complementari che per quattro stagioni hanno caratterizzato i rapporti della dinastia più disfunzionale della TV contemporanea (o quantomeno, a pari merito con i Windsor di The Crown).

La successione: tre fratelli per un trono

Succession Culkin
Succession: Alexander Skarsgård e Kieran Culkin

Nell'arco dei novanta minuti di With Open Eyes, episodio conclusivo dell'acclamatissima serie targata HBO, lo sceneggiatore e showrunner inglese Jesse Armstrong torna dunque ad unire e separare i tre fratelli Roy in una frenetica girandola di alleanze e rivalità. La 'successione' ha costituito, fin dal titolo dell'opera, l'obiettivo principale di Kendall, Roman e Shiv: un traguardo reso più prossimo dall'improvvisa dipartita del patriarca interpretato da Brian Cox, evento al cuore dell'episodio Connor's Wedding. Se Logan Roy ha rappresentato un tirannico Re Lear che torreggiava sulle esistenze dei propri figli, soggiogandoli sotto un'ombra da cui non erano capaci di sottrarsi, neppure la morte di Logan è bastata a liberarli del tutto dall'ingombrante presenza paterna. E le tensioni irrisolte tra i fratelli Roy esplodono in un epilogo che riesce a mostrarci i lati più umani e vulnerabili di questi tre rampolli così spesso opportunisti e amorali.

Succession Roy
Succession: un'immagine dell'episodio finale

È l'estrema beffa di Succession: una serie che fin dalle origini ha giocato con i registri del grottesco e del dramma e che qui, dopo una parentesi domestica - la buffa cerimonia di 'incoronazione' di Kendall a base di frullato - ammantata di un'insolita tenerezza, distrugge le prospettive di una rivalsa della nuova generazione dei Roy, che fino a un attimo prima sembravano in procinto di riconquistare l'impero paterno al tavolo del consiglio d'amministrazione della Waystar RoyCo. In tal senso, With Open Eyes è un finale che smantella tanto le nostre aspettative, quanto la convenzione della rivincita fondata sul principio "l'unione fa la forza": se Kendall, Roman e Shiv potevano apparirci degli antieroi alla soglia del riscatto, in grado di obliterare una volta per tutte le loro divergenze, Jesse Armstrong disintegra il suddetto scenario in una manciata di rabbiosi, indimenticabili minuti, con un faccia a faccia fra tre protagonisti a cui non resta che confermare la propria natura.

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Tom e Shiv: il burattino e la sua First Lady

Sarah Snook
Succession: un primo piano di Sarah Snook

"Non penso che saresti all'altezza": è la sentenza lapidaria di Shiv, incarnata da una sontuosa Sarah Snook con un amalgama impressionante di freddezza e nevrosi, di schietto pragmatismo e di livore represso con sempre maggior fatica. Se in molteplici occasioni Shiv si è dimostrata, fra i tre, la più razionale ed equilibrata, Armstrong ha l'intelligenza di mantenere un quid di ambiguità nella scelta della donna: la pugnalata alle spalle di un fratello che così tante volte l'aveva deprezzata, un machiavellico "scacco matto" per ricavarsi il titolo di First Lady della Waystar o la volontà di liberare Kendall dal peso dell'eredità di Logan? Si tratta del peso sotto il quale già aveva rischiato di soccombere l'eccentrico Roman di Kieran Culkin, che all'inizio dell'episodio ritroviamo in 'fuga' alle Barbados e che, subito prima della riunione del consiglio di amministrazione, scoppia in lacrime tra le braccia del fratello, chiedendosi affranto: "Perché non tocca a me?".

Succession
Succession: Matthew Macfadyen e Sarah Snook

Roman, rassegnato alla propria inadeguatezza (il trono paterno non spetta a lui), si congederà dalla serie con un Martini in mano, dopo la foto di rito con l'odiato vincitore, il Lukas Matsson di Alexander Skarsgård. A Shiv, artefice di questo amaro "finale di partita", la serie regala un'uscita di scena silenziosa e raggelante: seduta in auto con il marito Tom Wambsgans (Matthew Macfadyen), dopo le valanghe di vetriolo che per un'intera stagione, e fino a pochi minuti prima, i due coniugi si erano rovesciati addosso. Tom, all'occorrenza viscido e mellifluo in virtù della sua smodata ambizione, si attesta pure qui come il burattino a cui Matsson affiderà la carica di amministratore delegato della Waystar, e perciò, in sostanza, la 'corona' del defunto Logan Roy; non prima di avergli spiattellato la propria attrazione per sua moglie Shiv e chiosando con la frase "Perché non prendermi il tizio che le ha infilato il bimbo nella pancia, anziché la signora col bimbo?".

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Kendall Roy: la tragedia di un uomo ridicolo

Macfadyen Braun
Succession: Matthew Macfadyen e Nicholas Braun

D'altra parte, il trionfo di Tom ha perfettamente senso: funzionario ideale di un capitalismo spregiudicato e senz'anima, e non a caso già braccio destro di Logan, Tom è il trasformista abile nell'intuire in che direzione soffierà il vento. E il "cugino Greg", l'outsider impersonato con irresistibile ingenuità da Nicholas Braun, è destinato a rimanere il degno tirapiedi di Tom. Quel sussulto di dignità che lo spinge a reagire con uno schiaffo all'aggressione di Tom resta, appunto, solo un sussulto: un istante più tardi, Greg è di nuovo nei panni del servo fedele, disposto a subire ogni umiliazione pur di conservare il suo posto da assistente con duecentomila dollari di stipendio. Se Tom e Greg sono dunque gli attori ideali di questa "commedia del potere", nella parabola di Kendall Roy la farsa sconfina invece nel dramma (e viceversa): quando rivendica di essere "il figlio più grande", con il piglio solenne di un principe shakespeariano, la reazione di Shiv è una dissacrante risata, prima di ricordargli che in effetti non è così.

Jeremy Strong
Succession: Jeremy Strong nel finale della serie

Kendall, ruolo che è valso a un monumentale Jeremy Strong un Emmy Award e un Golden Globe come miglior attore, è la figura più intimamente tragica di Succession: tragica, ma declinata secondo i canoni della nostra epoca, e quindi figlia di una tragedia che non può che risultare ridicola. Kendall brama il trono paterno perché "è l'unica cosa che so fare" e perché, come biascica disperato nella sua supplica a Shiv, "se non potrò farlo, io sento che... potrei morire". Nel momento della sua sconfitta, mentre la corona appena indossata già gli scivola giù dal capo, Kendall è un protagonista tanto più struggente quanto più patetico: nella vana meschinità con cui tenta di negare di essere stato responsabile della morte di un uomo e nell'incapacità di leggere e di accettare la realtà. E l'ultima, dolorosa inquadratura non può essere che per lui: un principe inetto e spodestato, intento a fissare l'Hudson River con lo sguardo ormai spento di chi non può fare altro che contemplare l'abisso.