STEVE! (martin), la recensione: le due parti di una comicità malinconica

La recensione di STEVE! (martin), documentario in due parti dedicato alla vita e alla carriera di quello che era solo un giovane comico adesso diventato attore amato e di successo. In streaming su Apple TV+.

STEVE! (martin), la recensione: le due parti di una comicità malinconica

Non è inusuale leggere sotto i post di auguri a Steve Martin commenti del tipo "Martin ha 78 anni da almeno 40 anni"; eppure, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il giovane comico vendeva delle guide cartacee al parco Disneyland in California. Tanti applausi, e altrettanti silenzi imbarazzanti; critiche sincere e altre dilanianti; battute al vetriolo e altre di infinita commozione. Quella di Steve Martin è una carriera impossibile da racchiudere in un'ora e mezza di racconto, e tanto vale allora dividerla in due parti. Ed è cosi che si presenta STEVE! (martin), documentario in due episodi diretto da Morgan Neville e disponibile su Apple TV+ dove il binomio temporale non è soltanto una questione cronologica, ma anche e soprattutto tecnica, visiva e contenutistica.

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Steve! (martin): una scena

Come sottolineeremo nella recensione di STEVE! (martin) la particolarità del documentario va ben oltre la mole di materiale fornito, la potenza delle testimonianze rilasciate, i cimeli recuperati e altri tenuti nascosti. La bellezza di questo documentario sta nella sua capacità di offrire allo spettatore l'essenza più pura degli anni indagati, la natura dell'uomo che calcava quei palchi, lo scarto emotivo che separa lo Steve Martin di ieri con quello di oggi. Una distanza così chilometrica tanto da illudere lo spettatore di assistere a due documentari differenti. Più imprevedibile, colorato e anarchico il primo; più rilassato, canonico, il secondo. È la gioventù che sfida la maturità d'animo; la gioia dell'inesperienza, dei tentativi, che lascia spazio a una consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità attoriali. La comicità acerba, che strappa timidi sorrisi ma non risate, e la fama conclamata, quella che ti fa vincere premi alla carriera e trionfi onorari. STEVE! (Martin) è dunque una bifora perfetta: quello di un comico che per farsi riconoscere non ha bisogno di un cognome, perché a Hollywood di Steve che fa veramente ridere ce n'è solo uno, e uno soltanto.

Un giovane Steve nel paese delle meraviglie

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Steve! (martin): una scena

È un viaggio quasi allucinogeno, quello di uno Steve Martin nel paese delle meraviglie, nella prima parte di STEVE! (martin). Debitore del testo di Lewis Carroll, ogni passaggio è il risultato di un'associazione di idee, un brain-storming di mnemonica fattura reso visivamente da fotografie animate, ritagliate, modificate. Quando non supportato da un filmato inedito, o da materiale di repertorio, ogni ricordo si fa pagina di uno scrapbook esilarante e vivo di memorie, ma soprattutto di quella positività fanciullesca che trasforma tutto in un'avventura.

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Steve! (martin): una scena

Dai teatri di magia di Disneyland, ai palchi delle prime stand-up comedy, passando per i giochi con i palloncini e i catch-phrase che faranno parte integrante delle sue performance, la prima fase di una carriera in affannosa ascesa brilla di magia, di speranza, di perfetta illusione. Una commistione di emozioni qui perfettamente restituite con colori accesi, raccordi di un montaggio dinamico e serratissimo, dove la cronologia degli eventi viene sostituita da un gioco di accostamenti a tratti illogici, ludici, accuratamente in armonia con il desiderio di giocare con il proprio pubblico e con se stesso. Ma i pochi applausi, i pochi soldi e lo scarso successo, faranno spazio a un senso di solitudine che accompagnerà l'attore anche quando la luce della ribalta gli illuminerà il viso, tracciando i contorni della sua seconda fase artistica e privata.

La malinconia del crescere (anche artisticamente)

Il tempo dei giochi è finito: dopo la sua comparsa al Saturday Night Live, Steve Martin diventerà agli occhi del mondo un comico febbrile, rivoluzionario, unico nel suo genere. Una simpatia dilagante, la sua, che andava ormai stretta nello spazio esiguo di un palcoscenico, e per questo pronta a estendersi ai set cinematografici. Eppure, qualcosa negli occhi di Martin si è rotto; quella luce infantile non si è spenta, ma solo affievolita da un'ombra di malinconica nostalgia che affligge le anime più sensibili, e i cuori solitari. Ecco dunque che i toni si fanno meno accesi, i colori meno abbaglianti, il montaggio più disteso. Quella che era solo una voce guida, ora si fa corpo da seguire e inseguire: Steve Martin non è più un ricordo, un giovane con i capelli neri e la barba, che saltella sul palco.

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Steve! (martin): una scena

Ora è un uomo di 78 anni, maturo, conscio di se stesso, che da one-man-show si è tramutato in spalla e complice di un altro comico come Martin Short. Ma ciò che caratterizza maggiormente questo lasso di indagine, è soprattutto la scelta di fare a meno dell'analisi, e della riproposizione, dei grandi successi dell'attore. Il padre della sposa, Una scatenata dozzina, La piccola bottega degli orrori sono barlumi improvvisi che servono da collante per confessioni molto più personali, ricordi più profondi, e memorie lontane dall'appagamento professionale e privato. A dominare lo schermo sono pertanto scene tratte da flop e insuccessi commerciali come Spiccioli dal cielo, scelte pensate, studiate, e mai casuali, perché ciò che Steve! (martin): un documentario in 2 parti intende narrare non è più lo Steve Martin attore di successo, quanto piuttosto quello dello Steve Martin uomo, marito felice e padre di famiglia.

Lacune nozionistiche colmate da sguardi su un animo solo

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Steve! (martin): una scena

Si fa così tangibile il senso di dolore e solitudine che accompagnava le giornate del comico. Un dolore nascosto dietro la maschera del sorriso non dissimile da quello che macchiava la felicità di altri interpreti come Robin Williams, o Andy Kaufman. Eppure, lo sguardo costante su Martin, le prove insieme a Short, i salti temporali di anni in cui il successo era all'apice, sono tutte lacune che per quanto colmate da temi delicati e un'elegante intimità di racconto, lascia un sapore dolce-amaro in bocca. Nonostante l'ora e mezza a disposizione, si sente nello spettatore una sorta di mancanza, un buco allo stomaco come quello che ci tormenta quando si lascia il tavolo al ristorante, senza aver assaggiato l'atteso dessert. I passaggi da una fase all'altra sia della propria carriera cinematografica, che di filantropo (soprattutto in qualità di collezionista d'arte) sono salti in lungo che tralasciano delle informazioni magari sacrificabili all'economia del racconto, ma che per coloro che si affacciano per la prima volta alla scoperta di una personalità di prestigio come Steve Martin, si fanno forti e insoddisfacenti.

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Steve! (martin): una scena

Grazie alla serie Only Murders in the Building Steve Martin è un nome accessibile a tutti; tutti sanno chi sia, pochi però da dove provenga. Ecco perché se messe a paragone, le due parti del documentario vivono su un forte disequilibrio: esaustivo e visivamente immersivo il primo; empaticamente toccante, ma non così completo a livello nozionistico il secondo. Ciononostante è stato bello cavalcare questa onda dei ricordi in un oceano di filmati, registrazioni, testimonianze e istantanee che portano indietro, ad anni vissuti, o solo immaginati; anni in cui tutto sembrava possibile, nello spazio di un "Excuseeeee Meeee".

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di STEVE!(martin) sottolineando come il documentario in due parti disponibile su Apple TV+ riesca a donare al proprio spettatore due spettri di indagine completamente divergenti nella vita sia privata, che artistica, del celebre comico. Sostenuta da un montaggio dinamico e anarchico, la prima parte analizza la gioventù e l'ascesa di Steve Martin; più canonica e introspettiva, la seconda parte tocca solo superficialmente la carriera cinematografica di Martin per concentrarsi sul suo aspetto più interiore, tra sofferenze e benessere familiare.
Eppure, non sempre questo gioco introspettivo lascia soddisfatti.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • La scelta di affrontare in maniera antitetica le due parti con stili di racconto totalmente differenti.
  • La resa visiva del primo episodio.
  • L'impiego di materiale del tutto inedito.
  • L'indagine introspettiva destinata alla seconda parte.

Cosa non va

  • La durata, a volte troppo lunga, soprattutto per la seconda parte.
  • La scelta di non includere sprazzi di film noti come Il padre della sposa, pietre miliari per chi vuole approfondire la carriera di Martin.
  • Il poco spazio dedicato ad attori e conoscenti come Diane Keaton e Tina Fey.