In Treatment 4, la recensione: in terapia con Uzo Aduba

La nostra recensione di In Treament 4, dal 27 luglio su Sky Atlantic e in streaming su NOW, la quarta stagione in 24 nuovi episodi con Uzo Aduba nei panni della terapeuta.

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In Treatment 4: una scena della nuova stagione

Quando più di dieci anni fa In Treatment fece capolino sugli schermi mostrando delle sedute di terapia "romanzate" con protagonista il carismatico Gabriel Byrne, fu una piccola grande rivoluzione televisiva. Non solo perché forse era la prima volta che un drama puro utilizzava il minutaggio di una comedy (mezz'ora invece di 60 minuti) ma anche perché si trattava di ben 43 episodi (un'assoluta novità per il via cavo) dato che la serie seguiva una settimana di sedute moltiplicata, un episodio/seduta in onda ogni giorno proprio come se seguissimo la settimana del terapeuta protagonista, e quella dei suoi pazienti. Con l'arrivo di nuovi inaspettati episodi a 10 anni di distanza nella quarta stagione, come cerchiamo di spiegare in questa nostra recensione di In Treament 4, dal 27 luglio su Sky Atlantic e in streaming su NOW, una piccola grande rivoluzione si attua ancora una volta. Vediamo perché.

TV-TERAPIA

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In Treatment 4: Uzo Aduba nella nuova stagione

Ispirata sempre all'originale Be'Tipul, creata da Hagai Levi con Ori Sivan & Nir Bergman, che ha portato anche alla creazione del "nostro" In Treatment con Sergio Castellitto, questo adattamento a cura di Rodrigo García (tra i produttori figura anche Mark Wahlberg) mostrava per la prima volta la terapia in modo così analitico e allo stesso tempo naturale, e sciorinava davanti allo spettatore il processo terapeutico proponendo storie legate all'attualità. Avendo avuto l'idea di una quarta stagione un decennio dopo dal finale della terza, il creatore ha pensato giustamente di rinnovarsi e proporre un nuovo terapeuta - donna e nera - interpretata dall'altrettanto carismatica Uzo Aduba (apprezzata in Orange is the New Black e in Mrs America). Dimenticate "Occhi Pazzi" (il soprannome del suo personaggio in OITNB) però, Uzo passa dall'altra parte della barricata nei panni di Brooke Taylor, una stimata e benestante dottoressa, attenta e sensibile ma non per questo sprovveduta, che vive da sola in una grande casa sulla collina a Los Angeles. La città degli angeli dei giorni nostri è lo scenario in cui si muovono i nuovi personaggi, le nuove storie, le nuove terapie.

In Treatment: la TV va in analisi

COVID-TERAPIA

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In Treatment 4: Uzo Aduba in una foto della nuova stagione

Scenario di In Treatment 4 sono proprio i giorni nostri, compresa la pandemia che ha colpito il mondo intero da un anno e mezzo a questa parte. Non una scelta gratuita ma volta a proporre un racconto sempre fortemente ancorato alla realtà e soprattutto a mostrare come siano cambiate le terapie in modo virtuale e a distanza, e quanto la solitudine abbia fatto da padrona durante il lockdown per molte persone, in primis la protagonista. Ma sono tutti ugualmente protagonisti nello show, perché come da tradizione è la stessa Brooke come il Dr. Weston a suo tempo ad andare a sua volta in terapia. Accanto alla pandemia, anche i cambiamenti e le rivoluzioni sociali e culturali come il Black Lives Matter e la percezione della comunità LGBTQIA+.

In Treatment all'italiana

QUATTRO SEDUTE A SETTIMANA

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In Treatment 4: Uzo Aduba compare in una foto di scena della nuova stagione

24 episodi, quattro sedute a settimana per tre pazienti più uno (la stessa Taylor). Nel cast di In Treatment 4 troviamo Anthony Ramos (In the Heights, Hamilton) nel ruolo di Eladio, un ragazzo ventenne che lavora come infermiere a domicilio per una famiglia benestante, con non pochi problemi familiari alle spalle, speculari a quelli di Brooke. John Benjamin Hickey, che interpreta un personaggio uguale e opposto a quello di The Big C: Colin, appena uscito di prigione per aver rubato ai colletti bianchi, e costretto a quattro sedute di terapia per poter tornare ufficialmente nel "mondo libero", un mondo che non riconosce più poiché drasticamente cambiato nella percezione dei "maschi bianchi cisgender" come lui. Quintessa Swindell (Euphoria) è Laila, una ragazza in cerca della propria identità, personale e sessuale, con una nonna un po' opprimente. E infine le persone nella vita privata della dottoressa Taylor: Rita (Liza Colón-Zayas), un'amica di lunga data di Brooke, nonché sua confidente, soprattutto ora che ha perso il padre e Adam (Joel Kinnaman), il fidanzato tira-e-molla di Brooke che rischia di farla ricadere in certi comportamenti nocivi per se stessa.

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In Treatment 4: un momento della nuova stagione

Con una scrittura puntuale e accurata e una regia attenta ai primi piani dei personaggi, al campo e controcampo fra terapeuta e paziente, e ai totali che mostrano gli ambienti e le case dove si ritrovano "soli" con se stessi, Brooke compresa, In Treatment 4 esplora ancora una volta ottimamente la psiche umana, tentando di mostrare la miriade di pensieri e sentimenti che attraversano il nostro io interiore e come viene espressa da quello esteriore. Una serie di "passi a due" intimi, tutti giocati sulla forza del dialogo e della parola, ancorandosi pragmaticamente alla realtà che stiamo vivendo e sfruttando l'essere donna e nera della protagonista per mostrare nuove dinamiche, confronti e riflessioni sulla società contemporanea.

Conclusioni

Chiudiamo questa recensione di In Treatment 4 felici di ritrovare lo spirito originario ma attualizzato al nostro oggi nella serie HBO dopo un decennio, con una nuova protagonista carismatica e pazienti/personaggi altrettanto interessanti e pieni di sorprese. Uno spaccato della società contemporanea visto attraverso gli occhi della terapia.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Uzo Aduba si dimostra una protagonista carismatica e azzeccata come era stato Gabriel Byrne.
  • La scrittura puntuale e attenta che sfrutta pragmaticamente la pandemia e i cambiamenti attuali della società, insieme alla regia che mostra l’io più nascosto dei personaggi attraverso primi piani, campi/controcampi e totali.

Cosa non va

  • La serie non piacerà, come le stagioni precedenti, a chi non è fan dei prodotti dialogati e in cui l’azione è tutta sulle parole.