Fanny Ardant a Roma 2019: il nostro incontro con la diva della porta accanto

Fanny Ardant è fra gli ospiti della Festa del Cinema di Roma 2019 per presentare il suo nuovo film, La belle époque: ecco cosa ci ha raccontato la grande attrice francese.

Fanny Ardant
Fanny Ardant: un ritratto dell'attrice francese

Settant'anni, la dolcezza velata di malinconia che trapela dalla voce e dallo sguardo, una bellezza irregolare e senza tempo che ha contribuito a renderla un'icona del cinema francese ed europeo degli ultimi quattro decenni: domenica Fanny Ardant è tornata alla Festa del Cinema di Roma 2019 per presentare il suo nuovo film, La belle époque di Nicolas Bedos, in uscita nelle sale il 7 novembre, e per incontrare il pubblico per una conversazione ad ampio raggio su se stessa e sulla propria carriera.

In un italiano quasi perfetto, frutto delle sue frequenti collaborazioni con registi e attori del nostro paese, Fanny Ardant ha ripercorso alcune fra le tappe principali del suo percorso d'attrice, da François Truffaut - che nei suoi ultimi anni di vita fu anche il compagno della Ardant - a Ettore Scola. E in più di un'occasione, come quando ricorda l'amico Franco Zeffirelli, l'inconfondibile voce soave dell'attrice viene incrinata dalla commozione, salvo poi ricacciare indietro le lacrime dietro quel viso entusiasta e sorridente che abbiamo imparato a conoscere ed ammirare in tantissimi film...

Fanny Ardant e l'Italia, da Ettore Scola a Zeffirelli

Lei ha recitato spesso in film italiani: come mai è così legata al nostro cinema?

La famiglia di Ettore Scola
La famiglia di Ettore Scola

Non parlo benissimo, ma amo molto il cinema italiano, ed è grazie agli attori italiani che ho cominciato a parlare nella vostra lingua. Vittorio Gassman parlava un francese fantastico: lui era di natura impaziente e con un grande umorismo, sul set mi chiedeva sempre se sapevo le mie battute. L'ho amato molto, era un vero gentiluomo e un umanista. Non so perché Ettore Scola mi abbia scelto per La famiglia; c'era anche Philippe Noiret in una breve parte. Con tutto il gruppo ci vedevamo a Fregene per giocare a poker. Sono venuta a girare il film con il mio cane, che mi seguiva dappertutto e restava con noi anche durante le riprese. Mi piaceva il set italiano, con il suo caos... preferisco il caos, in uno strano modo ti permette di concentrarti. Sto più comoda nel caos e nelle urla, rispetto al silenzio; in fondo, a cosa serve il silenzio prima del ciak?

Quando ha lavorato ne La famiglia conosceva già Ettore Scola?

Di Scola avevo già visto Ballando ballando; ho un nipote di otto anni, e quello è il suo film preferito! Sono contenta per Ettore che un'altra generazione sia affascinata da questa storia.

Callas Forever
Callas Forever: Franco Zeffirelli, Fanny Ardant e Jeremy Irons sul set

Cosa può dirci invece della sua collaborazione con Franco Zeffirelli per Callas Forever?

Ho un enorme ricordo anche di questo film. Nella mia memoria tutto è intatto, soprattutto le persone che ho amato e che sono morte. Io ho avuto la possibilità di vivere due volte la vita di Maria Callas: a teatro sono stata diretta nella parte della Callas in Master Class da Roman Polanski, un grande regista; poi Franco Zeffirelli mi ha chiamata per il film Callas Forever ed ero felicissima. Da giovane avevo ricevuto come regalo per Natale la Carmen cantata dalla Callas, e da allora ho imparato a conoscerla ascoltandola, anche al di là del canto: i suoi sospiri, la sua voce rotta. La Callas era alla ricerca dell'assoluto: interpretarla mi ha insegnato moltissimo. E amavo la personalità di Franco: veloce, intelligente, caloroso, anche lui un uomo di grande cultura e con un grande senso dell'umorismo.

È vero che è un'appassionata di musica italiana?

Adoro la canzone popolare, mi piace che in tre minuti un cantante possa raccontarti una storia. Ho scoperto Mina con Bugiardo e incosciente: mi ha folgorata, era come un cortometraggio! E poi amo Lucio Battisti e altri cantanti italiani, come Luigi Tenco, a casa ho tanti loro CD. Adoro Riccardo Cocciante, adoro Dalida... i cantanti 'esagerati', perché sono esagerata anch'io!

L'avevamo tanto amato: Ettore Scola, cinque classici imperdibili di un regista "più oltre"

Il rapporto con Truffaut: La signora della porta accanto e Finalmente domenica!

Cosa ha significato per lei lavorare con François Truffaut ne La signora della porta accanto?

La signora della porta accanto: Depardieu con la Ardant
La signora della porta accanto: Depardieu con la Ardant

Gérard Depardieu e François Truffaut erano molto legati dopo L'ultimo metrò. Mi ricordo che nella prima scena che abbiamo girato dovevo stringere la mano di Gérard: il suo modo di guardarti e di toccarti era formidabile, e ho capito subito che sarebbe stato un film fantastico, perché lui è un attore che ti fa ballare portandoti a dimenticare la macchina da presa. Gérard mi ha spalancato la porta di questo mondo, girare con lui è qualcosa di più... non so perché, ma è così!

Con Truffaut invece com'è andata?

Ardant Truffaut
Fanny Ardant e François Truffaut sul set de La signora della porta accanto

François non parlava molto: quando abbiamo fatto La signora della porta accanto ci ha spedito una sinossi di sei o sette pagine, e leggendole mi sono resa conto che in quella storia c'era tutto ciò che pensavo sulla vita e sull'amore. Lui ammirava e amava gli attori: scriveva i dialoghi la domenica per le riprese della settimana successiva, basandosi su di noi. François ha adorato Gérard, come un fratello; il film è una tragedia, ma durante le pause delle riprese chiacchieravamo e ridevamo tutti insieme. A Truffaut venne l'idea per Finalmente domenica! mentre giravamo l'ultima scena de La signora della porta accanto, di notte.

Com'è stata l'esperienza sul set di Finalmente domenica!?

Finalmente Domenica
Finalmente domenica!: Jean-Louis Trintignant e Fanny Ardant in una scena

La fotografia era di Néstor Almendros, che faceva riferimento anche per il trucco alle attrici degli anni Quaranta. Truffaut aveva preso come modello un film affascinante in cui non si capisce tutto, Il grande sonno, e voleva che gli attori fossero 'veloci' per non dar tempo agli spettatori di pensare. Finalmente domenica! è come una coppa di champagne, è attraversato da un senso di leggerezza. Io non sono una vera esperta di cinema, ma ne sono innamorata: entro in una sala oscura come un cane selvaggio che entra in una foresta. Ricordo che in una scena Jean-Louis Trintignant doveva darmi uno schiaffo, ma lui, un uomo molto affascinante, disse: "Non darò mai uno schiaffo a Fanny!". E allora fu François a darmelo: la mano che si vede nel film è la sua... e siccome era una ripresa complicata, ci sono voluti diversi ciak!

L'amore e il cinema: ricordando François Truffaut nel trentennale dalla scomparsa

Fanny Ardant davanti e dietro la macchina da presa

Tre anni fa ha diretto il suo terzo film da regista, Le divan de Staline: è stata un'impresa difficile?

Ridicule
Ridicule

Era un film con un piccolo budget, girato nel nord del Portogallo, con ragazzi del villaggio vicino che si sono offerti di fare le comparse. Avevo pensato alla parte del protagonista per Gérard, anche se non avevo i soldi per pagarlo! Non volevo fare un film storico, volevo descrivere Stalin come un personaggio shakespeariano. Su quel set il caos mi piaceva solo fino a un certo punto, perché ero dall'altra parte della macchina da presa. Gérard lo ha definito un film su Stalin diretto da Hitler!

Cosa l'ha spinta a cimentarsi dietro la macchina da presa?

Non è stata l'insoddisfazione, per me rimane intatto il piacere di essere attrice, ma mentre lavoravo a teatro sfruttavo i miei pomeriggi liberi per scrivere soggetti... soggetti che sapevo non sarebbero mai stati realizzati. Il cinema non appartiene alle donne o agli uomini, ma agli esseri umani, con i loro sentimenti e il loro background. Come donna non mi sono mai sentita schiacciata dagli uomini, né in famiglia né nella professione.

8 Femmes
8 donne e un mistero: un primo piano di Fanny Ardant

C'è qualche regista che l'ha influenzata in modo particolare?

L'influenza è come la pioggia: quando cade la pioggia, non sai cosa farà crescere. La stessa cosa vale per i film. Truffaut diceva: "Si gira solo ciò che si ama". Io amo molto la pittura e amo i film intimisti, mentre non amo tanto il realismo: preferisco altre atmosfere. Per me il cinema corrisponde alla nostra visione del mondo e alle nostre ossessioni; e nel momento in cui sei preso da un film, spariscono la nazionalità, il genere e tutte le altre distinzioni.

Cosa la affascina invece del teatro?

Lola Pater: Fanny Ardant in una scena
Lola Pater: Fanny Ardant in una scena

Ho iniziato in teatro, e non avrei mai pensato di arrivare al cinema. A teatro la parola deve essere forte, il pensiero deve essere forte. Il teatro, in un certo modo, ti purifica il sangue, ti mette a nudo, non sei mai certa di niente: a teatro sei da sola, è una grande scuola e non si deve mai abbandonare! Ho un rapporto di odio e di passione per il teatro, ma è un po' come una malattia: ma non me ne sono mai pentita, mi ha dato una forma di libertà.

Lei è stata diretta da Paolo Sorrentino: cosa pensa del suo cameo ne La grande bellezza?

Per me rappresenta la magia del cinema: l'idea di un regista che mi chiede di 'passare' nel suo film, di notte, senza un perché...

Nel corso della sua carriera ha accettato spesso di recitare per registi esordienti e in progetti rischiosi: come mai?

Un film non riuscito non è una catastrofe, e non mi piace avere paura. Un nuovo regista può essere un'avventura, e non voglio rinunciarci per paura. I film possono avere successo o meno, ma comunque sono stata felice di farli... je ne regrette rien!

Lola Pater, Fanny Ardant diventa una trans: "Non mi sono mai preparata per nessun ruolo"