Il trono di spade: il commento all'episodio Il leone e la rosa

E' lo stesso George R.R. Martin a firmare la teleplay di un episodio che inizialmente potrà sembrare squilibrato, ma che rivela nella parte finale le sue potenzialità.

Il plot
A Forte Terrore, il crudele e ambizioso bastardo Ramsay Snow cerca di indurre suo padre a riconoscerlo come erede; ha infatti per Lord Bolton una preziosa informazione ottenuta da Theon Greyjoy, un'informazione che convince Roose a inviare immediatamente Locke verso la Barriera. Più a nord, Bran Stark sembra trascorrere sempre più tempo nel corpo del suo metalupo Estate, e i suoi compagni di viaggio, Meera e Jojen, iniziano a preoccuparsi. Bran, tuttavia, sa benissimo cosa deve fare. A Roccia del Drago, forse per "propiziare" l'imminente viaggio verso nord, Melisandre induce Stannis a bruciare tre eretici, uno dei quali è Axell Florent, il fratello di Lady Selyse. Nel frattempo, ad Approdo del Re, giunge la tanto attesa ora delle nozze reali tra Joffrey Baratheon e Margaery Tyrell. Durante le celebrazioni, l'annoiato sovrano non vede l'ora di mettere in scena il suo spettacolo personale, dedicato a suo zio Tyrion Lannister.

Fiori d'arancio e sformato di piccione
Il segmento più importante e sostanzioso di Il leone e la rosa è quello ambientato ad Approdo del Re, e conviene affrontarlo subito, ammettendo che regala, senza nemmeno troppi preamboli, uno dei momenti più significativi, e più graditi al pubblico, dell'intero corso de Il trono di spade. In questa occasione, l'autore della fonte d'ispirazione dello show, la saga fantasy delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, George R.R. Martin, sale in cattedra e firma la sua quarta teleplay per il serial, deciso a vedere Joffrey Baratheon consegnato all'oblio nel modo giusto.
Scrisse John Donne che la campana suona per tutti noi: di fronte alla morte, siamo tutti coinvolti, siamo tutti colpiti. Ecco, questa morte è diversa, è una morte per la quale le campane suonano a festa, forse non quelle del Grande Tempio di Baelor, per rispetto ai potentissimi (?) Lannister, ma quelle del resto di tutti i Sette Regni, e quelle nei cuori degli spettatori che, sin dalle primissime battute dello show, hanno odiato Joff con convinzione. Stupido, sadico, vanesio, pusillanime e arrogante, soltanto sua madre Cersei poteva essere abbastanza cieca da amarlo; e sarà anche l'unica a piangerlo.
L'intera sequenza della celebrazione matrimoniale è gestita con grande sapienza, per creare una tensione insinuante fino alla scena culmine, quella dello scontro pubblico tra Re Joffrey e suo zio Tyrion, praticamente insostenibile per gli spettatori e per gli invitati a queste nuove nozze da incubo, un duello sublime tra il veterano Peter Dinklage e il giovane Jack Gleeson; ma la morte di Joffrey, avvelenato da una mano ignota (ma anche chi non ha letto i romanzi, riguardando con attenzione la scena del matrimonio ed alcuni dettagli potrà trovare degli indizi significativi) durante il suo banchetto di nozze, orrendamente soffocato tra le braccia dei suoi genitori, non è solo motivo di giubilo per i milioni di nemici, reali e fittizi, del verme coronato, è anche la prova definitiva dell'imprevedibilità e della spietatezza del mondo di Martin, in cui un re che ha trionfato (anche se non per meriti suoi) contro tanti nemici agguerriti, che ha conquistato alleati preziosi, che è protetto dai migliori guerrieri e dall'uomo più astuto dei Sette Regni, suo nonno Tywin, cade vittima dell'inganno il giorno delle sue nozze.
Mother of Madness
A ridimensionare lo status dei Lannister ci aveva già pensato Tyrion in apertura dell'episodio, invitando suo fratello Jaime a brindare "ai fieri figli della casata Lannister: lo storpio, il nano, e la madre della follia". E se il Folletto è al centro dell'episodio grazie, oltre alla scena del matrimonio, al penoso confronto con l'amata Shae - non solo Joffrey e Margaery, anche Tyrion e Shae sono "il leone e la rosa"- anche il monco Jaime trova il suo spazio con una gustosa scena in cui prende lezioni di scherma mancina dallo spadaccino più infido della capitale, l'ex mercenario Bronn. E Cersei? La madre della follia è una presenza nervosa e incontenibile alle nozze di suo figlio, e Lena Headey è particolarmente velenosa quando abbraccia e loda la detestata nuora, e poi cerca di romperle le uova nel paniere maltrattando contestualmente il suo ammuffito ma fedelissimo Grand Maester Pycelle, e quando costringe l'ingenua Brienne a fare outing sul suo amore per Jaime. Ma l'ormai ex reggente trova anche pane per i suoi denti quando, al braccio di Lord Tywin, si trova di fronte gli ospiti di Dorne. Se non fosse surclassata dal macabro finale, la sequenza che vede in scena questo fantastico quartetto, il freddo calcolatore Tywin, la sprezzante Cersei, la fiera e splendida bastarda Ellaria Sand e il focoso Oberyn Martell sarebbe la più bella dell'intero episodio.
La fuga degli Stark
Eclissati dalla storyline nuziale, fatti di un certo rilievo avvengono pure a Forte Terrore, con il Guardiano del Nord Roose Bolton, che evidentemente Lord Tywin si è dimenticato di invitare al matrimonio, che torna a casa dal figlio bastardo, sadico e repellente quanto il fu Joffrey, e gli ricorda che non porta il suo cognome. Lord Roose non è particolarmente soddisfatto, infatti, del trattamento riservato da Ramsay al prigioniero Theon Greyjoy, torturato, evirato e parzialmente scorticato, e ormai trasfigurato nel mansueto Reek, che vive con i cani di Forte Terrore (ma che riesce a regalarci una reazione alla notizia della morte di Robb Stark più toccante di quella di Jon Snow in Two Swords). Roose vorrebbe scambiare quel che resta di Theon per la fortezza di Moat Cailin, che, situata com'è in una posizione strategica, è indispensabile per controllare l'accesso al Nord ed è in possesso dei Greyjoy. Ma Ramsay ha ottenuto dal povero Reek un'informazione che catalizzerà, per il momento, l'attenzione di Lord Bolton: Theon ha ammesso, infatti, di aver inscenato la morte di Bran e Rickon, uccidendo altri due bambini al posto loro. Padre e figlio sanno che la sopravvivenza dei due ragazzi mina il loro fragile controllo della regione, e decidono che è essenziale mandare subito il loro scagnozzo Locke a caccia di Stark, ipotizzando che abbiano raggiunto il fratello Jon Snow a Castello Nero. La rivelazione sulla sorte dei due Stark più giovani è importante, ma per il momento non dovrebbe avere conseguenze a parte la missione di Locke, perché Roose e Ramsay si guarderanno bene dal far giungere la notizia alle orecchie degli altri feudatari del Nord.

L'albero-diga e le visioni di Bran
Molto breve, ma anche molto evocativo, è il nostro incontro con Bran Stark in Il leone e la rosa: affamato, esausto, Bran sembra trascorrere troppo tempo a cacciare sotto le sembianze del suo metalupo, e ai Reed tocca avvisarlo che dimenticherà la sua missione e il suo destino se dimentica sé stesso in Estate. "E se perdiamo te, perdiamo tutto"; non sappiamo molto più di questo, del futuro di Bran, ma quando il ragazzo si fa portare da Hodor vicino a un albero-diga dei Figli della Foresta, le visioni che si scatenano al solo tocco del fusto ci dicono qualcosa in più. Ned, Ghiaccio, il passato e il futuro, una grotta nascosta nelle terre dell'inverno perenne, una figura misteriosa che ci attende: il corvo con tre occhi.

A lezione da Mel
Non che non sia assolutamente redento dal resto dell'episodio, ma il segmento ambientato a Roccia del Drago, come capita purtroppo piuttosto spesso, è il più debole dell'episodio, con un rogo di eretici, tra cui il fratello di Lady Selyse, Axell Florent, un'imbarazzante scena a tavola con Selyse che ricorda come, durante l'assedio a Capo Tempesta, Stannis le serviva zuppa di libri e gabbiani alla griglia, e la spedizione di Melisandre nell'antro spettarle che funge da cameretta per la piccola Shireen, che va convertita al più presto al culto del Dio della Luce, o rischia di finire anche lei sulla pira. L'aspetto più interessante di questi sviluppi è che praticamente nulla proviene dai libri, e, avendo scritto lo stesso Martin questo episodio - il quale, a parte la sequenza delle celebrazioni di Approdo del Re, si allontana in maniera notevole dalla fonte - c'è da pensare che li abbia inseriti per qualche ragione. Che sfugge però anche ai lettori dei romanzi!

Note a margine Le chiacchiere di Reek. Nei libri, non c'è nessuna rivelazione di Theon al Bastardo di Bolton sul destino di Bran e Rickon, perché Ramsay sapeva già tutto, avendo partecipato lui stesso, sotto mentite spoglie, alla conquista di Grande Inverno, e avendo ucciso con le sue mani i due bambini poi spacciati per i piccoli Stark.
Poker di Martin. Il leone e la rosa è il quarto episodio scritto da George R.R. Martin, che ne ha firmato uno per stagione, tutti episodi che avevano qualche elemento a cui teneva: in La guerra alle porte, Arya prende la sua prima vita; ne L'assedio, si svolge la grande battaglia contro la flotta di Stannis Baratheon; ne L'orso e la fanciulla bionda, Jaime Lannister dimostra di non essere l'uomo senza onore che tutti credono affrontando disarmato un enorme orso per salvare Brienne di Tarth.
La rosa della vittoria. Questo significa, tradotto dall'islandese, il nome della popolare band che compare brevemente al cospetto del bieco Re Joffrey durante il banchetto. La versione sognante e malinconica di The Rains of Castamere, l'inno all'efferatezza e all'orgoglio dei Lannister, firmata Sigur Rós ci delizia, tuttavia, durante i credits conclusivi.

What's Next?
Tommen della Casa Baratheon, primo del suo nome. Un dolce re bambino che non potrà nulla per risparmiare a suo zio Tyrion l'ordalia che l'attende.
Ecco un promo sul prossimo episodio Breaker of Chains:

Movieplayer.it

4.0/5