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The Way Back è un film del 2010 diretto da Peter Weir
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The Way Back 2010 )

Rassegna stampa per il film The Way Back del 2010, diretto da Peter Weir e interpretato da Jim Sturgess, Ed Harris, Saoirse Ronan, Colin Farrell, Mark Strong, Gustaf Skarsgård, Alexandru Potocean, Sebastian Urzendowsky.
Le recensioni dei maggiori siti e quotidiani italiani di cinema.

70 MovieScore (?)
basato su 37 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Voto rassegna stampa

  • Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il voto della rassegna stampa.

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  • Voto rassegna stampa 64

La nostra recensione

Un'odissea umana e universale

di Marco Minniti pubblicata il 06 luglio 2012

Siamo nel 1940, all'interno di un gulag sovietico. Janusz, soldato polacco, è stato appena rinchiuso nella struttura e condannato a 25 anni di lavori forzati, dopo essere stato denunciato da sua moglie, forse vittima di torture, con l'accusa di spionaggio. L'uomo non si capacita di come la donna che ama abbia potuto determinare la sua condanna, ma la realtà che trova nel campo di prigionia è ancora più sconvolgente: torture, condizioni di vita bestiali, violenze e soprusi ...

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Rassegna stampa

  • The Way Back - la recensione

    di Mirko Salvini - ondacinema.it pubblicata il 10 luglio 2012

    Impreziosito dalla fotografia di Russell Boyd, da sempre occhio fedele di Weir, che da il meglio di sé nel riprendere la grandiosità dei paesaggi (non stupisce affatto che la National Geographic figuri tra i produttori del film) e commentato dalle musiche suggestive di Burkhard von Dallwitz, il film probabilmente avrebbe richiesto una sceneggiatura meno didascalica e meno parlata ma resta uno spettacolo di tutto rispetto, forse un po' troppo lungo e un po' troppo "vecchio stile" per generare grandi entusiasmi ma il tocco di Weir si nota, specie quando riprende gli scorci naturali, gli animali e la morte, con economia ammirevole e senza fronzoli.

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  • The Way Back - la recensione

    di Ilaria Feole - Film Tv pubblicata il 10 luglio 2012

    Lungo la strada non si perde il fascino dell'avventura, ma viene meno l'amore per i personaggi, fino a un finale posticcio e fuori luogo.

  • The Way Back - la recensione

    di Alessia Laudati - Film.it pubblicata il 08 luglio 2012

    Solo un regista dalla carezza paternalistica per l'umanità tutta come Peter Weir, poteva riuscirci. Realizzare The Way Back utilizzando temi mastodontici non proprio originali - la lotta contro la natura e il rimanere uomini nonostante l'inferno dei Gulag - senza il budget del kolossal e ottenendo comunque un buon film e un credibile affresco collettivo.

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  • The Way Back - la recensione

    di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 06 luglio 2012

    Dopo sette anni di assenza (dai tempi di Master and Commander) torna l'australiano Peter Weir, che ha dato allo schermo film memorabili come Picnic a Hanging Rock e Truman Show. E si riaffaccia con un "epic" appassionante, raccontando la fuga (autentica) di sette uomini da un gulag siberiano all'inizio della guerra (...) Alcuni blockbuster di evasione, come La grande fuga, sono indimenticabili. Qui, però, oltre all'azione c'è di più: uomini di carne e sangue, a partire dai due bei caratteri dell'assassino Welka (Farrell) e del taciturno americano Mr. Smith, interpretato da Ed Harris.

  • The Way Back - la recensione

    di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 06 luglio 2012

    Per più di due ore Weir segue i fuggiaschi nelle loro peripezie, e intanto cattura immagini che farebbero la felicità di qualunque fotoamatore condotto per le nevi e i deserti dell'Asia da un'accorta agenzia di viaggio. Quel che tralascia è dare un senso al racconto: un senso che non sia solo turistico. Questo è il disastro di "The Way Back": non di raccontare una storia più o meno attendibile, ma di avere smarrito ogni traccia della poetica dell'antico autore di "Picnic ad Hanging Rock" (1975), "Gli anni spezzati" (1981), "Mosquito Coast" (1986), "The Truman Show" (1998) e "Master and Commander" (2003).

  • The Way Back - la recensione

    di Maurizio Acerbi - Il Giornale pubblicata il 06 luglio 2012

    Un viaggio impensabile fuori da ogni logica attraverso territori e con temperature ostili (...) Il film raramente appassiona e Colin Farrel è un avanzo di galera troppo simil Depp.

  • The Way Back - la recensione

    di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 06 luglio 2012

    Come il grande David Lean cui spesso è paragonato, l'australiano Peter Weir è un cineasta che ama la dimensione epica, il romanzo di ardite imprese umane (...) Ritagliata fra Bulgaria, Marocco e India, l'ambientazione dal profondo Nord all'arroventato deserto del Gobi alle nevi dell'Himalaya è quanto mai suggestiva; e un indubbio merito del film è riportare l'attenzione su quell'orrore del 900 che (insieme ai lager nazisti) sono i Gulag sovietici. Ma, nel complesso, The Way back non è all'altezza di altri titoli di Weir: la tessitura drammaturgica è piatta e, nonostante la qualità degli interpreti, i personaggi paiono privi di spessore.

  • The Way Back - la recensione

    di Gianluca Arnone - Cinematografo.it pubblicata il 04 luglio 2012

    L'occhio di Weir, semmai, si distende rapito sull'enigma di una Natura che non è né madre né matrigna, ma teatro indifferente delle sorti degli uomini. L'effetto è ipnotico, alimentato ad arte dalla sontuosa fotografia di Russell Boyd e dall'avvolgente partitura musicale, motori di una visione affascinata, terrorizzata, qua e là estetizzante. Il registro è simbolico e la credenza nella forza altrettanto potente e misteriosa della Cultura e dei suoi Ideali rovescia il romanticismo allucinato alla Herzog e il classico trascendentalismo americano. Qualche lungaggine e il sospetto di artificiosità che affiora in alcuni momenti - come nella lunga sequenza della "Passione" della Ronan - non pregiudicano l'efficacia di un film che sembra rievocare a tratti lo spirito di Flaherty. E non gli impediscono, grazie anche all'ottimo apporto del cast, di raggiungere la meta di ogni ritorno: il cuore.

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  • The Way Back - la recensione

    di Valerio Caprara - Il Mattino pubblicata il 29 giugno 2012

    Naturalmente la categoria cinema estivo non esiste, ma non è sbagliato definire 'The Way Back' un film che pare fatto apposta per liberare mente e sguardo dello spettatore quando è arrivato allo start delle vacanze. La proposta è resa allettante anche dal nome del regista, l'australiano Peter Weir che abbiamo onorato con ragione per oltre vent'anni e da circa dieci sembrava pensionato: tornato in campo in piena forma, l'autore di 'The Truman Show' e 'Master & Commander' spicca il volo verso l'avventura old style, disinteressata agli effetti speciali e declinata sull'intera gamma delle incredibili prove che devono superare un gruppo di evasi dalle assai differenti motivazioni e personalità.

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