Rassegna stampa per il film Hunger del 2008, diretto da Steve McQueen e interpretato da Stuart Graham, Laine Megaw, Brian Milligan, Liam McMahon, Karen Hassan, Michael Fassbender, Frank McCusker, Lalor Roddy.
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Voto rassegna stampa
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- Voto rassegna stampa 80
La nostra recensione
Il volo di Bobby Sands
Chissà, se dopo aver visto Hunger, il mondo degli addetti ai lavori smetterà di ricordarsi dell'esordiente Steve McQueen solo per la sua omonimia con il celebre attore. Perché dietro a un uomo di colore di trentanove anni con un passato da scultore e da fotografo e la fisicità di un buttafuori, si nasconde un talento cristallino. Almeno a voler giudicare questa sua opera prima che racconta la storia di Bobby Sands (un grandissimo Michael Fassbender), l'attivista irlandese degli ...
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Hunger - la recensione
di Maurizio Porro - Corriere della Sera pubblicata il 04 maggio 2012Squarci di grande cinema, silenzi molto interiori, un finale cristologico e il punto di vista dell'autore che spinge la pietas al di là dei proclami politici. Michael Fassbender, pelle e ossa, mostra ben altra Shame: ed è straordinario.
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Hunger - la recensione
di Roberto Escobar - L'Espresso pubblicata il 27 aprile 2012(...) la regia mostra la consumazione del corpo di Sands, giorno dopo giorno spento e divorato dalla fame. Solo i suoi occhi restano ben vivi.
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Hunger - la recensione
di Alberto Crespi - L'Unità pubblicata il 27 aprile 2012Hunger racconta con stile rigorosissimo una storia veria e di bruciante contenuto politico. Ed è doppiamente giusto, e bello, che cineasti inglesi come lui e come Ken Loach raccontino senza veli la brutale repressione operata dalla Gran Bretagna in Irlanda (...)
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Hunger - la recensione
di Natalia Aspesi - La Repubblica pubblicata il 27 aprile 2012Non è la nostra storia, non apre ferite nostre, così per noi Hunger è solo un film durissimo, fatto di silenzio e immagini belle come opere d'arte, appassionante e commovente.
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Hunger - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 27 aprile 2012(...) dando prova di un estremismo formale pari a quello politico del protagonista, McQueen si concentra sul progressivo, devastante deterioramento del suo corpo; e - mentre la limpida purezza delle immagini eleva la cronaca a un livello di ascesi quasi mistica - lo spettatore si trova a interrogarsi sul suo posto nel mondo, sul 'per cosa', 'se', 'come' e 'quando' valga la pena di morire; o, al contrario, di vivere.
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Hunger - la recensione
di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 27 aprile 2012McQueen avrebbe poi girato il controverso Shame, ma quest'esordio - analogie e parallelismi poetico-formali non mancano - è decisamente superiore.
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Lo si capisce bene confrontando le due prove dello stesso attore protagonista, ugualmente straordinario, Michael Fassbender: in Hunger lavora di letterale sottrazione fino a un dimagrimento scioccante, viceversa, in Shame il suo calvario è centrifugo, esibizionista (il pene inquadrato ripetutamente) e procede per accumulo. Davvero, meglio la fame dell'abbondanza. -
Hunger - la recensione
di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 26 aprile 2012Il più bel film politico dell'anno, e forse del decennio, è anche il più grande film religioso dell'anno, e forse del decennio. Si tratta di Hunger, cioè Fame, esordio-capolavoro di Steve McQueen, il regista inglese di Shame. Che aveva già vinto la Caméra d'or a Cannes nel 2008 con questo film dedicato al lungo sciopero della fame condotto da Bobby Sands e da un gruppo di altri detenuti irlandesi dell'Ira, nel 1981. Diciamo religioso perché McQueen è un artista prima che un cineasta, e usa i mezzi del cinema senza lasciarsi influenzare dalle sue forme consolidate.
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Hunger - la recensione
di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 24 aprile 2012Colpisce ancor più in profondità, in un film che si costruisce su questa ambigua e duplice natura profonda dell'immagine e della sua capacità di veicolare sensi, che il suo fluire eloquentissimo sia intervallato da una scena incredibile, dove la fisicità dello sguardo cede completamente il passo al potere (e, assieme, ai limiti) della parola. Un piano sequenza unico e reale di oltre 20 minuti, composto da una conversazione serratissima tra Fassbender e il bravissimo caratterista irlandese Liam Cunningham (nel ruolo non casuale di un prete, in un film che abbiamo appunto definito quasi spirituale).
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Al di là dei meriti degli interpreti e del regista che li dirige, questo momento inconsulto che spezza Hunger, nei suoi contenuti e nel suo semplice essere, non fa altro che confermare la consapevolezza profonda di un autore e la coerenza di un film che trova nelle ambiguità e nelle contraddizioni le chiavi della sua innegabile potenza. -
Hunger - la recensione
di Ilaria Feole - Film Tv pubblicata il 24 aprile 2012Quello di Steve McQueen è cinema a mano armata, e ci tiene tutti nel mirino.
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Hunger - la recensione
di Marco Triolo - Film.it pubblicata il 18 aprile 2012Fassbender è eccezionale nel ruolo di Sands, e si capisce facilemente come mai sia esploso dopo questo film. Nel suo sguardo c'è una fermezza lucida, il suo corpo è un fascio di nervi e la dieta con cui è dimagrito per filmare la parte conclusiva del film farebbe invidia al miglior CHRISTIAN BALE. Sands diventa quasi un Cristo, ferito, avvolto in un lenzuolo e gracile come una piuma. Ma il piatto forte è un piano sequenza di diciassette minuti, in cui Sands parla con un prete (LIAM CUNNINGHAM) e gli illustra il suo punto di vista, spiegando perché abbia deciso per lo sciopero della fame. La scena è girata con la macchina da presa fissa, e per gli attori è stata una bella sfida: Fassbender e Cunningham hanno addirittura vissuto insieme per un periodo, nel quale la provavano dalle dodici alle quindici volte al giorno. Il risultato è una sequenza ipnotica e fortissima, biglietto da visita eloquente di un grande film.
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Hunger - la recensione
di Simone Pecetta - ondacinema.it pubblicata il 03 gennaio 2012Opera prima del regista britannico Steve Rodney McQueen, "Hunger" è una pellicola violenta e viscerale dalla sconvolgente potenza visiva. Articolata da lenti movimenti della cinepresa, che predilige lunghi piani sequenza per addentrarsi nell'inferno terreno vissuto dai carcerati nordirlandesi, la storia (vera) non lascia respirare lo spettatore: i detenuti irlandesi del carcere "Maze" di Long Kesh chiedono lo status di prigionieri politici mettendo all'opera la "protesta delle coperte" e un radicale sciopero della fame.
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Hunger - la recensione
di Francesco Lomuscio - FilmUp.com pubblicata il 22 marzo 2009Ambientato all'inizio degli Anni Ottanta, infatti, il lungometraggio racconta la rivolta attuata nel carcere nordirlandese di Maze dai detenuti dell'IRA (Irish Republic Army), i quali, al fine di costringere il governo inglese a conferire loro lo status di prigionieri politici, prima diedero il via ad uno sciopero dell'igiene, poi della fame, su iniziativa di Bobby Sands. E, immerso nella bella fotografia di Sean Bobbitt ("Baciate chi vi pare"), ricca di contrasti e spesso caratterizzata da toni cupi, è il Michael Fassbender recentemente visto nell'horror "Eden lake" (2008) a incarnare quest'ultimo, impegnato a manifestare il proprio corpo quale strumento di protesta, fino ad una shockante ultima parte in cui viene mostrato perfino il suo progressivo deperimento fisico.
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Hunger - la recensione
di Boris Sollazzo - Liberazione pubblicata il 16 maggio 2008Abbiamo passato anni a chiederci cosa mai avesse fatto Margareth Thatcher per essere definita, con ammirazione, lady di ferro, dopo aver messo in ginocchio gli inglesi. Poi andiamo in sala e ci ricordiamo che è grazie a lei e all'odio sociale che ha suscitato se, da Loach a Frears, la cinematografia inglese ha regalato piccole e grandi perle negli ultimi decenni. Lo conferma Hunger.
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