Hunger è un film di genere drammatico, storico della durata di . diretto da Steve McQueen e interpretato da Stuart Graham, Laine Megaw, Brian Milligan, Liam McMahon, Karen Hassan, Michael Fassbender, Frank McCusker, Lalor Roddy, Helen Madden, Des McAleer.
Prodotto nel 2008 in Gran Bretagna e distribuito in Italia da Bim Distribuzione il giorno .
Stabile rispetto alla settimana scorsa
Visualizza il grafico della popolaritàHunger ( 2008 )
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Trama
Raymond Lohan lavora come agente penitenziario nel carcere di Long Kesh, nell'Irlanda del Nord, nel 1981. Lavorare tra le mura di uno dei famigerati H-Blocks, il braccio dove i detenuti repubblicani stanno effettuando delle proteste equivale a vivere in un inferno, sia per i prigionieri, sia per le guardie carcerarie. Davey Gillen, un giovane detenuto appena arrivato, viene introdotto in questo ambiente per la prima volta. Benché terrorizzato, rifiuta categoricamente di indossare l'uniforme carceraria e si unisce alla protesta delle coperte, dividendo una cella sudicia con un altro detenuto repubblicano dissidente, Gerry Campbell. Temprato dalla spaventosa realtà del carcere, Gerry guida Davey nella routine quotidiana, gli insegna a fare entrare di nascosto una serie di oggetti e a scambiare comunicazioni con il mondo esterno, passandole a Bobby Sands, leader del loro raggio, durante la messa domenicale. Quest'ultimo incontra Padre Moran e gli rivela che intende guidare un nuovo sciopero della fame in segno di protesta per l'abolizione dello stato giuridico speciale riservato ai detenuti repubblicani. Nonostante Padre Moran cerchi di fargli cambiare idea, Bobby dà il via allo sciopero.
Perché vederlo:
Un dramma intenso e molto duro che arriva con un po' di ritardo nelle sale e vede la collaborazione tra il regista e il protagonista di 'Shame'. Stavolta però non si parla di sex addiction, ma di una figura storica di rilievo come Bobby Sands, attivista che morì in un carcere di Belfast, nel 1981, durante uno sciopero della fame.
- Prossimo passaggio TV su Sky Cinema Cult lunedì 27.05.2013 alle ore 01:00
- Disponibile in dvd
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La Recensione
Il volo di Bobby Sands
McQueen abbraccia il calvario di Sands solo dopo esser passato attraverso tre personaggi. E lo fa azzerando le parole, con un cinema duro e frontale che rifiuta ogni didascalismo, ma si permette anche aperture di una potenza evocativa ragguardevole, non risparmiando nulla in termini di violenza espositiva e di realismo.
Trailer e video 7 totali
Trailer Italiano - Hunger
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00:00:59
Clip 'Blanket protest' - Hunger
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00:02:23
Intervista 'Steve McQueen' - Hunger
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00:01:07
Clip 'Sto bene' - Hunger
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00:02:06
Intervista Michael Fassbender - Hunger
Le Immagini 36 totali
Cast e Personaggi Altri ruoli: 43 totali
REGIA (1)
SCENEGGIATURA (2)
SOGGETTO (2)
RECITAZIONE (17)
PRODUZIONE (8)
CASE DI PRODUZIONE (7)
MONTAGGIO (1)
FOTOGRAFIA (1)
SCENOGRAFIA (1)
COSTUMI (1)
MUSICHE (2)
Le News Altre news: 9 totali
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Specifiche tecniche
Girato in: 35 mm.
Proiettato in: 35 mm (anamorfico) e D-Cinema.
Rapporto immagine: 2,35 : 1.
Colore: a colori.
Formato audio: Dolby Digital.
Lingua originale: inglese e gaelico irlandese.
Collegamenti e Citazioni Altri collegamenti e citazioni: 1 totali
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“ Tra i film dedicati o incentrati sulla figura di Bobby Sands (1954-1981) figurano Hunger (2008) e Il silenzio dell'allodola (2005). ”
Premi e Nomination Altri premi e nomination: 16 totali
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Cannes Film Festival (2008)
Cannes 2008: 1 premio vinto
- VINCITORE: Caméra d'Or - Steve McQueen
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19 Commenti
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Hunger [DVD] [2008]: Amazon.co.uk
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Addirittura al cinema quale onore! E in quante sale? 2?
Come We need to talk about Kevin,pubblicità ovunque per poi essere distribuito in un pugno di sale. Maddai.
Riguardo Hunger avrei preferito una distribuzione homevideo a 'sto punto.
Così mi sa di paraculata e basta.
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Sicuramente arriva per il successo di "Shame" e quasi sicuramente, questo a mio parere, sarà una semplice uscita "tecnica" per poi immetterlo nel mercato homevideo. Spero di sbagliarmi, ma appunto, come te immagino che le copie saranno ben poche.
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Stessa cosa che ho pensato anch'io e il solo pensare che Shame abbia avuto una qualche forma di successo commerciale (se si pensa al genere, alla forma, al target ecc.) mi fa molto piacere.
Poi c'è il Napset pensiero che purtroppo mi trova in buona parte d'accordo:???.
C'è da dire che per quanto la distribuzione sarà scarsa non la definirei comunque una paraculata. Al massimo se spendi tot per distribuire un film in sala e non pensi di guadagnarci un minimo allora tu Bim sei un po' mona:p. Lo dico tranquillo perchè tanto so che i loro calcoli li hanno fatti e sapranno il fatto loro. Di sicuro bisogna esserle grati a prescindere, anche per tutto quello che hanno fatto in passato e che continuano a fare. Mah, si vedrà…
Poi tanto resta il fatto che il film non mi ha fatto propriamente impazzire, ma questo è un altro discorso:p.
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Lo sciopero “Della coperta” e del “No Wash” nel carcere di Long Kesh, dei soldati Irlandesi dell’IRA guidati da Bobby Sands è il tema del film d’esordio di Steve McQueen (Nessuna parentela :p).
Il film dura un ora e mezza, e per durezza delle immagini a volte pare durare 5 ore, la regia di McQueen mi urta perché indugia ossessivamente sulla stessa cosa, roba da farti sbattere il piedino a terra sbuffando aspettando la prossima scema, che probabilmente sarà un altro dettaglio dal minutaggio tendente a più infinito…
Ma una regia del genere ti rendi conto guardando il film che è quella giusta per il tipo di storia, perché ti mostra le brutalità della polizia Inglese, ma anche l’immobilismo della vita fuori e dentro la prigione (Bellissimo il dettaglio del lavandino e del secondino che si lava le mani…)
Un film che ti sbatte in faccia il “No Wash” la condizione dei prigionieri nel loro sciopero, mentre ambiscono alla status di prigioniero politico.
Il film poi è diviso a metà, grazie a quel dialogo, forse l’unico vero dialogo del film, 20 minuti, di cui circa 17 a telecamera fissa con un unico lunghissimo take, per poi indugiare su Michael Fassbender, quando il dialogo si fa più intimista.
Prima li vediamo da lontano, un prete e un rivoluzionario, distanti tra di loro (e da noi) come le loro idee, anche se le origini sono le stesse, poi McQueen ci mostra in faccia il rivoluzionario, che ci racconta un episodio della sua vita, che potrebbe tranquillamente riassumerla tutta.
La seconda parte del film è un Cristologico massacro, in cui il corpo di Fassbender, ossuto e piagato, è il bersaglio ideale del martirio, la regia ostenta su di lui, nello stesso modo in cui prima di buttava in faccia la violenza poliziale.
Fassebnder offre una prova sopra le righe quando lo script lo richiede (le sue esplosioni di rabbia in cella) per sacrificare il suo corpo alla causa, come il suo personaggio faceva per l’Irlanda lui lo fa per il cinema, giù il cappello Slàintè
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Ed ecco il trailer italiano: Hunger - Trailer italiano - YouTube
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Mi ha fatto troppo male l'idea che il protagonista sia stato costretto ad infliggersi volontariamente certe cose che di solito capitano indipendentemente dalla volontà di un individuo (e questi farebbe qualsiasi cosa pur di allontanarle ma spesso non può).
A dire il vero anche nelle scene iniziali mi è dispiaciuto il doppio perchè non è il carcere a tenerli in quelle condizioni ma loro stessi a mettercisi per un certo motivo.
Al di là della storia che non ha bisogno di commenti il film mi è sembrato molto buono.
Si esprime attraverso eloquenti immagini lasciando poco spazio ai dialoghi che comunque quando ci sono vanno alle radici della questione (vedi il racconto di quando lui era un ragazzo).
In parte somiglia a "Shame" questo film nel senso che il modo di raccontare una storia è un pò lo stesso, in "Shame" questa "tecnica" è stata maggiormente affinata.
Anche Fassbender attore credo non abbia bisogno di commenti, è evidente!
Tra le tante, una delle scene che mi rimarrà impressa è quella nella casa di riposo in cui è ricoverata la madre della guardia carceraria con le nocche insanguinate ma anche quella del poliziotto che piange e tante altre.
Credo che appena uscirà in DVD lo vedrò una seconda volta.
Voto 8
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Hunger invece entra dentro la storia sia quella con la s minuscola che quella con la S.
Il debuttante Steve Mc Queen la prende alla larga, prima ci fa conoscere come si viveva nel 1980.
Giustissima e coraggiosa la scelta di aprire con uno dei poliziotti più violenti del film, seguendolo nella sua quotidianità fatta di colazione preparata dalla moglie, controllo di bombe sotto la macchina e le mani (il suo vero attrezzo di lavoro) a mollo nellacqua fredda per riposarle.
Giustissima e coraggiosa la scelta di farci conoscere la protesta irlandese tramite due non protagonisti, seguire sia la protesta della coperta (ossia il rifiuto di indossare la divisa carceraria e restare nudi slo con una coperta addosso) che quella dello sporco (cospargendo di feci i muri e rovesciando lurina nei corridoi del carcere moto di ribellione per le botte prese nei bagni durante i bisogni).
Solo dopo venti minuti irrompe la fisicità di Michael Fassbender e il Cinema (con la C maiuscola) decolla.
Mc Queen non fa di Bobby Sands un eroe, nemmeno una vittima ma un martire.la protesta è vissuta nel corpo e nelle ferite di un protagonista che si getta totalmente nelle mani del registaunosmosi che si farà più netta nel successivo Shame.
Hunger è uno degli esordi più promettenti e convincenti degli ultimi dieci anni.e la meritatissima Camera dor testimonia il talento di uno dei migliori registi della sua generazione.
Per capire la personalità di regia che Mc Queen usa in questo film bisogna vedere in apnea il dialogo serrato senza stacchi tra Bobby Sands e il prete che cerca di intercedere per lui o la pulizia del corridoio centrale.senza musica, senza parole solo il rumore dello spazzolone..
Lassenza di una colonna sonora portante per dare spazio ai silenzi, ai rantoli e alle esplosioni di violenza sono la dimostrazione di uno che sa cosa vuole e come ottenerla.
La cosa curiosa che mi è venuta in mente alluscita del film è che uno guarda unopera prima ed è curioso di come sarà il film successivo..io dopo Shame avevo una voglia di vedere e capire chi è questo genio e perché ha dovuto subire questonta di unuscita postuma del suo esordio.
Voto 8
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La locandina originale, un fotogramma del film, è un mandala escrementizio ed evacuatorio. Ma il curriculum dell'autore aggiunge ulteriori dirompenti connotazioni. Subito dopo "Hunger", infatti, McQueen "espone nuovamente alla Biennale d'Arti Visive di Venezia, all'interno del padiglione britannico, proponendo un film che vede protagonisti proprio i Giardini di Venezia (dove si tiene appunto parte dell'esposto della Biennale), visti nel periodo meno chiassoso, evidenziando perciò la discrepanza tra i sei mesi che ogni due anni vedono quella zona protagonista, e i rimanenti diciotto, dove rimane la desolazione" (Wp). Quel che gl'interessa è dunque mostrare la mostruosa realtà una volta smantellati gl'addobbi luccicanti e lontano dal frastornante clamore del dì di festa. Disadorno e dimesso, ci svela alla lettera l'uomo nudo e crudo dall'incipit del film sino all'epilogo. C'elenca la lista completa dei liquami organici: bolo alimentare, urofecalità, sperma (sotto la coperta), sputo di saliva, rigagnolo di lacrima, vomito, sangue da tingere una vasca colma o un water, siero da decubito. Più che un jail movie assurto a livello di metafisica, è l'"H-Block" preso a emblema della cattività dell'intero cosmo d'enti ed eventi. Lo sguardo registico sceglie il taglio chirurgicamente asettico, gelido, un ghiaccio che provoca ustioni di 3º grado.
1) Analisi testuale e testarda
Numerosi sono i pregi di Hunger: l'analisi ampliata, degna di Greenaway ne Lo Zoo Di Venere, alla fragilità e decomposizione esistenziali, non solo dell'uomo ma anche degli animali e degl'insetti (il puledrino e la mosca); l'estensione alle stesse guardie carcerarie dello statuto ontologico di prigionia; l'esplicita quanto trasversale condanna della maternità: il secondino che viene ammazzato infradiciando di sangue sua madre e l'immagine insistita della genitrice di Sands che s'abbiocca al capezzale del figlio.
Ma questi pur notevoli pregi non ne possono o devono occultare i difetti altrettanto rilevanti. La poetica di McQueen racchiude infatti anche un elemento stridente: il distinguo fra i cristiani doc, capaci dell'imitatio Christi fino al martirio e al martirio da emulare, e la casta sacerdotal-ecclesiale, che da sempre tradirebbe il messaggio evangelico. Noi diremmo: e per fortuna, nel senso ch'è meglio predicar male e razzolar bene piuttosto del contrario. In altri termini, è almeno dal Settecento illuminista e deista che si cerca di proporre Gesù come modello di virtù esemplari opponendolo alla cloaca dei suoi presunti falsi seguaci, da Paolo alla cricca dei clerici. Invece a esser marcio è soprattutto il confronto fra BS e il prete. Se il film vuole affiancare alla pars destruens della denuncia una pars construens cristofilica, allora passa dalla padella alla brace. La croce della religione del Crocifisso non è marginale e accessoria a quest'ultimo, bensì strutturale e costitutiva: ha un valore in sé, anzi ne è il valore supremo. "Non esistono santi senza santificatori": parola di padre Pio, che giustificava come necessaria qualsiasi persecuzione mirante all'"esercizio delle virtù eroiche", in primis proprio quelle provenienti dai pastori della Chiesa Romana.
2) Analisi con-testuale e contestatrice
Ciò che McQueen guadagna in potente veemenza critica, lo perde eliminando l'aspetto ludico caratteristico del suo più anziano connazionale. Non che giocare fra un belly simbolicamente in metastasi e le bells romane che suonano a morto, o fra l'order/complexity from noise e il picchiettatore dei nose scultorei, tanto quanto fra lo Spica protagonista del film successivo e lo Speaker dell'io narrante, possano risolvere chissà cosa. Tuttavia Greenaway espone almeno in abbozzo la teoria salvifica d'una pars construens quale gioco non più al massacro: il gioco come espressione di vitalità senza sforzo, energia senza energheia/ergon/lavoro, esistenza senza fatica o sacrificio, edonismo sano, salutare, santo, epifania della "sola gratia", non più agonico agone ma nietzscheana gaia scienza per l'appunto schillerianamente ludica.
Altrimenti ha ragione la voce off thatcheriana: i Bobby Sands gravitano ancora nell'orbita di quel che intendono estinguere, continuano a usare la violenza sebbene non dirigendola più contro gli altri, sadicamente, ma verso sé stessi, masochisticamente. Ecco spiegata tutta l'iconologia da via crucis del film di McQueen. Eppure c'è gioco e gioco, e sin qui ne sono state trovate solo forme dannose e deleterie proprio poiché sempre e comunque s/m. È infatti possibile che l'azione ludica degeneri e si perverta nel preciso istante in cui il role playing infantile viene piegato e impiegato verso l'imitatio patris et matris funzionale a trasmettere la maledizione familiarista.
3) Analisi pre-testuale e pretestuosa
La psicoanalisi ha fornito del terzo capitolo della Genesi e della Bibbia tre diverse interpretazioni nient'affatto autoescludentisi. Un imprinting materno prenatale, dove le teofanie edeniche della voce e dei passi divini non sarebbero che la memoria della voce e del battito cardiaco della gestante; la mela tentatrice come ricordo neonatale dell'allattamento al seno e dello svezzamento; mela e serpente come metafore della sessualità puberale, adulta, genitale e già genitoriale. Insomma l'intera vicenda edipica, dal suo sostrato fusional-simbiotico più arcaico e biologico all'epilogo educativo e socioculturale prima diadico e poi triadico che irrompe col passaggio dal desiderare la madre al desiderare il desiderio materno. Finché non si riesce a emancipare il gioco da questa precisa finalità, resta possibile che si sperperi l'unica chance a nostra disposizione.
(In collaborazione con Davide Schiavoni e Fabio Lanari)
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Guarda, Shame e Drive per me sono tra i migliori (se non i migliori) film del 2011. C'è anche The tree of life ma non fa testo, non è un film:p.
E Per Shame non sono bastati i mes ia riportarlo alla giusta dimensione. Anzi la sua giusta dimensione mi sembra quella che gli dò io, un film da 8 come minimo sindacale. Hunger nel complesso mi pare da 7: ambizioso, anche ben fatto e recitato pure meglio, ma morta lì.
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Anche di più anche di più…Shame al primo colpo mi sembrava da 8 poi più passavano i giorni più non me lo levavo dalla testa,ripensavo ad alcune scene e mi dicevo "no,troppo bello quel film"!A me è salito a 9.
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Hunger IMO non lo si può nemmeno paragonare.
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