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MOVIESCORE
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Il nostro staff prende in esame tutte le testate da noi selezionate alla ricerca delle recensioni per ogni film in uscita. Per ogni recensione trovata, viene preso il voto assegnato dal critico che l'ha redatta e convertito in una scala da 1 a 100 (per i critici che non indicano un voto esplicito, viene assegnato dal nostro staff un punteggio sulla base dell'impressione generale data dall'articolo). Basandoci su tutti i punteggi presenti nel nostro archivio, viene ricavata una media che rappresenta il Moviescore.
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- movie score 81
La nostra recensione
Il fantastico viaggio di Hugo
Parigi, 1931. La stazione è un crocevia di uomini e vite che si sfiorano distrattamente, in una metropoli che ormai, assorbita l'ondata di invenzioni della fine del secolo precedente, vive un'esistenza scandita dagli onnipresenti orologi, che ne compartimentano rigorosamente ogni aspetto. Una città nella quale non si è ancora spenta l'eco delle perdite della Grande Guerra, ma che già sente nell'aria il vento di una nuova, imminente tragedia. Nella stazione parigina, però, c'è anche chi ...
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Hugo Cabret - la recensione
di Giuseppe Gangi - ondacinema.it pubblicata il 07 febbraio 2012Curioso il cammeo del regista: è lui che immortala l'immagine del mondo perduto dei teatri mélièsiani, e c'è sempre lui dietro la barba di Michael Stuhlbarg, il professore Tabard, ossessionato dal genio di Méliès. La gioia infantile che si legge nei suoi occhi come in quelli del piccolo Hugo è la stessa del commovente Georges/Kingsley quando ricorda i suoi fasti, e che accompagna da decenni lo sguardo del maestro italo-americano quando, come filmologo, si prende cura dei suoi amori cinematografici. E "Hugo Cabret" è una straordinaria e amorevole re-invenzione dei sogni di celluloide.
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Hugo Cabret - la recensione
di Alberto Crespi - L'Unità pubblicata il 03 febbraio 2012Il cuore del film batte su due livelli. Uno è l'amore per Méliès (...) l'altro, assai più personale, è racchiuso nel personaggio di Hugo Cabret (...)Il ragazzo ha un disperato bisogno di affetto, ma è sommerso dalla solitudine: come Scorsese da ragazzo, perso nelle strade di Little Italy e salvato solo dal cinema.
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Hugo Cabret - la recensione
di Mariuccia Ciotta - Il Manifesto pubblicata il 03 febbraio 2012E' Scorsese bambino dietro la sua macchina da presa che ci apre la cassaforte dei suoi prodigi.
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Hugo Cabret - la recensione
di Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa pubblicata il 03 febbraio 2012(...) tutta la parte dickensiana mal si intreccia con il discorso sul fantastico immaginario di Méliès, come fossero due film che non sempre si conciliano. Detto questo, per chi ama il cinema Hugo Cabret è comunque una festa.
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Hugo Cabret - la recensione
di Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 03 febbraio 2012Difficile immaginare introduzione più appassionante ai misteri e le profondità di quell'arte da baraccone che avrebbe conquistato il Novecento. E veniva da lontano, come ci ricorda quell'automa meccanico di sapore settecentesco. La realtà cambia ogni giorno, ma le illusioni hanno vita lunga. Per definizione.
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Hugo Cabret - la recensione
di Roberto Nepoti - La Repubblica pubblicata il 03 febbraio 2012Un po' romanzo di formazione, un po' racconto di avventure, un po' burlesque, un film dove si respira cinema dal primo all'ultimo fotogramma.
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Hugo Cabret - la recensione
di Federico Pontiggia - Cinematografo.it pubblicata il 31 gennaio 2012Hugo Cabret è un capolavoro. Il film più personale di Martin Scorsese da anni e anni a questa parte e, non solo, il suo più privato, più immaginifico, più radicale: dopo decenni di onoratissimo servizio, e più di qualche lavoretto su commissione, il regista italo-americano può finalmente consegnare il suo film-testamento, scucendo di tasca altrui un budget monstre di 150-170 milioni di euro e prendendo un besteller - di Brian Selznick - per adattare i proprio sogni, le proprie ossessioni e la propria Weltanschauung al di qua e al di là della macchina da presa. C'è di tutto, e di più nel film, in pole-position con 11 nomination agli 84esimi Academy Awards: cinema, meta-cinema, cinema-sogno, sogno-cinema, moviola demiurgica, da "Padreterno", politica degli autori, interazione uomo-macchina, il grande orologiaio, la settima arte orfana di passato, il presente presago di ieri, oggi e domani colto dallo spioncino della cabina di proiezione, la conservazione e l'archivio. E un unico scatto: dietro la macchina fotografica "antidiluviana", c'è lui, Martin Scorsese, a immortalare il suo avo, il suo "analogo" di quasi cent'anni prima, Georges Méliès.
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Hugo Cabret - la recensione
di Pierpaolo Festa - Film.it pubblicata il 31 gennaio 2012"Hugo Cabret" è un lungometraggio tutt'altro che perfetto: come favola è narrativamente debole e forse è troppo teorico nel suo messaggio: ma quando mescola con audacia assoluta omaggio cinefilo al passato, visione di cinema articolata, discorso su dove sta andando e insieme dove è nata la nostra amatissima Settima Arte, è praticamente impossibile non emozionarsi.
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Hugo Cabret - la recensione
di Mauro Gervasini - Film Tv pubblicata il 31 gennaio 2012Scorsese si diverte perde per strada qualche occasione ed è a volte rigido come Zemeckis. Ma l'impatto sugli occhi c'è.
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Hugo Cabret - la recensione
di Federico Gironi - Comingsoon.it pubblicata il 30 gennaio 2012Come per la figura iconica e centrale dell'automa (un po' inquietante) che campeggia muto come un moloch al centro del racconto, Hugo Cabret è un film la cui tensione dicotomica maggiore è quella tra la precisione del meccanismo, dalla passione fredda legata alla sua realizzazione e alla sua osservazione, e quel cuore (emotivo e metaforico) di cui è privo e che gli è indispensabile per poter perfino iniziare a funzionare. Per quanto strano suoni che un cantore dell'irregolarità come Scorsese metta in bocca ai suoi piccoli protagonisti parole legate all'impossibilità che qualcosa non rientri nel progetto del grande meccanismo della vita, è innegabile che sia quello, il meccanismo (cioè la tecnica, il virtuosismo, lo sfarzo scenografico), il grande punto di forza del film. Altrettanto innegabile, però, è che laddove serviva il cuore, la passione per il racconto, per i personaggi, Scorsese fallisce come non ci si aspetta da un regista del suo calibro. Con la goffaggine di un nonno che solo oggi, dopo tanti anni, deve raccontare per la prima volta una storia ai suoi nipoti.
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Hugo Cabret - la recensione
di Fabiola Fortuna - FilmUp.com pubblicata il 26 gennaio 2012Meritevole di nota è la qualità della regia che non perde i suoi stilemi ormai leggendari. Ovviamente, l'impostazione narrativa è stata pensata per sfruttare al meglio le capacità della nuova tecnologia, ma esigenze di questo tipo non impediscono al regista di inscenare funamboliche inquadrature ed elaborati piani sequenza che seguono il personaggio all'interno di ambienti tutti da scoprire. Qualcosa in più ci si aspettava dalla fotografia di Robert Richardson che niente aggiunge a quella tipica del genere fantastico e fantasy; ben fatta, s'intende, ma a causa della correzione colore forse troppo marcata, sembra quasi da videogioco (...) Scorsese ha tentato di avvicinare il pubblico al cinema delle origini che la maggior parte della gente ignora totalmente. Ha scelto di farlo attraverso il blockbuster: una missione nobile e complessa allo stesso tempo, affrontata con un po' di falsi storici e luoghi comuni, ma il fine giustifica i mezzi.
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"Hugo Cabret" è un grande spettacolo visivo che rende omaggio al più geniale cineasta di tutti i tempi con la leggerezza che gli apparteneva e che ancora appartiene alle sue meravigliose opere.
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