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C'eravamo tanto amati è un film del 1974 diretto da Ettore Scola
Popolarità

C'eravamo tanto amati 1974 )

C'eravamo tanto amati è un film di genere commedia della durata di . diretto da Ettore Scola e interpretato da Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, Marcello Mastroianni.
Prodotto nel 1974 in Italia.

85 MovieScore (?)
basato su 35 voti

Il Moviescore viene calcolato basandosi sulla media dei voti presenti sia degli utenti, che della redazione, che di altri addetti ai lavori presenti nella nostra rassegna stampa

n.d.

Trama

Tre ex compagni di lotta partigiana si dividono dopo la guerra per ritrovarsi di tanto in tanto intorno al tavolo di una modesta trattoria della vecchia Roma che è testimone del loro cambiamento e del cambiamento del Paese.

Le Immagini 2 totali

Cast e Personaggi Altri ruoli: 22 totali

Gli Articoli Altri articoli: 1 totali

Curiosità Altre curiosità: 1 totali

  • Specifiche tecniche

    Girato in: 35 mm. Proiettato in: 35 mm. Rapporto immagine: 1,66 : 1. Colore: bianco e nero e a colori (Technicolor). Formato audio: Mono. Lingua originale: italiano.

Frasi dal film Altre frasi dal film: 2 totali

  • “ "Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi." ”

Premi e Nomination Altri premi e nomination: 3 totali

3 Commenti

  • marihell marihell
    bello bello bello!!!! Gen. 4, 2005, 12:58 a.m.
    Non ha bisogno di molti commenti un capolavoro di Ettore Scola , divenuto un classico, per la trama, i protagonisti, le scene e le musiche!

    0

  • Fewall Fewall
    Stupenda commedia attraverso il tempo Gen. 12, 2007, 3:30 a.m.
    Gassmann, Manfredi e la Sandrelli: un trio fantastico sotto la regia illuminata del miglior Scola.

    :laugh

    Amarezza, ironia, allegria, tristezza, in una parola la vita di tre italiani e la vita dell'Italia dalla resistenza agli anni settanta.

    bellissime le trovate meta-teatrali ed i ricordi delle voci narranti in presa diretta mentra agiscono in scena.

    :hola

    grandissimo anche Aldo Fabrizi nella parte del palazzinaro-fascista-democristiano che alleva il figlioccio Gassmann facendolo diventare molto peggio di lui: un corrotto costruttore edile immanicato nei poteri politici e dell'alta finanza spietatamente sordo all'amore delle due donne che lo amano davvero.

    Manfredi bravissimo ma qui vincono il Mattatore e il mitico Aldo

    :puking

    0

  • Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari Orietta@Anibaldi+Mauro@Lanari
    Apr. 25, 2012, 4:05 p.m.
    "I panni sporchi si lavano in casa": tuttavia il film di Scola ci ricorda che esistette un tempo in cui il cinema italiano sapeva affrontare temi universali usando codici e modalità altrettanto universali, raccontava e descriveva la fenomenologia del mondo al mondo stesso, ne svolgeva il ruolo d'autocoscienza. "C'eravamo tanto amati" si pone esplicitamente fra De Sica e Fellini, neorealismo e realismo magico, disincantata analisi della condizione umana e squarci di teatralità, sprazzi lirici, lampi surreali. "La pace ci divise": in quest'opera del '74 sembra essere trasposto su pellicola quanto poco prima, nel '70-'71, venne sperimentalmente e scientificamente riscontrato dalla psicologia sociale di Tajfel e dei suoi collaboratori; l'apologo della rana e dello scorpione è una metafora con profonde, solide, robuste radici nella vita vera, persone fra loro sconosciute e aggregate sulla base di criteri arbitrari, fittizi, privi d'oggettività, si comportano accettando di sacrificare persino il guadagno del proprio gruppo pur d'arrecare un danno maggiore all'altro gruppo, e ciò sebbene l'esperimento offra anche la possibilità d'un beneficio collettivo e unanime. Questo cosiddetto "esperimento Klee-Kandinskij", a tutt'oggi non falsificato, dimostra che siamo predisposti al gioco a somma negativa pure nell'eventuale disponibilità di risorse più o meno illimitate. I gruppi della resistenza partigiana erano altrettanto fondati su un nemico comune d'abbattere, un disvalore da distruggere invece che su un valore condiviso da costruire, un ideale da realizzare, attuare, edificare. "La pace ci divise" poiché già esiste nelle nostre indoli il marcio dell'amicizia vissuta solo nel senso d'unione delle forze per guerre e belligeranze. "Vincerà l'amore o l'amicizia?": con presupposti del genere, anche l'amore degrada a oggetto di contesa e a strumento di rivalsa e sopraffazione, come nel cinema d'Antonioni citato nel film o come in un remake del Pietrangeli di "Io la conoscevo bene". Ogn'istanza benigna diventa velleitaria. "Volevamo cambiare il mondo, invece il mondo ha cambiato noi": falso, non è mai cambiato nulla e nessuno, i periodi storici "rigenerazionali" fanno semplicemente decantare l'onnipresenza dei motivi di discordia, il dissidio sempre pronto a esplodere non per ragioni comprensibili bensì per un atteggiamento ancora non disinnescato, l'auto/etero-distruzione a prescindere. Scola oltrepassa la psicopatologia sociale di Tajfel addentrandosi nell'ancor più enigmatica psicopatologia individuale: non c'è personaggio del film che non manifesti un'intrinseca contraddittorietà nei pensieri e nei sentimenti, vittima senza dolo né responsabilità d'un destino ideoaffettivo a dir poco ambivalente. Ciascuno di loro è il coltello e la piaga, lo schiaffo e la guancia, punitore di se stesso, caso esemplare d'automachìa. Forse si riuscirà a superare Tajfel solo se prima si sapranno superare Baudelaire (poesia 83 de "I fiori del male", 1857), il Reznor/Nine Inch Nails di "Mr. Self Destruct" (1994), il Palahniuk (1996) e il Fincher (1999) di "Fight Club", ecc.

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