Recensione The Taste of Money (2012)
Segreti non troppo oscuri
Due anni dopo il suo The Housemaid, riuscito remake dell'omonimo classico del cinema coreano (diretto nel 1960 da Kim Ki-young) il regista Im Sang-soo dirige con questo The Taste of Money la sua prosecuzione ideale; riprendendo, anni dopo, le vicende della ricca famiglia protagonista, con la piccola Nami che, cresciuta, sembra (almeno apparentemente) pienamente inserita nei giochi di sesso e potere dell'ensemble familiare. Il collegamento con il film precedente, al di là di un cenno fatto quasi di sfuggita dalla sceneggiatura, si avverte negli enormi, luminosi e quasi asettici interni della residenza, e nelle tematiche praticamente analoghe, in cui in primo piano è di nuovo il contrasto tra le classi sociali, una struttura della famiglia sostanzialmente matriarcale, e il sesso usato come strumento di potere. Spiace dire, però, che nonostante l'evidente continuità (più tematica che narrativa) tra le due pellicole, questo The Taste of Money delude su tutti i fronti, riprendendo in modo stanco e ripetitivo tutti i motivi già trattati nel film precedente, e spingendo ulteriormente (in modo inutile e spesso gratuito) sul pedale del grottesco. Il risultato è un pasticcio che si pone a metà tra la provocazione (mal riuscita) condita con robuste dosi di sesso, e il "gioco" autoriale fine a sé stesso, velleitario e per questo ancora più fastidioso.
Laddove The Housemaid (ma anche il precedente La moglie dell'avvocato) giustificava la cruda rappresentazione dell'erotismo con una robusta struttura narrativa, qui l'esilità della vicenda raccontata rende difficile prendere il film sul serio; così come del tutto gratuite appaiono alcune provocazioni (tra cui quella del finale) sparse a piene mani dalla sceneggiatura lungo tutto la pellicola. Pare quasi che il film suggerisca allo spettatore, in molte sequenze, di non prendere la vicenda troppo sul serio, di accettarne i lati più grotteschi e surreali come parte di un'impostazione più ironica e giocosa, quasi metacinematografica in alcune sue soluzioni narrative (non a caso, due volte vediamo apparire uno schermo cinematografico, su cui scorrono rispettivamente immagini del film precedente e dell'originale di Kim Ki-young). Il problema, però, è che il clima generale del film non è affatto coerente con questi propositi: visto che la pellicola si propone fin dall'inizio (e fin dal titolo) come un'ulteriore riflessione sui temi del denaro, del sesso e del potere, e che le stesse scelte estetiche, la cura scenografica e l'impostazione tipicamente autoriale del tutto appaiono in linea con questa scelta.
Che Im Sang-soo sappia girare, e bene, è fuori discussione; ma che qui la sua perizia tecnica e il suo "occhio" vengano messi a disposizione di una storia gratuita e pretenziosa, che gira su sé stessa senza andare da nessuna parte, è altrettanto evidente. La grana grossa della sceneggiatura, unita all'evidente indecisione del regista sul clima da dare al film, rendono The Taste of Money una pellicola che finisce per scontentare chiunque; non siamo di fronte a una parodia, né a un vero noir né tantomeno a un'opera realmente autoriale (se non nel senso più deteriore del termine). L'ibrido portato sullo schermo dal regista, mal riuscito e mal bilanciato, risulta purtroppo in un risultato da dimenticare. Su tutti i fronti.la pagella della redazione
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The Taste of Money
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- Film del 2012
- Generi: drammatico
- Regia di: Im Sang-soo
- Cast: Kim Kang-Woo, Baek Yun-shik, Yoon Yeo-Jung
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- edizione: Cannes 2012 - Cannes Film Festival
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