Recensione The Invisible Woman (2013)

La ricostruzione dell'epoca vittoriana, dei suoi oscurantismi e delle sue classi sociali è molto intrigante, e Fiennes riesce anche ad evitare alcuni dei cliché con una narrazione inusuale per il genere.

Dickens in Love

Nelly (Felicity Jones) è un'insegnante appassionata, una madre premurosa e una moglie fedele. Qualcosa però sembra turbarla, qualcosa che viene da lontano, da un passato mai dimenticato di cui non riesce a parlare con nessuno. I suoi ricordi ci guidano nel buio e ci portano indietro nel tempo agli anni passati all'ombra di uomo celebre, intenso e travolgente che risponde al nome di Charles Dickens (Ralph Fiennes). Padre di dieci figli, attore, scrittore e giornalista sempre sulla cresta dell'onda ma distante spiritualmente e intellettualmente dalla moglie, Dickens conosce la giovane attrice sul palcoscenico della rappresentazione teatrale di The Frozen Deep, da lui stesso diretta e interpretata, e capisce subito che in lei c'è qualcosa di speciale. Nonostante i pettegolezzi, il fardello etico, religioso e sociale dell'età vittoriana e la notevole differenza d'età, l'uomo si innamora di lei, della sua intelligenza, del suo carattere forte e della stimolante complicità carnale e letteraria che si instaura tra loro. Un amore vissuto in clandestinità fino alla fin, tra sensi di colpa, dolori insopportabili, rinunce e rimorsi, una passione che ha trasformato la giovane Nelly in una donna invisibile.

Da Coriolano a Charles Dickens
Una carriera (e un film) a metà tra il palcoscenico e il set per Ralph Fiennes, che torna nel doppio ruolo di interprete e regista dopo l'adattamento cinematografico del Coriolanus di William Shakespeare affrontando una nuova sfida letteraria a confronto con quello che è senza dubbio il più grande autore dell'epoca vittoriana. Nominato agli Academy Awards e ai Bafta per i migliori costumi e passato in anteprima a Telluride e a Toronto, The Invisible Woman arriva in anteprima al Bif&st 2014 ed arriverà presto in sala distribuito dalla Warner Bros.. Si tratta di una trasposizione che non parte da un'opera del grande scrittore ma dal romanzo biografico della giornalista inglese Claire Tomalin (The Invisible Woman: The Story of Nelly Ternan and Charles Dickens, scritto nel 1991), che racconta la storia d'amore segreta tra Charles Dickens e la giovane attrice Ellen Ternan portandoci in punta di piedi nel mondo e nella vita adulta del romanziere senza assumere le sembianze di un biopic. Il Dickens innamorato portato sullo schermo da Fiennes è un uomo colto e brillante, sempre di buonumore, mosso da un'energia vigorosa e brutale che riesce a toccare il cuore dei suoi tanti ammiratori. Giornalista, attore, regista teatrale, drammaturgo e uomo impegnato nel sociale, Dickens è un uomo dall'anima irrefrenabile, un genio che però resta un uomo, con i suoi fallimenti e le sue fragilità, che ad un certo punto della vita incontra la donna che incarna tutte le anime femminili di cui aveva sempre scritto e sognato.
Schiava di un amore
Dickens aveva quarantacinque anni quando incontrò Ellen Ternan, una fanciulla non ancora diciottenne. Ne nacque lentamente una storia d'amore dallo sviluppo prudente e discreto, in accordo con le convenzioni di buoncostume dell'epoca, ma che finisce con il distruggere pian piano il matrimonio di Dickens con la moglie Catherine, madre dei suoi dieci figli, dopo ventidue anni. Le voci corrono e ad un certo punto arriva la decisione di lui di separarsi dalla consorte con una lettera diffusa a mezzo stampa che distrugge la sua famiglia nel tentativo di salvare l'onore della ragazza. Lo scandalo però è inevitabile e le circostanze costringono Nelly a costruirsi una nuova vita e una nuova identità, dapprima con Charles e poi senza di lui. The Invisible Woman ci restituisce un ritratto affascinante della vita di questa donna che ha dovuto con fatica riappropriarsi della propria identità e della propria vita mettendo in luce, con rigore e dovizia di particolari, il ruolo delle donne nel teatro vittoriano e, più in generale, le donne del XIX secolo, nascoste dietro le vite dei loro uomini, figure socialmente invisibili.
Grandi speranze, risultati discreti
Con i suoi sontuosi costumi e una fotografia incantevole che porta in superficie l'animo tumultuoso di Dickens e le mareggiate del cuore di Nelly, The Invisible Woman viaggia avanti e indietro nel tempo svelandoci lentamente (forse troppo) l'alchimia tra i due, gli sguardi e gli incontri e portando sullo schermo la progressione di un sentimento che cresce senza mai 'materializzarsi' davanti ai nostri occhi, pericoloso e combattuto, scevro di qualsiasi fisicità. Quello che affascina di più di quest'opera è il suo soffermarsi sul Dickens uomo più che sul Dickens autore, sulla sua umanità, sulla suo essere protettivo, impulsivo e premuroso, sulla sua mancanza di coraggio nel rendere pubblico quello che a tutti gli effetti è stato il grande amore della sua vita. La ricostruzione dell'epoca vittoriana, dei suoi oscurantismi e delle sue classi sociali è molto intrigante e Ralph Fiennes riesce anche ad evitare alcuni dei cliché con una narrazione inusuale per il genere, filtrata attraverso lo sguardo languido e sofferto di un personaggio trasversale, di una donna che porta addosso i segni di un amore vissuto in solitudine e che lotta per lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare. Per quel che riguarda l'impianto recitativo è un vero peccato che Felicity Jones, pur essendo straordinariamente bella, non riesca quasi mai ad uscire fuori e a rendere sullo schermo la grande potenza del suo personaggio, restando schiacciata dal talento troppo grande di un Ralph Fiennes perfetto, che fa vibrare il cuore ad ogni inquadratura.

Movieplayer.it

3.0/5