Recensione Cape Fear - Il promontorio della paura (1991)
La lunga vendetta
Quello che ne esce fuori è un film formalmente equilibrato rispetto ad altre opere di Scorsese. Forse più hitchcockiano che depalmiano, nonostante la lunga amicizia che lega i due dai tempi dei Movie Brats. I carrelli vertiginosi, i colori saturi e pronti ad implodere in negativi che riflettono l'anima nera nascosta in ognuno, i protagonisti che spesso vengono a cozzare contro la macchina da presa, le citazioni che sono troppo sommerse per essere scovate (Lolita, Il mostro della laguna nera, Nosferatu e Il settimo sigillo più di altri film), non sono sinonimo di una controproducente voglia di strafare. Semmai esprimono la volontà di Scorsese di dimostrare tutte le sue immense capacità tecniche al cospetto del manuale della suspense, applicato, questa volta, alle esigenze più intime della storia narrata (come raramente era successo nei precedenti lavori del regista italo-americano).
Peccato soltanto per quel finale un po' troppo sopra le righe e "annacquato" in una lotta tanto avvincente e tesa quanto fuorviante e falsificante, che in definitiva risulta essere una chiara concessione al grande pubblico. Al vecchio e caro Marty, però, questa defaillance può essere senz'altro perdonata, in virtù delle tante emozioni che il film, fino a quel punto, aveva garantito. Non ultima la presenza nel cast anche dei tre attori che furono i protagonisti del primo Cape Fear: Robert Mitchum, Gregory Peck e Martin Balsam.
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Cape Fear - Il promontorio della paura
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- Film del 1991
- Generi: drammatico, horror, poliziesco, thriller
- Regia di: Martin Scorsese
- Cast: Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange
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